Via Guelfa 81: case popolari? No Airbnb
Come può un’istituzione storica, nata secoli fa per proteggere i più fragili e gestire i lasciti della solidarietà cittadina, finire al centro di una bufera? Il caso del civico 81 di via Guelfa è un enigma politico e burocratico che mette a nudo un cortocircuito tra la missione etica di un ente pubblico e le sue pratiche di gestione patrimoniale.
Al centro della vicenda c'è l'ASP Firenze Montedomini, un ente che rappresenta un "patrimonio della città". Eppure, i documenti che emergono alle cronache giorno dopo giorno mettono in discussione la coerenza dell'amministrazione proprio mentre Palazzo Vecchio dichiara guerra aperta alla "turistificazione" selvaggia. Per capire cosa non torna in questa storia, bisogna guardare oltre i comunicati ufficiali e immergersi nel labirinto delle carte prodotte dalla stessa amministrazione.
La tesi ufficiale sostenuta dai vertici di Montedomini è sempre stata improntata alla sorpresa: le difformità edilizie che stanno emergendo nell'immobile di via Guelfa 81 — solai abbassati, una scala interna non autorizzata, un bagno nel sottotetto e varchi nelle murature portanti — sarebbero state realizzate negli anni Novanta da un vecchio affittuario, tutto "all’insaputa della proprietà". È una versione rassicurante, che però entra in rotta di collisione frontale con i documenti pubblicati proprio sul sito dell’Amministrazione Trasparente dell'ente.
Qui sta il punto: per capire la situazione, bisogna rileggere le determine tecniche. Già nel marzo 2017 (determina 94), Montedomini affidava un incarico per la "Verifica Statica e Nulla Osta Soprintendenza" specificamente per il secondo piano del civico 81. Non si trattava di un controllo generico, ma di un intervento mirato proprio dove oggi si dicono sorpresi di trovare abusi. Il percorso prosegue: nel giugno 2018 viene pagato un incarico per "condoni" (1.995 euro); nel marzo 2019 segue la determina 42 per la "definizione conformità urbanistica".
L'elemento più paradossale emerge però nel maggio 2019 con la determina 104. L'ente affida lavori di "ripristino e demolizione" in via Guelfa alla ditta Tecnova per una somma di 6.528,85 euro (poi liquidati in 6.878,85 euro). Se nel 2019 si è arrivati a demolire, come può la proprietà sostenere oggi di aver scoperto gli abusi solo nel 2025? La trasparenza amministrativa si è trasformata nella prova di una verità omessa o, quantomeno, di una negligenza gestionale.
Come sottolinea il consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): "O quelle difformità non erano «all'insaputa» della proprietà, oppure la proprietà se ne occupava da tempo."
L’aspetto che trasforma un pasticcio edilizio in un caso politico riguarda la destinazione d’uso dell’immobile. Montedomini ha una missione statutaria: l’assistenza ad anziani, disabili e indigenti. Tuttavia, i documenti rivelano che l'immobile di via Guelfa 81 è stato oggetto di un "frazionamento in unità tipiche per la locazione turistica". Non stiamo parlando di una casualità architettonica, ma di una scelta progettuale orientata al mercato extralberghiero.
Qui emerge la tensione tra la necessità di "fare cassa" — la cosiddetta valorizzazione del patrimonio — e la missione etica dell'ente. Il paradosso è quasi grottesco: mentre la sindaca Sara Funaro e la sua giunta combattono una battaglia politica contro Airbnb per tutelare la residenzialità, un ente pubblico di emanazione comunale autorizza esplicitamente l'uso turistico in un bando di locazione del proprio patrimonio.
Non è solo una questione di coerenza comunicativa, ma di visione della città. Perché un'Azienda di Servizi alla Persona preferisce diventare un "immobiliarista turistico" invece di destinare i propri spazi, magari attraverso canoni agevolati, a quell'emergenza abitativa che affligge migliaia di cittadini fiorentini? La risposta, purtroppo, sembra risiedere in una logica meramente finanziaria che sacrifica l'impatto sociale sull'altare del massimo profitto immediato.
Per comprendere quale sia la "scorciatoia" amministrativa intrapresa, bisogna analizzare la tempistica del bando di locazione pubblicato a maggio 2025. È la sequenza temporale che parla da sola:
- 29 aprile 2025: Montedomini accerta tecnicamente le difformità.
- 14 maggio 2025: Denuncia le irregolarità alla Soprintendenza.
- 22 maggio 2025: Appena otto giorni dopo, pubblica il bando di affitto.
Invece di sanare preventivamente l'immobile, ripristinando la legalità prima di immetterlo sul mercato, l'ente ha scelto la via del "baratto". Il costo del ripristino edilizio — stimato in circa 25.000 euro — viene scaricato interamente sul futuro conduttore in cambio dello scomputo dei canoni di locazione.
Perché questa fretta? Mettere a bando un immobile con pendenze ancora aperte con la Soprintendenza (che infatti ha poi comminato una sanzione all'azienda pubblica) è un rischio di credibilità enorme. La regolarizzazione edilizia, atto dovuto e rigoroso per un ente pubblico, è diventata una semplice "merce di scambio" contrattuale. È un segnale pericoloso: l'ente pubblico sembra suggerire che le irregolarità siano gestibili come una partita contabile qualsiasi, purché il privato si faccia carico del fastidio burocratico.
La vicenda oggi ha trasformato il Consiglio Comunale in un campo di battaglia. Da una parte, il Partito Democratico ha tentato una difesa d'ufficio. Il capogruppo Luca Milani ha descritto Montedomini come un'eccellenza, ribadendo che la missione dell'ente è l'assistenza alla persona e non la gestione dell'emergenza abitativa. Secondo questa tesi, "fare cassa" con gli affitti turistici sarebbe un modo legittimo per finanziare i servizi per i più fragili.
Dall'altra parte, l'attacco delle opposizioni è stato durissimo. Massimo Sabatini (Lista Civica Eike Schmidt) ha definito la vicenda uno "scandalo madornale", puntando il dito contro la responsabilità politica. C'è un dettaglio che pesa come un macigno: la sindaca Sara Funaro sedeva nel CDA di indirizzo di Montedomini nel periodo in cui alcune di queste pratiche erano in corso. La tesi del "non potevano non sapere" diventa quindi l'arma principale dell'opposizione, che chiede dimissioni ai massimi livelli.
Ma il punto sollevato da Sabatini va oltre la polemica quotidiana e tocca la sopravvivenza stessa dell'ente: "Adesso Montedomini richiama lo scandalo: un ente morale trasformato in locatore turistico. Questo rischia di far perdere al futuro della città tanti lasciti."
È un monito reale. Montedomini vive e prospera grazie alla fiducia dei fiorentini che, attraverso testamenti e donazioni, le affidano i propri beni certi che serviranno a scopi nobili. Se l'immagine dell'ente si sovrappone a quella di un normale locatore turistico che gestisce abusi edilizi, quel legame di fiducia rischia di spezzarsi per sempre.
Il caso di via Guelfa 81 non può essere archiviato come un semplice errore tecnico o una distrazione burocratica di trent'anni fa. La mole di determine pubblicate tra il 2017 e il 2020 dimostra che la macchina amministrativa era in moto e sapeva. Restituire credibilità a Montedomini richiede ora un'operazione di verità: l'azienda deve rendere pubbliche le relazioni tecniche che hanno portato alle demolizioni del 2019 e spiegare perché quelle informazioni non siano state considerate nel 2025. In un momento in cui Firenze si interroga dolorosamente sul proprio futuro, tra lo svuotamento del centro storico e la crisi degli alloggi, questa vicenda agisce come uno specchio.