​Sanità in bilico: curarsi è diventato un atto di resistenza

Redazione Nove da Firenze

I numeri sono un pugno nello stomaco: oltre tre milioni di italiani hanno già rinunciato a curarsi per motivi economici o per l'impossibilità di accedere alle prestazioni in tempi umani. È un cortocircuito drammatico tra l'Articolo 32 della Costituzione e una realtà fatta di attese infinite e veti incrociati. Ecco la radiografia di un sistema che sta perdendo i pezzi: siamo di fronte a un declino inevitabile o a un fallimento gestionale che qualcuno preferisce non guardare?

Il campo di battaglia diventa il Consiglio Comunale di Firenze, dove una risoluzione per spingere il Parlamento Nazionale a calendarizzare una legge di iniziativa popolare sul SSN ha scatenato la polemica. Il Partito Democratico ha cercato di forzare la mano per ottenere più investimenti e una medicina territoriale degna di questo nome. Tuttavia, le forze di destra (FI, FDI, Lega e Lista Schmidt) hanno scelto la via del "non-voto", una mossa che congela il dibattito.

Mentre il centro-sinistra denuncia una "scelta grave" che ignora il dolore dei cittadini, la destra si difende rifiutando "letture ideologiche" e scaricando la responsabilità sulle carenze della gestione regionale.

“Ai cittadini il giudizio su chi, davanti alle difficoltà della sanità pubblica, decide di non schierarsi a sostegno del suo rilancio”, ha dichiarato Andrea Ciulli (PD), richiamando al dovere morale di difendere un sistema sotto assedio.

In Italia, la velocità delle tue cure dipende ormai dal codice di avviamento postale. I dati di Salutequità presentati dalla UGL Salute sono desolanti: a due anni dall'entrata in vigore delle norme contro le liste d'attesa, solo due Regioni sono pienamente adempienti sui tempi massimi per le prime visite. Esiste, è vero, un timido segnale di miglioramento fotografato da Agenas nel primo quadrimestre del 2026:

Per le forze di centro-destra (Locchi, Sirello, Sabatini, Mossuto), la soluzione non è il solito riflesso condizionato di "chiedere più soldi". La critica è rivolta alla qualità della spesa e alla programmazione regionale. In Toscana, ad esempio, vengono denunciate criticità economiche e organizzative profonde che prescindono dai trasferimenti statali.

Il punto è chiaro: non basta gonfiare il fondo sanitario se non si combattono gli sprechi e non si punta sull'innovazione dei processi. Per il cittadino, però, questo rimpallo di responsabilità tra Stato e Regioni è un esercizio di equilibrismo che non risolve il problema della visita che non arriva mai.

Un tema che scotta, sollevato con forza dalla CISL Toscana riguarda il portafoglio dei contribuenti. Ai cittadini toscani è stato chiesto un sacrificio extra tramite l'aumento dell'addizionale regionale IRPEF. Ma qui sorge il dubbio: dove sono finiti questi fondi?

I sindacati puntano il dito direttamente contro il Presidente Eugenio Giani e l'Assessora Monni, rei di aver ignorato le richieste di confronto. È fondamentale rendicontare se quel prelievo fiscale sia servito a:

  1. Ridurre concretamente le liste d'attesa.
  2. Potenziare gli organici ormai all'osso. Senza trasparenza, il sacrificio dei cittadini diventa l'ennesima tassa senza servizi, una beffa che mina la fiducia nelle istituzioni regionali.

Nessuna riforma cammina senza le gambe dei professionisti. UGL e CISL denunciano un sistema che regge solo grazie all'eroismo di medici e infermieri, schiacciati da carichi di lavoro insostenibili. Il segnale più allarmante arriva dal Pronto Soccorso di Arezzo, dove si è arrivati a coinvolgere il volontariato per "attività delicate" che dovrebbero essere di esclusiva competenza professionale.

“Sono loro [medici e infermieri] che ogni giorno tengono in piedi il Servizio sanitario nazionale nonostante organici insufficienti e carichi di lavoro sempre più gravosi”, avverte Gianluca Giuliano (UGL).

Delegare il soccorso d'urgenza al Terzo Settore per coprire carenze strutturali non è "solidarietà", è un azzardo sulla pelle dei pazienti e una svalutazione pericolosa delle professioni sanitarie.

L'avvicendamento alla guida della Direzione Sanità in Toscana, con l'arrivo di Marco Torre, rappresenta un'ultima chiamata. I sindacati chiedono l'istituzione di un tavolo permanente per smettere di calare le decisioni dall'alto e iniziare a programmare seriamente il futuro.