RSA a Firenze: 14 anni di contratti scaduti
Il sistema socio-sanitario dell’area fiorentina si trova di fronte a un paradosso drammatico e strutturale. Mentre l’invecchiamento progressivo della popolazione fa schizzare alle stelle la domanda di cure e residenzialità protetta per la terza età, la rete delle Residenze Sanitarie Assistenziali pubbliche e convenzionate sta subendo un erosivo processo di ridimensionamento. Non si tratta di una riforma programmata e aperta al dibattito pubblico, bensì di una strisciante catena di tagli silenziosi, blocchi dei bandi di gara e contrazioni dell'offerta assistenziale che minacciano la tenuta stessa del welfare territoriale.
Dietro la fredda burocrazia degli atti amministrativi, delle comunicazioni ufficiose e delle perizie tecniche scritte a porte chiuse, si consuma una crisi profondamente umana. Da una parte ci sono gli anziani fragili e le loro famiglie, precipitati nell'angoscia di trasferimenti forzati e sradicamenti emotivi; dall'altra gli operatori socio-sanitari e i lavoratori dell'assistenza, schiacciati da turni massacranti, cronica carenza di organico e trattamenti economici fermi al decennio scorso. Indagare su ciò che sta accadendo nelle strutture dell'area fiorentina significa scoperchiare una crepa sistemica che mette a rischio il diritto alla salute, la dignità del lavoro e la sopravvivenza dei presidi sanitari pubblici.
Il caso della RSA Le Civette, situata all'interno dello storico complesso di San Salvi a Firenze, rappresenta il manuale d'istruzioni di una vera e propria operazione di "dismissione furtiva" del patrimonio pubblico. Fino al 2023, la struttura era un punto di riferimento per l'assistenza residenziale fiorentina, garantendo 40 posti letto pubblici. All'improvviso, la capienza dell'immobile viene ufficialmente dimezzata a soli 20 posti. La motivazione formale offerta alle famiglie e ai cittadini? L'esecuzione di impellenti "lavori temporanei" di manutenzione.
Una narrazione rassicurante, rivelatasi tuttavia una trappola amministrativa. Trascorso un triennio, quei presunti cantieri provvisori non si sono mai trasformati nel promesso ripristino dell'operatività; al contrario, la temporaneità si è convertita nella giustificazione perfetta per bloccare i bandi di gara per la gestione, avviare lo smantellamento definitivo della struttura e decretare la procedura di licenziamento collettivo per il personale.
Questa tattica rivela un preciso modus operandi politico-amministrativo: svuotare progressivamente i presidi socio-sanitari pubblici sotto la copertura di adeguamenti tecnici per poi dichiararne l'insostenibilità e la chiusura incontestabile, abituando l'opinione pubblica al taglio prima ancora che questo diventi definitivo.
Il degrado delle condizioni assistenziali non riguarda soltanto i confini comunali di Firenze, ma si estende a macchia d'olio nell'hinterland e nel sistema delle gestioni esternalizzate. Presso la RSA Frate Sole, struttura operante nel comune di Figline Incisa Valdarno e gestita dalla società Kormed, l'assistenza agli anziani è garantita quotidianamente da lavoratrici e lavoratori costretti a una cronica carenza di organico.
Il deficit strutturale di personale costringe le équipe assistenziali a sobbarcarsi "turni massacranti", riposi saltati e la costante impossibilità di dedicare l'adeguato tempo umano di cura a ciascun paziente. Ma il dato sbalorditivo risiede nell'inquadramento retributivo e normativo: al personale della RSA Frate Sole viene applicato un contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto da ben 14 anni (con blocco contrattuale risalente all'incirca al 2012).
Operare nel 2026 con tariffe salariali e tutele congelate a oltre un decennio fa produce una svalutazione economica insostenibile a fronte di un'inflazione galoppante. Questo cortocircuito genera un inevitabile effetto domino: l'attrattività della professione crolla, il turnover schizza alle stelle, il personale restante va in burnout e la qualità della cura prestata agli anziani ospiti viene fatalmente compromessa. Di fronte all'assenza di risposte da parte della dirigenza aziendale, la Cisl Funzione Pubblica Firenze-Prato ha proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti, investendo formalmente il Prefetto di Firenze per l'attivazione immediata delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla legge.
Se sul fronte del lavoro la vertenza è infuocata, sul piano della trasparenza amministrativa la gestione della vertenza Le Civette sfiora il cortocircuito democratico. La smobililitazione della RSA di San Salvi, con il conseguente licenziamento in tronco di 26 operatori e il sradicamento degli anziani ospiti, non è stata decisa attraverso una delibera pubblica, tracciabile e votata nelle sedi istituzionali preposte. L'interruzione delle attività è stata notificata mediante una semplice e fredda nota inviata via Posta Elettronica Certificata dal Direttore Generale dell'ASL Toscana Centro, Valerio Mari, alla cooperativa aggiudicataria del servizio.
Una "governance via PEC" che ha del tutto azzerato il confronto istituzionale. Il Direttore Generale Mari non soltanto ha bypassato i normali canali deliberativi, ma ha declinato le ripetute richieste di tavolo tecnico e di dialogo formale avanzate congiuntamente da Regione Toscana, Comune di Firenze e Società della Salute. Questa condotta ha alimentato una mirata strategia dell'incertezza, volta a diffondere il panico tra le famiglie degli ospiti e le maestranze per spingerle ad rassegnarsi all'irrevocabilità della chiusura.
A rendere il quadro ancora più torbido è il capitolo economico. L'ASL e la Regione Toscana hanno giustificato la decisione paventando l'impossibilità finanziaria di sostenere gli interventi di ristrutturazione dell'immobile, stimati oralmente nell'iperbolica cifra di 10 milioni di euro. Tuttavia, come denunciato con forza dal Presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi, e dalle sigle sindacali, a questa affermazione non corrisponde alcun documento tecnico, perizia ingegneristica o piano finanziario liberamente consultabile. Una cifra "misteriosa" sventolata sui giornali senza alcuna evidenza contabile, utilizzata come mero alibi per giustificare l'abbandono dell'immobile pubblico.
Mentre la burocrazia procede a colpi di PEC e stime non verificate, il costo reale della crisi viene pagato sulla pelle delle persone più vulnerabili. Per i 26 lavoratori impiegati nella RSA Le Civette è stata formale avviata la procedura di licenziamento collettivo: 26 famiglie che dall'oggi al domani vedono azzerata la propria sicurezza economica e professionale.
Parallelamente, si sta attuando il piano di trasferimento forzato per tutti gli anziani attualmente residenti. Per persone di un'età estremamente avanzata, spesso affette da patologie degenerative o severe fragilità cognitive, la sradicamento dal proprio ambiente di vita, dai volti familiari del personale di assistenza e dalla propria routine quotidiana rappresenta un vero e proprio trauma clinico (la cosiddetta sindrome da disorientamento da trasferimento), con impatti devastanti sulle aspettative di salute.
Contro questo scenario si è alzato un muro unitario di resistenza civica e sindacale. Le organizzazioni confederali e di categoria (Cgil, Fp Cgil, Spi Cgil, Cisl-Fp), le istituzioni di prossimità come il Quartiere 2 e il Comitato dei familiari degli ospiti si sono compattati in un fronte d'opposizione irremovibile. Il Presidente Michele Pierguidi ha ribadito con nettezza la necessità inderogabile di preservare il mantenimento della gestione pubblica di prossimità, unico strumento idoneo a garantire continuità assistenziale al Quartiere 2 e a rassicurare i cittadini sulla presenza di un presidio sociale vivo nel territorio.
La mobilitazione in atto nel capoluogo toscano non si limita alla condanna dell'operato dell'ASL, ma presenta una contro-proposta politica ed economica estremamente rigorosa. L'argomentazione usata da taluni vertici della sanità regionale — secondo cui le strutture residenziali tradizionali sarebbero superate dai nuovi investimenti previsti dal PNRR per la riforma della sanità territoriale, come le Centrali Operative Territoriali — viene respinta con forza.
Le COT e la medicina di prossimità non devono trasformarsi in un pretesto ideologico o contabile per cannibalizzare e smantellare i posti letto pubblici nelle RSA. La nuova sanità territoriale deve integrarsi con la rete residenziale esistente, non sostituirla o distruggerla. La proposta del fronte di protesta prevede l'aumento delle quote sanitarie regionali dedicate e la strutturazione di un progetto integrato per l'area di San Salvi, capace di unire l'assistenza residenziale tradizionale a innovative forme di co-housing e residenzialità protetta per la terza età.
La piattaforma di richieste avanzata nei confronti di ASL Toscana Centro, Regione Toscana e Comune di Firenze è articolata su quattro punti chiave non negoziabili:
- Blocco immediato dei trasferimenti coatti degli ospiti fragili e garanzia formale della clausola occupazionale per la totalità dei 26 lavoratori minacciati dal licenziamento collettivo.
- Ripristino integrale della capacità ricettiva originaria della RSA Le Civette (ritorno immediato dai 20 posti attuali ai 40 posti letto operativi) con la pianificazione formale dell'ammodernamento dell'immobile.
- Pubblicazione immediata degli atti: totale trasparenza contabile attraverso la messa a disposizione pubblica di perizie, valutazioni economiche e documenti tecnici relativi al preventivo di recupero da 10 milioni di euro.
- Presidio pubblico: mobilitazione indetta per la giornata di venerdì 2 ottobre, dalle ore 15:00 alle ore 17:30, con un presidio proprio davanti alla RSA Le Civette, in via di San Salvi 12 a Firenze.
Le vicende parallele della RSA Le Civette a San Salvi e della RSA Frate Sole a Figline Incisa non sono episodi isolati, o vertenze sindacali circoscritte. Esse costituiscono la spia d'allarme di una crisi sistemica che investe direttamente la natura pubblica del nostro sistema di welfare. Accettare che i posti letto pubblici vengano cancellati tramite perizie non pubblicate o comunicazioni via PEC, o tollerare che chi si prende cura dei nostri anziani lavori con contratti collettivi fermi al 2012 e ritmi massacranti, significa avallare il declino della dignità del lavoro e della tutela dei diritti fondamentali.
La vertenza in corso nell'area fiorentina dimostra che le alternative esistono: risiedono nella trasparenza dei conti, nella programmazione pubblica di prossimità e nell'integrazione intelligente tra sanità territoriale e residenzialità protetta. Difendere la riqualificazione delle Civette e pretendere la dignità contrattuale a Frate Sole è un dovere civico che va ben oltre i confini di un quartiere, perché un paese che rinuncia a proteggere i propri anziani e chi se ne prende cura ha già rinunciato al proprio futuro.