Rifiuti in Toscana: l'ossicombustore di Peccioli

Redazione Nove da Firenze

La gestione dei rifiuti in Italia è da sempre un nervo scoperto, un terreno sospeso tra l’eterna emergenza e la ricerca di una soluzione definitiva che metta d’accordo ambiente e bilanci. In Toscana, il polo impiantistico del "Triangolo Verde" di Legoli, nel comune di Peccioli, ha smesso da tempo di essere una semplice discarica per trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto. Con la delibera della Giunta regionale del 7 settembre 2026, il progetto per la realizzazione di un ossicombustore ha ottenuto il via libera definitivo. Non si tratta solo di una nuova infrastruttura, ma di un cambio di paradigma tecnologico e politico che promette di ridefinire il concetto stesso di scarto.

La prima cosa da capire è che l'ossicombustore di Peccioli non è un inceneritore di nuova generazione. La differenza è radicale e risiede nella tecnologia di "ossidazione termica senza fiamma". Mentre i termovalorizzatori tradizionali bruciano i rifiuti producendo fumi e ceneri, questo impianto opera una scomposizione molecolare. È un processo chimico-fisico più evoluto che permette di trattare i rifiuti non riciclabili in modo chirurgico. Il risultato è la trasformazione della materia in energia senza passare per la combustione classica, eliminando di fatto le emissioni in atmosfera che sono il principale punto di frizione dei vecchi impianti.

“Si supera la logica degli inceneritori e dei termovalorizzatori e si entra in una dimensione tecnicamente più evoluta, che non prevede emissioni nell’atmosfera ma, invece, una scomposizione molecolare che porta nell’ottica dell’economia circolare a creare materia che si trasforma in energia.” afferma Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana.

Il progetto, promosso da Novatosc Srl e Belvedere Spa, rappresenta il primo impianto in Italia di queste dimensioni e portata. Per la Toscana, l'obiettivo è smettere di essere "esportatrice" di rifiuti. La logica dell’autosufficienza regionale non è solo una questione di orgoglio territoriale, ma una necessità logistica: gestire i propri scarti internamente significa non dover dipendere da impianti terzi situati fuori regione, trasformando Peccioli in un centro di indirizzo strategico per l'intera gestione dei rifiuti solidi urbani toscani.

L'innovazione tecnologica ha un riflesso immediato sull'economia domestica. Secondo Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista, l'autonomia impiantistica è l'unica strada percorribile per alleggerire le tariffe. La correlazione è semplice: meno chilometri percorsi dai camion per trasportare i rifiuti fuori regione si traducono in una drastica riduzione dei costi logistici e di smaltimento. Per le famiglie e le imprese toscane, questo sistema più efficiente rappresenta la promessa concreta di un contenimento del peso delle tariffe nel medio e lungo periodo.

Un dettaglio che distingue il caso Peccioli è la natura della società promotrice. Belvedere Spa non è un colosso industriale distaccato dal territorio, ma una società a partecipazione pubblica e, soprattutto, popolare. Questo legame profondo con la comunità locale trasforma l'impianto da potenziale "eco-mostro" a risorsa condivisa. È la dimostrazione che l’innovazione tecnologica può marciare di pari passo con un modello socio-economico dove i cittadini sono, al contempo, utenti e stakeholder del sistema.

Nell'ottica della circular economy, l'ossicombustore funge da anello di chiusura. Lo scarto che non può più essere recuperato meccanicamente non viene semplicemente "distrutto", ma viene considerato materia prima per la produzione di energia. Il concetto di "scomposizione molecolare" citato dal Presidente Giani è il cuore pulsante di questa visione: l'impianto recupera valore da ciò che prima era destinato all'oblio della discarica o dell'incenerimento tradizionale, massimizzando il recupero di materia e minimizzando l'impronta ambientale.

Nonostante l'approvazione tecnica, il fronte politico non è privo di tensioni. L'assessore regionale all'ambiente David Barontini ha gettato un'ombra di cautela sul progetto, distinguendo nettamente la responsabilità amministrativa dalla visione politica. Il voto favorevole sul Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale è stato descritto da Barontini come un "atto dovuto" per chiudere un iter burocratico iniziato nel 2023, ma non come un assegno in bianco a una strategia basata sull'incenerimento. Secondo l'assessore, la bussola della Toscana deve rimanere orientata verso la revisione del Piano Regionale di Economia Circolare.

Il "Triangolo Verde" di Legoli si conferma ancora una volta l'epicentro di questa tensione. Il via libera all'ossicombustore di Peccioli pone la Toscana davanti a una sfida ambiziosa. Da una parte, la spinta verso l'innovazione "flameless" e l'autonomia economica difesa da Giani e Casini; dall'altra, il timore di Barontini che la tecnologia diventi un alibi per rallentare le politiche di prevenzione dei rifiuti.