San Salvi: possibile chiusura della RSA Le Civette

Redazione Nove da Firenze

In una Firenze che invecchia velocemente, dove il bisogno di assistenza è un’urgenza demografica, il complesso di San Salvi sta diventando il teatro della possibile chiusura della RSA "Le Civette". Qual è il valore reale della sanità pubblica se i servizi di prossimità vengono smantellati proprio quando la domanda esplode? Per rispondere, occorre guardare oltre la retorica istituzionale e analizzare quattro verità che l'amministrazione preferirebbe tacere.

La prima verità riguarda un lento declino numerico. "Le Civette" nel 2001 disponeva di 60 posti letto. Successivamente sono diventati 40, e oggi ne restano attivi appena 20.

Una nota dell’Azienda Sanitaria del 6 ottobre 2023 sanciva la riduzione per lavori urgenti di ristrutturazione. Tuttavia, arrivati al settembre 2026, quel "temporaneo" è diventato una condizione cronica che dura da tre anni. Non c'è una data di ripristino, non c'è un cantiere che restituisca l'ossigeno necessario a una città strozzata dalle liste d'attesa. 

"La riduzione «temporanea» è in una nota aziendale del 6 ottobre 2023: sono quasi tre anni" dichiarano Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri, Consiglieri di Sinistra Progetto Comune.

Durante la seduta del Consiglio Comunale di ieri, di fronte a tre quesiti diretti posti dai consiglieri di opposizione —che chiedevano impegni precisi per scongiurare la chiusura prima della scadenza del 15 settembre— l'Assessore al Welfare non ha pronunciato un "sì".

Il Comune di Firenze è il titolare dell’autorizzazione per 40 posti, ma questa autorizzazione viene trattata come un mero "tetto massimo" e non come un obbligo di servizio. Grazie alla cosiddetta "autonomia gestionale", l'Azienda USL Toscana Centro può decidere unilateralmente di svuotare la struttura, rendendo l'autorizzazione comunale un pezzo di carta senza valore reale. 

Il rilancio di San Salvi, area di proprietà della USL Toscana Centro, punta tutto sulla valorizzazione e sullo sviluppo di progetti di housing sociale per anziani e giovani.

Il piano è chiaro: si costruiscono nuove case per la terza età mentre, nello stesso complesso, si chiude l'unico presidio sanitario pubblico che di quegli anziani dovrebbe prendersi cura. È un modello di sviluppo che privilegia il "contenitore" immobiliare rispetto al "contenuto" sociale. Senza la RSA "Le Civette", San Salvi rischia di trasformarsi in un quartiere-dormitorio di lusso sociale, privo di quella funzione pubblica e sanitaria che la CGIL ha definisce come l'elemento qualificante dell'intera area.

Nonostante le ripetute richieste di incontro inviate nelle scorse settimane da Cgil, Fp Cgil e Spi Cgil alla USL Toscana Centro, al Comune di Firenze e alla Società della Salute, le istituzioni non hanno fornito alcuna risposta.

Il 15 settembre è la data fissata per l'incontro con i familiari e i sindacati: un "ticking clock" che non ammette più ambiguità. Le liste d'attesa per le RSA a Firenze sono un’emergenza sociale che travolge le famiglie, eppure la prospettiva della chiusura de "Le Civette" rimane sul tavolo come un'opzione tecnicamente percorribile.

"La scelta [...] ci preoccupa profondamente per le conseguenze che potrebbe determinare, sia sul piano occupazionale sia, più in generale, sul piano sociale e sulla tenuta dell’offerta dei servizi sociosanitari del territorio" affermano da CGIL, FP CGIL e SPI CGIL Firenze.

La vicenda de "Le Civette" è il sintomo di una patologia più grave: l'idea che la programmazione sanitaria possa essere ridotta a una serie di "decisioni organizzative" prese a porte chiuse. La trasparenza non è un optional e la partecipazione dei cittadini non può essere sostituita dall'autonomia gestionale di un'azienda sanitaria.

Il Comune di Firenze non può presentarsi al tavolo del 15 settembre come un semplice spettatore. Deve arrivare con una posizione politica netta: la RSA non si chiude e i posti letto devono tornare a essere 40.