Riforma del CSM: separazione delle carriere, o attacco costituzionale?

Redazione Nove da Firenze

Dal 22 e 23 marzo 2026 non le date sul calendario elettorale oltre le quali la nostra architettura democratica potrebbe non essere più la stessa. Anche se pare "roba da avvocati", con un linguaggio troppo tecnico per i non addetti ai lavori. Anzi, c'è chi denuncia come il comitato per il NO di Campi Bisenzio che sarà uno scontro frontale sugli equilibri del Paese. La conoscenza è l’unica difesa prima del voto.

Nella  consultazione costituzionale non esiste il quorum. Non serve che vada a votare il 50% più uno degli elettori: la riforma passerà, o cadrà esclusivamente sulla base di chi si presenta alle urne. Chi resta a casa non si sta astenendo, sta regalando il proprio futuro a una minoranza organizzata. Ogni voto è potenzialmente decisivo. Ignorare l’appuntamento significa accettare passivamente una riscrittura dei pesi e dei contrappesi dello Stato decisa da altri.

La posizione ufficiale dei comitati per il SI promette processi rapidi. Anche se il Ministro Nordio ha ammesso che la riforma non accorcerà i processi di un solo giorno, né interverrà sull'organizzazione degli uffici. Mentre la politica si accanisce sugli assetti di potere, la "giustizia reale" affoga. I dati ADUC sono un atto d'accusa: negli uffici dei Giudici di Pace si fissano udienze per il 2032. Eppure, la soluzione sarebbe a portata di mano: esistono 658 posti disponibili e 328 idonei già formati che potrebbero entrare in servizio in soli 40 giorni. Di fatto la riforma ignora il collasso strutturale della magistratura.

La riforma introduce il sorteggio per i membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo i promotori del Sì serve a combattere le "correnti", mentre Domenico Capezzoli (Toscana 2030) la definisce un attacco al merito e alla competenza. Il meccanismo della nuova legge è il seguene:

Il 24 febbraio alle 17.30, nella Sala Tobino di Palazzo Ducale di Lucca parleranno Rosy Bindi e l’ex procuratore Beniamino Deidda, che avvertono: "Recidere il legame tra PM e Giudice significa distruggere la cultura della prova". Oggi il PM ha l’obbligo costituzionale di cercare anche gli elementi a favore dell’indagato. Domani il PM potrebbe essere spinto verso un’accusa interessata solo alla condanna, perdendo di vista la verità oggettiva. Il comitato "Giusto Dire NO" sostiene che l'esecutivo tenta uno strappo senza precedenti per limitare il ruolo giudiziario.

Il punto più rilevante riguarda l'Alta Corte Disciplinare. Con questa riforma, i magistrati diventerebbero gli unici cittadini italiani a non poter ricorrere in Cassazione contro le sentenze disciplinari. "L'Alta Corte verrebbe ad assumere i connotati di un vero e proprio tribunale speciale, agendo come una clava politica per sanzionare giudici autori di sentenze scomode" secondo il Comitato per il No di Montaione.

La nostra Costituzione è il patto fondativo nato dai sacrifici di chi ha lottato per la libertà. Rappresenta un equilibrio tra i poteri, pensato per proteggere il cittadino. Il 22 e 23 marzo sarete soli nell'urna di fronte alla scelta.