San Miniato a novembre festeggia il tartufo con un laboratorio del gusto

Centro economico ed industriale della zona del cuoio e di territorio produttore di tartufi bianchi. È a questa eccellenza grastronomica che la città dedica la Mostra Mercato Nazionale


ENOGASTRONOMIA — FIRENZE - Nobile terra di toscana dall’elegante passato intriso di storia, già cittadella militare romana, poi longobarda, San Miniato fu ghibellina prima e guelfa poi, a seguito della calata in Italia di Carlo d’Angiò. Importante città medicea, ha vissute fino in fondo le vicende politiche italiane ma anche straniere, essendo stata sfiorata dall’avventura napoleonica, quando l’Imperatore durante la Campagna d'Italia, visitò all'ultimo superstite del ramo toscano della sua famiglia, il canonico Filippo Buonaparte. Una lapide affissa sul palazzo, testimonia ancora l'incontro lì avvenuto.

Storia a parte, ancora oggi San Miniato riveste un ruolo importante per l’identità culturale della Toscana, in qualità di centro economico ed industriale della zona del cuoio e di territorio produttore di tartufi bianchi. È a questa eccellenza grastronomica che la città dedica la Mostra Mercato Nazionale, giunta quest’anno alla sua 43esima edizione, che si svolgerà per tre week-end: il 9-10, il 16-17 e il 23-24 novembre prossimi. Tema di quest’anno del prestigioso appuntamento, l’incontro dei sapori, volto ad ampliare le frontiere del prelibato tubero bianco; nel primo week-end della Mostra Mercato, chef provenienti dall’Italia e dall’estero proporranno innovativi abbinamenti con il cibo di strada, che a dispetto del nome rappresenta un settore di tutto rispetto quanto a qualità e genuinità dei prodotti, quali ad esempio le olive all’ascolana, il fiorentino lampredotto, la piadina romagnola. Un modo per togliere al tartufo la sua aura di cibo d’élite, che spesso più del prezzo scoraggia i possibili compratori; ma oltre a questo, la contaminazione gastronomica permette una maggior conoscenza, e promozione, di prodotti fra loro lontani, così come dei loro territori di provenienza. È ormai cosa nota che investire nel settore enogastronomico, così come in quello turistico, sia la strada migliore per risollevare il Paese dalla crisi. Per farlo, occorrono idee e competenze, cose che non difettano a San Miniato, dove il tartufo diviene mezzo di promozione culturale e turistica, ma anche di dialogo fra le culture, di stimolo per approfondire la conoscenza, e il rispetto, del nostro e dell’altrui territorio. Le nuove proposte proseguiranno nel corso dei week-end, con abbinamenti che guardano al Nord Africa; un segnale di fratellanza mediterranea che segue episodi particolarmente tragici; il tartufo incontrerà il cous cous, e anche i prodotti del Sud Italia, provenienti dalle terre confiscate alla mafia.

La gastronomia non è soltanto cibo, ma anche cultura e a suo modo impegno civico, perché scegliere un’alimentazione di qualità, significa tutelare il proprio benessere, conoscere il territorio, e contribuire alla sua tutela, anche dall’illegalità.

Durante la mostra, sarà allestito in città il laboratorio del gusto, che espone prodotti tipici da tutta Italia, a disposizione dei visitatori, che potranno approfittare di questa vastissima vetrina delle eccellenze nazionali. Da ricordare come San Felice sul Panaro, famosa per il suo salame, è gemellata con San Miniato, che ha porto il suo aiuto all’indomani del sisma dello scorso maggio.

In contemporanea con gli eventi legati al tartufo, San Miniato sarà interessata da mercatini di antiquariato e di enogastronomia - questi ultimi vedranno protagonisti l’aceto balsamico, il riso Violone, il Parmigiano -, gare fra cani da tartufo, un’esposizione dedicata alla lavorazione del cuoio, varie degustazioni, e fino al 28 novembre, in Palazzo Grifoni, sarà possibile ammirare Omaggio al Cigoli, una mostra dedicata all’artista che qui ebbe i natali, incentrata sull’autoritratto, proveniente dagli Uffizi, e arricchita da altre sue opere che ancora si trovano sul territorio samminiatese. Un omaggio nel IV centenario della scomparsa dell’artista, che sarà inaugurato l’8 novembre.

L’auspicio è che i governi locali trovino le risorse, e le capacità, per seguire esempi del genere e comprendere come il territorio sia un bene da valorizzare e non su cui speculare, per avviare la tanto sospirata ripresa economica.


Niccolò Lucarelli

Redazione Nove da Firenze