San Salvi: chiusura per la RSA Le Civette
La vicenda della RSA "Le Civette", situata nello storico complesso di San Salvi a Firenze, non è solo una cronaca di uffici e scartoffie.
La delibera n. 210 del 27 febbraio 2026 parlava chiaro: l’ASL Toscana Centro aveva programmato, affidandola all’ente tecnico ESTAR, una procedura di gara da ben 25,6 milioni di euro. Il "Lotto 1" di questo appalto includeva espressamente la gestione della RSA Le Civette.
Eppure, d’improvviso, il cambio di rotta. Non con un atto pubblico di pari dignità, ma attraverso una nota privata del Direttore Generale inviata alla cooperativa Proges. In quella lettera si comunica che non ci sarà nessuna nuova gara e che l'attività cesserà il 31 dicembre 2026. Un investimento milionario approvato formalmente può essere annullato da una semplice missiva?
La scusa ufficiale per la chiusura è spesso legata a presunte "valutazioni tecniche" sulla struttura. Tuttavia, c’è un precedente che trasforma la prudenza in paradosso, sollevando il sospetto che la sicurezza sia solo un paravento per logiche di budget. Il caso del Centro Diurno Alzheimer interno è emblematico: "Perché nei locali del Centro Diurno Alzheimer, chiuso nel 2023 in quanto non a norma, dopo pochi mesi è stata collocata la riabilitazione infantile dopo una semplice manutenzione ordinaria?" Questa la domanda, rilanciata dal sindacato CUB Sanità.
Se quegli spazi erano inadeguati per gli anziani al punto da giustificare una chiusura, come hanno potuto diventare idonei per dei bambini con un semplice restyling superficiale?
Dietro questa manovra ci sono i volti di 26 lavoratori che la cooperativa Proges ha già inserito in una procedura di licenziamento collettivo. La squadra è composta da un nucleo clinico fondamentale: 12 operatori socio-sanitari, un'infermiera, due educatrici professionali e cinque ausiliarie, oltre al personale di supporto. Per oltre l'80% si tratta di donne.
Il dramma nel dramma è che la loro professionalità è diventata la loro condanna. Con un’anzianità di servizio tra i 10 e i 20 anni, questi lavoratori hanno maturato scatti salariali che li rendono "troppo costosi" per il mercato delle cooperative esterne. Il sistema attuale premia il risparmio e punisce la dedizione: chi ha curato i nostri anziani per due decenni viene ora scartato perché la sua competenza ha un prezzo che l'ASL non vuole più onorare. E il tempo stringe: con la scadenza fissata al 31 dicembre, rimangono solo poche settimane per evitare il disastro occupazionale.
Mentre le istituzioni sostengono che la chiusura sia inevitabile, i dati raccontano una domanda di assistenza altissima. Nel Quartiere 2, zona ad altissima densità di popolazione anziana, ci sono circa 40 persone in lista d'attesa per un posto alle Civette. Eppure, la struttura, che oggi ospita 19 residenti, viene svuotata pezzo dopo pezzo.
La "pistola fumante" di questo smantellamento programmato è un posto letto rimasto vuoto dallo scorso agosto: nonostante la lista d'attesa chilometrica, l'ASL ha deciso di non far entrare nessuno. Smettere di coprire i posti vacanti è una strategia cinica per giustificare la chiusura per "mancanza di utenza", quando in realtà sono le famiglie a implorare un ingresso che viene loro negato.
Il consigliere Dmitrij Palagi ha denunciato il silenzio di Comune, Regione e Società della Salute. Nonostante le promesse di tavoli di confronto, la realtà è una fuga dalle responsabilità. San Salvi, nelle promesse elettorali e urbanistiche, doveva essere un polo dedicato alla terza età; oggi, invece, si parla di una generica "diversa destinazione d'uso" senza che nessuno spieghi cosa sorgerà sulle macerie di un servizio pubblico.
27 lettere di licenziamento e lo sfratto di diciannove anziani fragili non sono "effetti collaterali" di un cantiere, ma il risultato di una scelta politica deliberata. La Regione Toscana non può limitarsi a fare da arbitro in una crisi generata dalla propria Azienda Sanitaria: deve rispondere della distruzione di un presidio che appartiene alla collettività.
Il caso della RSA Le Civette è il paradigma di una sanità che rinuncia al suo ruolo sociale. Tra milioni di euro spariti dai radar, paradossi sulla sicurezza e il sacrificio di lavoratori esperti, ciò che emerge è un attacco frontale al diritto alla cura.
Il countdown è iniziato: il 31 dicembre 2026 la struttura chiuderà i battenti se la mobilitazione di cittadini e sindacati non fermerà questa mano.