Sicurezza in spiaggia, in Toscana si prova la via della cooperazione

Redazione Nove da Firenze

L’estate è alle porte e sulla costa toscana si gioca una partita che va oltre ombrelloni e sdraio. L’incontro tra SIB Confcommercio Toscana e il Contrammiraglio Giovanni Canu, direttore Marittimo della regione, non è solo una riunione tecnica di inizio stagione. È il segnale di un cambio di passo nella gestione della sicurezza balneare.

Il problema: regole frammentate e bagnini introvabili

Due sono i nodi emersi dal tavolo.

Il primo è normativo. Le Ordinanze di Sicurezza Balneare, pur derivando da una cornice nazionale, vengono interpretate in modo diverso da Capitaneria a Capitaneria. Per un operatore che ha stabilimenti in Comuni diversi questo significa incertezza: cosa è consentito a Cecina potrebbe non esserlo a Piombino. La Direzione Marittima ha assicurato uno sforzo di coordinamento per arrivare a regole omogenee, così da dissipare dubbi e dare certezze a chi deve investire e organizzare il servizio.

Il secondo nodo è operativo, e pesa di più: mancano bagnini. È una carenza strutturale che tocca tutta Italia, ma che in Toscana rischia di compromettere la copertura delle spiagge. Senza personale, anche la migliore ordinanza resta sulla carta. E qui entra in gioco il vero senso dell’incontro.

La soluzione proposta: i Piani Collettivi di Salvataggio

SIB Confcommercio porta al tavolo una risposta già sperimentata: i Piani Collettivi. Il meccanismo è semplice. Invece che ogni stabilimento faccia da sé con un bagnino per ogni torretta, i concessionari di un tratto di costa si consorziano. Mettono insieme risorse e personale per garantire una sorveglianza coordinata e senza buchi, che copre anche le spiagge libere comprese tra uno stabilimento e l’altro.Il vantaggio è doppio. Per i cittadini significa più sicurezza: non ci sono più “zone grigie” non sorvegliate tra due concessioni. Per gli operatori significa ottimizzare un personale che scarseggia, rendendo sostenibile il servizio. 

Il Contrammiraglio Canu si è detto disponibile a valutare le richieste, e in provincia di Livorno molti Comuni hanno già presentato i Piani: Quercetano, Cecina, Castagneto, San Vincenzo, Piombino. Il caso di Vada e Marina di Bibbona è emblematico del senso di tutto questo: lì gli stabilimenti volevano attivare il Piano Collettivo, ma non è stato possibile proprio per mancanza di bagnini. Dimostra che la volontà degli operatori c’è, ma servono strumenti e personale per tradurla in pratica.

Perché questo incontro conta

 Le parole di Federico Pieragnoli, segretario nazionale SIB, e di Gianni Picchi, vicedirettore di Confcommercio Toscana, chiariscono la posta in gioco. Non si tratta solo di “mettere i bagnini”. Si tratta di tenere insieme tre esigenze: tutelare i bagnanti, garantire la sostenibilità economica delle imprese balneari e non lasciare le spiagge libere scoperte.

Il dialogo con la Capitaneria diventa quindi strategico. In un’estate in cui il turismo è risorsa chiave per la regione, avere regole chiare e un sistema di sicurezza efficiente è un asset competitivo. I Piani Collettivi, in questo senso, sono più di un escamotage tecnico: sono un modello di sussidiarietà dove il privato si fa carico anche di un pezzo di servizio pubblico, in accordo con l’Autorità.Il messaggio che esce dall’incontro è netto. La stagione balneare 2026 è partita il 16 maggio e andrà avanti fino al 20 settembre. La sicurezza c’è, ma per mantenerla servono cooperazione, flessibilità normativa e soluzioni condivise. La Toscana, su questo, sta provando a fare scuola.