Rubrica — Agroalimentare

Latte: Sì dell’UE all’etichettatura obbligatoria

Righini (Pecorino Toscano DOP): “L’etichettatura dei prodotti lattiero-caseari è garanzia di trasparenza e qualità”


L’Unione europea ha dato il via libera alla richiesta italiana, fortemente sostenuta da Coldiretti, di indicare l’origine in etichetta per il latte UHT e i prodotti lattiero-caseari. Sono scaduti, infatti, alle ore 24 del 13 ottobre, senza obiezioni, i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. Il provvedimento era stato annunciato ieri dal premier Matteo Renzi e dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina in occasione della Giornata nazionale del latte italiano a Milano, tenutasi a maggio scorso. L’entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, dunque dal primo di gennaio 2017. Il provvedimento riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con:

a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;

b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”

c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte: nome del paese”. Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione. Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione.

“Nei mesi scorsi abbiamo denunciato una crisi senza precedenti che ha provocando la strage delle stalle italiane e toscane ma anche la concorrenza sleale ed i danni all’immagine dei 35 formaggi tipicamente toscani. Sono almeno 150, principalmente concentrate in montagna, le stalle che dalla fine dell’era delle quote latte un anno fa hanno chiuso in Toscana”. Ha dichiarato Tulio Marcelli, Presidente di Coldiretti Toscana presente al Forum.

“Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni – dice Antonio De Concilio, Direttore Coldiretti Toscana - in pericolo c’è un patrimonio culturale, ambientale ed economico del Paese”.

“Il via libera dell’Unione Europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero – caseari è una buona notizia per il Made in Italy e per i consumatori che potranno capire per qual è il paese di origine del latte e dove un formaggio è stato prodotto. Siamo sulla strada giusta per rafforzare la difesa dei nostri prodotti di eccellenza e combattere la contraffazione”. Con queste parole Andrea Righini, direttore del Consorzio Tutela Pecorino Toscano DOP, commenta il “sì” dell’UE alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte. “Da sempre – prosegue Righini – abbiamo dato sostegno alle battaglie sulla tutela delle produzioni agroalimentari per la trasparenza delle informazioni e la difesa della qualità delle produzioni. Le etichette dei DOP già contengono tutte le informazioni necessarie affinché il consumatore abbia la garanzia di scegliere un prodotto di eccellenza ‘tracciato’ in tutto il processo produttivo. Chi compra il Pecorino Toscano DOP, per esempio, sa di acquistare un formaggio prodotto rispettando tutte le norme contenute nel Disciplinare, che garantiscono il legame con il territorio di origine, la qualità delle materie prime e il rispetto delle fasi di produzione previste. Un percorso che dovrebbe essere letto con trasparenza e semplicità sulle etichette di tutti i prodotti agroalimentari. Quella di oggi è una vittoria dell’Italia che segna una tappa importante per rafforzare la tutela dei prodotti di eccellenza”. 

Redazione Nove da Firenze