Transizione energetica al bivio del Campo largo
La Toscana si scopre prigioniera di una contraddizione strutturale che rischia di paralizzarne il futuro industriale e civile. Nonostante una retorica politica storicamente ancorata al progressismo e alla sostenibilità, la regione è oggi un fanalino di coda della transizione ecologica nazionale. I dati sono impietosi: la Toscana è la terzultima regione italiana per sviluppo di energie rinnovabili, superata in questa performance negativa soltanto da Sardegna e Calabria.
A questo ritardo tecnico-burocratico si è aggiunto un cortocircuito geopolitico senza precedenti. Il "Campo Largo" toscano è attraversato da una tensione che vede la politica energetica collidere frontalmente con l'attivismo pro-Palestina. Il caso dell'agrivoltaico di Ribolla dimostra come la transizione energetica non sia più solo una sfida ingegneristica, ma un terreno di scontro etico che mette in discussione la coerenza stessa delle amministrazioni di centrosinistra.
La mobilitazione del 5 settembre 2026 a Ribolla ha trasformato un cantiere per l'energia pulita in un caso diplomatico. Al centro della protesta vi sono i progetti agrivoltaici riconducibili alla società israeliana Shikun & Binui, impresa inserita nella banca dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. L'accusa è di operare nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania e nelle Alture del Golan siriane, in aperta violazione del diritto internazionale.
Il Movimento 5 Stelle Toscana ha aderito ufficialmente alla protesta, cercando però di distinguersi dalle derive comunicative più radicali. Pur sostenendo la mobilitazione, i vertici pentastellati hanno preso le distanze dai contenuti social che individuavano nella Regione Toscana il bersaglio principale, sottolineando come la responsabilità della paralisi normativa risieda nei livelli superiori.
"Prendiamo le distanze dai contenuti circolati sui social che individuano nella Regione Toscana il principale bersaglio della protesta. La Toscana ha dimostrato attenzione con la legge sul riconoscimento dello Stato di Palestina, ma oggi scontiamo l’assenza di uno strumento legislativo specifico che consenta alla Regione di escludere dai procedimenti le società con interessi economici nei territori occupati. Le responsabilità politiche sono del Governo nazionale e dell’Unione Europea: servono atti restrittivi chiari affinché le Regioni abbiano una base giuridica solida per intervenire" dichiarano Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti, Consiglieri Regionali M5S.
Oggi, anche Alleanza Verdi e Sinistra ha alzato la posta depositando un'interrogazione firmata dal capogruppo Lorenzo Falchi. L'iniziativa, nata anche dal dialogo con associazioni come "Sanitari per Gaza", non contesta la tecnologia agrivoltaica in sé, ma l'origine dei capitali.
Il punto di forza dell'argomentazione legale di AVS è il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024. La Corte ha definito illegale la presenza israeliana nei territori occupati, imponendo agli Stati (e alle loro articolazioni territoriali) di non prestare assistenza o aiuto al mantenimento di tale situazione, prevenendo relazioni commerciali che assistano tale illegalità.
Le richieste di AVS alla Giunta regionale sono perentorie:
- Attuazione di una rigorosa due diligence sui legami societari dei proponenti prima del rilascio dell'Autorizzazione Unica Energetica
- Verifica che nessuna concessione o beneficio regionale favorisca entità coinvolte nell'illegalità internazionale.
- Coerenza con l'impegno della Toscana quale "apripista" nel riconoscimento dello Stato di Palestina, evitando che la transizione sia finanziata con "soldi che derivano dalle sofferenze del popolo palestinese".
Mentre una parte della coalizione solleva barricate etiche, il cuore del Partito Democratico è scosso da un’insurrezione interna di segno opposto. Una delegazione dei 120 firmatari della "Lettera aperta al Campo Largo" ha incontrato la Segretaria Elly Schlein e i vertici del partito (Misiani, Orlando, Corrado), ricevendo, secondo quanto riferito, "piena ragione su tutto".
L'atto d'accusa è netto: la transizione è bloccata proprio nelle "Regioni Rosse". Toscana, Sardegna, Umbria ed Emilia-Romagna sono accusate di portare avanti "pessime politiche" energetiche. I punti chiave della denuncia sono:
- L'opposizione "folle" all'eolico: Toscana e Umbria, insieme a Sardegna ed Emilia, starebbero facendo la guerra a una tecnologia indispensabile poiché, a differenza del fotovoltaico, garantisce produzione di notte e in inverno.
- La tirannia delle minoranze: La politica sarebbe ostaggio di "minoranze aggressive e organizzate" che, pur non rappresentando la maggioranza dei cittadini favorevoli alle rinnovabili, condizionano le scelte degli amministratori spaventati da un articolo di giornale o da un'assemblea locale.
- La necessità di impianti industriali: Non basta il solare sui tetti; servono eolico sui crinali, geotermia e fotovoltaico a terra per garantire la sovranità energetica.
Il timore che l'installazione di grandi impianti rinnovabili possa alienare l'elettorato è la principale causa della timidezza politica. Tuttavia, i dati scientifici e le ricerche economiche prodotte tra Italia, USA e Germania smentiscono categoricamente questo pregiudizio. La ricerca della Banca d'Italia sui comuni del Mezzogiorno, ad esempio, evidenzia una realtà opposta alle paure dei sindaci.
In Germania e negli Stati Uniti, l'installazione di grandi parchi eolici ha portato a un consolidamento del consenso per le amministrazioni uscenti (Democratiche o Repubblicane indistintamente), dimostrando che i cittadini tendono ad apprezzare i benefici nel tempo.
Da un lato, l'urgenza di una "due diligence" etica — invocata da M5S e AVS per garantire che la transizione energetica non diventi uno strumento di assistenza a violazioni del diritto internazionale — è un atto di coerenza per una regione che ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Dall'altro, l'allarme dei 120 firmatari della lettera al PD segnala che il tempo delle indecisioni è scaduto: la "folle" opposizione all'eolico e la lentezza autorizzativa stanno condannando la Toscana all'irrilevanza energetica.
La sfida per il "Campo Largo" è dimostrare che è possibile fare transizione energetica industriale senza rinunciare ai propri valori etici. Serve una base giuridica solida che permetta di selezionare i partner industriali senza bloccare i progetti necessari. Solo superando la paura del dissenso locale e le "fake news" sugli impatti paesaggistici, la Toscana potrà smettere di essere la terzultima della classe e diventare, finalmente, il laboratorio di una transizione ecologica giusta, rapida e internazionalmente trasparente.