Piano Faunistico Venatorio: il dibattito in Consiglio regionale
Firenze – Dopo una lunga sospensione i lavori dell’Aula sono ripresi con il dibattito sul Piano Faunistico Venatorio. Per Mario Puppa (Pd) si tratta “di uno strumento storico, che definisce una strategia complessiva per l’intero territorio regionale”. “E’ il risultato - ha sottolineato - di un lungo percorso di elaborazione e di un ampio processo di ascolto svolto in commissione, avviato già nella scorsa legislatura”.
“Il Piano coglie le trasformazioni profonde di questi anni, introducendo elementi di innovazione e modernizzazione - ha proseguito -. Tra questi la volontà di uniformare la gestione del territorio a livello regionale, superando le precedenti suddivisioni in ATC (Ambito Territoriale di Caccia, ndr). Ancora, il richiamo alla tutela del lavoro agricolo in relazione e in collaborazione col mondo venatorio”. Puppa ha inoltre evidenziato “la necessità di un’attività diversa di monitoraggio che il Piano riprende nelle sue linee principali e che consentirà di disporre di dati affidabili, da utilizzare come base tecnica e scientifica per una pianificazione più efficace della fauna sul nostro territorio”.
“La sua approvazione – ha concluso - è dunque attesa non solo dalle forze politiche, ma soprattutto dalle organizzazioni agricole, dalle associazioni venatorie e da quelle ambientaliste”.
Dai banchi dell’opposizione Luca Minucci ha garantito “il massimo impegno di Fratelli d’Italia per migliorare il Piano in ogni aspetto, dando risposte a chi le merita e le attende da tanti anni. Al centro c’è la figura del cacciatore che non merita di essere messo da parte per motivi difficili da comprendere. Il cacciatore è centrale, ma leggendo il testo che andremo a votare non si capisce perché sia stato tolto il termine ‘positive’ riferendosi alle ricadute che è in grado di sviluppare l’attività venatoria.
Troppo spesso il cacciatore viene criticato, ma poi diventa una figura fondamentale quando i problemi vanno affrontati. Si tratta di un Piano che in molte parti è stato mortificato rispetto al testo originale. L’introduzione delle aree vocate è una risposta alle aziende agricole che era già prevista dalla legge. Dalla gestione della fauna selvatica discendono tante problematiche, con danni quantificati in più di un milione di euro all’anno per risarcire agricoltori e cittadini. Il problema della peste suina africana mette a repentaglio un settore produttivo e tanti posti di lavoro e per combatterla si parla di un’eradicazione che dovrebbero fare i cacciatori.
Il ruolo delle associazioni ambientaliste è previsto per legge, ma il loro parere deve essere al livello degli altri. Noi crediamo che l’aggiornamento della figura del cacciatore non sia fatto per valorizzarlo, ma che lo svilisca totalmente portando inevitabilmente grossi problemi.
Quando si fanno equilibrismi per accontentare alcune sensibilità, poi alla fine il rischio è quello di non accontare nessuno”.
La consigliera del Partito democratico Lidia Bai ha parlato “di un lavoro importante. Avevo immaginato il Piano come un monolite su cui non intervenire, ma solo da comprendere. Nelle audizioni abbiamo visto come ci fosse ancora necessità di riprendere un dialogo e fare alcuni approfondimenti e credo sia utile raccogliere tutte le idee e le sensibilità. Si tratta di un documento di grande complessità, che rappresenta mondi diversi, quelli della caccia, dell’agricoltura e dell’ambientalismo, ma che finalmente tratta in modo uniforme tutta la Regione.
Il documento finale è una sintesi sofferta tra questi tre mondi e mette al centro un ambiente da difendere e tutelare. Il mondo della caccia viene visto come un presidio del territorio.
Ogni territorio in Toscana è diverso dall’altro e anche questo viene rappresentato nel Piano offrendo le soluzioni e gli strumenti adeguati. Penso che dobbiamo dare una valutazione positiva del Piano che rappresenta un punto fermo e una conquista per la nostra Regione”.
“È un Piano che è stato nel cassetto per un po’ - ha sottolineato il consigliere Vittorio Fantozzi (FdI) - quando i cittadini delle aree interne, gli agricoltori e i cacciatori avevano bisogno di strumenti per controllare ciò che oggi è fuori controllo. Credo che questo Piano istighi al contenzioso e credo che ci torneremo sopra a settembre e nei mesi successivi quando parleremo delle modifiche che introdurrà il Governo centrale. Credo che risolva poco di quello che c’era da risolvere e dia risposte in ritardo.
È un Piano che serviva e a cui il mondo agricolo plaude forse per sfinimento. Quello che manca al Piano è quello che non si è colto negli ultimi dieci anni. Il problema non è avere più o meno cacciatori, anche perché l’Italia è l’unico Paese in cui diminuiscono. Noi siamo fermi al compromesso del 1992, mentre il cacciatore ha saputo precedere una legislazione che si tarda ad approvare. Il cacciatore va messo nel posto che gli compete. Ci seve un cacciatore che sia faccia bioregolatore, che si assuma ulteriori responsabilità anche in sede civile, come succede negli altri Paesi europei, e ci metta nelle condizioni di ritrovare un equilibrio all’interno di un ecosistema antropizzato, che si metta nelle condizioni di regolare la fauna e metta in condizione anche gli altri attori che finalmente vengono inseriti nella pianificazione di fare armonia e squadra”.
Per la consigliera regionale Serena Bulleri (FdI) siamo di fronte ad un Piano “che è frutto di un compromesso. Qui non si tratta di essere pro o contro la caccia, ma si tratta di fare un inquadramento sistematico senza ipocrisie. Mentre il Piano sembra che tutte le cose che dice le dica sottovoce. Come tuteliamo l’agricoltura? lo facciamo attraverso il cacciatore, ma non lo diciamo. Abbiamo votato una legge sull’intelligenza artificiale che mette l’uomo al centro e un
provvedimento che mette al centro la fauna selvatica, poi abbiamo approvato un provvedimento sulla felicità che al centro di altro. Abbiamo un’ibridazione di vari principi e vari concetti che rappresentano una Toscana confusa più che diffusa”.
“Noi - ha concluso la consigliera Bulleri - abbiamo cercato di inserirci per dare correzioni a un Piano che lascerà tutti insodisfatti quando arriveranno i nodi al pettine. La peste suina africana, ci è stato detto, sarà una pandemia come è stato i covid per gli esseri umani e noi per arginarla dovremo far intervenire i cacciatori a cui non si dà troppo rilievo”.
Nel suo intervento il consigliere Claudio Gemelli (FdI) ha parlato di un Piano “che poteva essere approfondito in modo più puntuale e che cercando di accontentare tutti, scontenta tutte le categorie coinvolte nella discussione. Il Piano è stato adottato nella scorsa legislatura, con l’astensione di Fratelli d’Italia, con la speranza che migliorasse, ma così non è stato.
Abbiamo visto una deriva in parte ideologica dovuta sicuramente alla composizione di una maggioranza inedita. Mi dispiace che il cacciatore non sia protagonista e venga ridotto a una figura marginale. Il cacciatore deve essere inteso come custode dell’ambiente e dell’ecosistema, e come attivo protagonista nella tutela della biodiversità”.
“Quella che manca – ha proseguito il consigliere Gemelli - è la parte sanitaria sul fenomeno della peste suina africana e non basta la recente nomina di un Commissario regionale. Il Piano faunistico doveva affrontare questo tema, che va a incidere in maniera importante sulla filiera agricola oltre che sull’attività venatoria. Il Piano non è quello che avremmo desiderato noi e che ora stiamo cercando di raddrizzare. Il rischio concreto sarà quello di burocratizzare e rendere più difficile esercizio dell’attività venatoria. Il cacciatore non è una figura ostile alla natura, ma deve essere protagonista ed elemento centrale per contribuire all’equilibrio dell’ambiente”.
Parla di un “Piano appiattito e squilibrato” la consigliera regionale Marcella Amadio (FdI). “Un Piano - ha aggiunto - che avrebbe dovuto trovare la giusta sintesi tra istanze degli ambientalisti e il riconoscimento dei benefici che i cacciatori apportano all’ambiente nella vigilanza, nella difesa del territorio dagli incendi o nell’attività contro il bracconaggio. È una categoria messa un po’ all’indice, ma serve a fronteggiare emergenze come la peste suina o come quella degli ungulati che tanti danni stanno facendo sul territorio dell’Isola d’Elba. Un equilibrio tra le diverse istanze sarebbe stato auspicabile”.
“È un atto complesso, attraversato da sensibilità profondamente differenti, – le parole della consigliera Irene Galletti (M5S) – ma è stato garantito il massimo approfondimento del Piano e sono state analizzate puntualmente tutte le osservazioni. Dopo un decennio, siamo riusciti a dare questo strumento alla Regione Toscana. Di fronte al testo iniziale potevamo scegliere una posizione più semplicistica, quella magari di una contrarietà o di una scarsa sensibilità verso il mondo venatorio, che la nostra comunità politica può esprimere, e decidere di procede con un no abbastanza netto in quella direzione.
Ma non ci siamo voltati dall’altra parte, dando risposte a un mondo, quello venatorio, che ha bisogno delle sue regole. Questa è un’assunzione di responsabilità che tutti ci possono riconoscere. L’approvazione di questo atto non era più rinviabile perché anche il mondo agricolo, che ha le sue necessità, ci ha chiesto di assumerci fino in fondo le nostre responsabilità”.
“Per noi questo Piano – ha proseguito Irene Galletti – è un punto di partenza su cui il dibattito può e deve continuare. Questo Piano è un atto di programmazione che stabilisce una gerarchia degli interessi e dei principi che sono destinati ad orientarne l’attuazione. Si è parlato della peste suina, ma bisogna fare attenzione a come inserirla all’interno del Piano. Non accettiamo la definizione di compromesso perché questa non è una soluzione al ribasso. La gestione del territorio all’interno di questo Piano, che riteniamo sia stato corretto modificare, non è più rappresentata come un ambito riservato al mondo venatorio, né il cacciatore viene assunto in quanto tale come unico garante della biodiversità, e crediamo sia fondamentale ricordare come la fauna selvatica sia riconosciuta per quella che è dal nostro ordinamento, patrimonio indisponibile dello Stato, risorsa collettiva, da tutelare nell’interesse della comunità”.
“L’attività venatoria – ha concluso la consigliera Galletti - viene quindi qualificata come una concessione specifica, sottoposta a disciplina rigorosa subordinata a una pianificazione che deve mettere al primo posto la stabilità delle popolazioni selvatiche e la loro persistenza nel tempo. Servirà per il futuro una trasformazione strutturale del mondo venatorio che riguarderà la sua consistenza numerica, e la composizione anagrafica. E una revisione della governance degli ATC secondo noi non è più procrastinabile. Siamo passati da 124mila tesserini venatori, nel 2000, agli attuali 60mila e questa riduzione andrà gestita. Mentre la riforma del Governo nazionale riduce le tutele ambientali consolidate e indebolisce il ruolo tecnico scientifico di ISPRA e degli altri istituti”.
La consigliera Diletta Fallani (Avs), apprestandosi a esprimere posizione contraria al Piano in approvazione da parte del resto della maggioranza, avverte che “non stiamo solo votando un Piano faunistico, stiamo decidendo quale idea di Toscana vogliamo lasciare. La natura ragiona con l’orizzonte della prossima generazione, ci terremo stretta la coerenza. La difesa della biodiversità non può essere considerata un interesse tra gli altri e demandato a chi verrà dopo di noi. Senza biodiversità non esiste niente”.
Dopo il lavoro della commissione, prosegue, “alcune cose sono migliorate, è giusto riconoscerlo, ma il mondo venatorio rimane protagonista. La domanda che dobbiamo porci è se questo Piano sia all’altezza del domani che vogliamo. Per noi la risposta è no, nonostante gli sforzi fatti dai presidenti di commissione. Fuori esiste un mondo che la caccia non la vuole più. Ringrazio le associazioni animaliste e ambientaliste”. L’impostazione complessiva del Piano “è stata impostata nella scorsa legislatura, quando ha ottenuto un solo voto contrario da parte di Silvia Noferi e l’impianto è rimasto intatto.
Continua a prevale un modello che considera la fauna soprattutto da gestire attraverso il prelievo o con gli abbattimenti. Il cacciatore non può essere considerato un soggetto neutrale al quale affidare una funzione generale di regolamentazione negli ecosistemi. Il controllo della fauna deve rimanere una responsabilità pubblica. La vera sfida sia restituire spazi agli habitat, proteggere le rotte migratorie, ridurre l’inquinamento da piombo, superare pratiche appartengono al passato. Mi rivolgo ai giovani – conclude Fallani –, vorrei che oggi vedessero adulti capaci di rinunciare a qualcosa oggi perché credono in qualcosa di più grande domani.
Per noi amare la Toscana significa amarne anche la bellezza naturale e avere il coraggio di proteggerla, anche quando è la scelta più difficile”.
“La Regione avrebbe dovuto dotarsi di questo strumento da circa 10 anni”, ha ricordato Alessandro Capecchi (FdI). “L’iter è partito circa quattro anni. Se siamo qui a discutere oggi lo si deve anche alla minoranza che con un comportamento responsabile ha permesso di adottare il Piano. L’abbiamo ricevuto solo a fine giugno 2026. I nostri emendamenti non sono a scopo ostruzionistico, stiamo al merito delle questioni. Ho chiesto l’audizione del Nurv e del commissario nazionale Filippini sulla Psa – ha aggiunto Capecchi –: sui verbali del Nurv è calato il silenzio, non si è voluto far capire da dove arrivano le prescrizioni che il Nurv ha dato.
Questo è inaccettabile. Oggi tocca alla caccia, domani ai pescatori, poi a chi ama il trekking. L’interpretazione è fortemente ideologica e museificatoria. Dentro questa Regione c’è una spaccatura profonda tra il settore della forestazione e il settore ambiente e il Nurv è in mano al settore ambiente”. Fratelli d’Italia rivendica “la nostra visione che rimane antropocentrica; l’uomo non è un incidente sul percorso della storia, è parte dell’ambiente. La Psa sta distruggendo uno dei pilastri fondamentali dell’economia toscana, i cacciatori hanno in parte attenuare le grandi carenze sanitarie nella gestione dell’emergenza di questa pandemia.
Con ritardo la Regione ha nominato un commissario straordinario e ha fatto una cabina di regia che non sappiamo ancora bene da chi sia composta. Al di là degli ordini del giorno ha aggiunto ancora Capecchi –, abbiamo presentato emendamenti per migliorare il Piano. Siamo coscienti che la questione non è soltanto politica, ma anche culturale: la parte rurale da millenni consente di stare in equilibrio con la natura e gli animali. Fa parte della nostra comunità, dobbiamo recuperare dignità all’attività venatoria, come all’attività agricola”.
Secondo Francesco Casini (Cr), “questo Piano nasce da molto lontano, nella passata legislatura con Stefania Saccardi allora assessora all’agricoltura. È stato un percorso lungo, non soltanto tecnico, soprattutto anche di ascolto. Tutte le osservazioni hanno contribuito ad approfondire il tema. Il testo è equilibrato, mette insieme più esigenze. Non nascondiamo che alcune scelte dell’impostazione originaria ci convincevano di più – ha osservato il capogruppo di Casa riformista –, ma governare significa riuscire a raggiungere un punto di equilibrio.
La buona politica non mette una categoria contro l’altra, riesce a unire le posizioni”. A giudizio di Casini è necessario soffermarsi su un punto: “Il mondo venatorio fa parte della storia della nostra regione, della cultura delle nostre comunità. Ha capacità di controllo del territorio che altrimenti nessuno svolgerebbe. È un patrimonio che la Toscana non può permettersi di perdere. Le loro osservazioni hanno dato contributo serio. Durante l’esame del Piano abbiamo posto particolare attenzione, che le regole fossero le più chiare possibili, affinché le applicazioni delle norme fossero improntate a criteri di proporzionalità, buon senso, certezza del diritto.
Riteniamo fondamentale che la Regione continui a svolgere con autorevolezza la gestione dei calendari venatori. Per noi – ha affermato – questo Piano è un punto di partenza. Dovremo continuare il percorso di ascolto, saranno i territori a dirci se funzionerà, se alcuni passaggi dovranno essere affinati. Siamo convintamente per questo Piano, ma prendiamo l’impegno di continuare a stare sul territorio, per fare in modo che resti uno strumento vivo, capace di adattarsi e migliorarsi”.
Il vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (FdI) ha voluto rivolgere i “complimenti alla presidente Barnini per il suo intervento di questa mattina e al collega Capecchi. Siamo al famoso dubbio se l’uomo faccia o non faccia parte dell’ambiente. Penso che anche per difendere l’ambiente ci sia bisogno di più interventi dell’uomo, a difesa degli habitat naturali, degli abitati urbani, della natura come la vediamo. Il nostro paesaggio è stato modellato nei secoli dal lavoro incessante dell’uomo.
Il cacciatore fa parte della natura o no? Io penso di sì. A San Rossore fino a pochi anni fa ci si imbatteva in mandrie di caprioli, che ora non ci sono più, perché sono state sterminate dal lupo. L’atteggiamento vetero-ambientalista di voler espellere l’uomo dalla natura è profondamente sbagliato. Il bosco deve essere manutenuto e dove non lo si fa diventa pericoloso. Il cacciatore di oggi è il primo ambientalista – ha detto Petrucci –, la caccia di selezione è uno strumento di gestione della fauna.
Ci vuole equilibrio, sono felice che il Governo stia lavorando per mettere le mani su questa vicenda”.
Anche la capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta ha voluto dire “grazie agli uffici, alla presidente Barnini e al presidente Lorenzetti. Il lavoro in commissione ha visto l’accoglimento anche di alcune nostre osservazioni”. Sulla Psa, ha osservato, “siamo intervenuti in maniera tardiva su questa piaga che rischia di mettere in ginocchio un settore strategico della nostra economia e cancellare la cinta senese”. Riguardo al procedimento nell’iter di approvazione del Piano, “il metodo adottato mi spaventa: il Nurv arriva, si prende sette mesi, usa procedure speciali alternative e poi in maniera vincolante, come una tegola, attacca e discrimina quelli che dovevano essere i protagonisti di questo piano insieme agli agricoltori: i cacciatori.
La presidente Barnini in un gioco di equilibrismi ha tarato il suo intervento più sui ringraziamenti che sul merito del Piano. Il metodo va rivisto: al Nurv va chiesto che non adotti più una strumentazione semplificata e non intervenga più su una categoria, come ha fatto questa volta. Il ruolo di quei tanti volontari che sono rappresentati dagli agricoltori e dai cacciatori, che amano la natura, va detto e va riconosciuto. Cercheremo di reindirizzare quel Piano verso la sua versione originale, che manteneva una parvenza di equilibrio e di buon senso.
Noi riteniamo che la caccia sia importante, i cacciatori sono gli unici che possono e stanno aiutandoci nel controllo della Psa”. In conclusione, ha detto La Porta, “si poteva fare di più anche per gli agricoltori, indubbiamente per i cacciatori. L’apertura della Regione in sede tecnica a favore della modifica della legge 157 (la legge nazionale, ndr) è un segnale importante. Con gli emendamenti presentati, dal loro accoglimento o meno, baseremo le nostre scelte sul voto finale”.
“Il lavoro fatto è stato importante, il dibattito bello e franco”, ha esordito il presidente della commissione Ambiente, Gianni Lorenzetti (Pd). “Giusto partire dai ringraziamenti, a partire dalla presidente Barnini, il grazie più grande va soprattutto agli uffici, col loro impegno vanno oltre i doveri di ufficio, e ai consiglieri, anche dell’opposizione”. Il Piano, ha proseguito Lorenzetti, “atto di programmazione per eccellenza, arriva da una legge vecchia degli anni ’90, dal 2020 quando è stato assegnato l’atto arriva fino ai giorni nostri.
Cinque anni dopo nell’aprile 2025 si è arrivati all’adozione e un anno dopo all’esame delle commissioni. Le osservazioni sono state 412 presentate a Giunta e Consiglio, più 40 derivate dagli incontri nei territori. La giornata di ascolto in commissione è stata importante, sembravano tutti scontenti, ma la scontentezza di tutti racchiude e tiene insieme l’equilibrio”.
Sulla Psa, ha osservato Lorenzetti, “quando il commissario nazionale ci dice che 8milioni sono stati spesi e regalati alle autostrade per fare delle recinzioni, si potevano mettere quelle risorse da un’altra parte e magari si doveva dare all’allora assessore regionale all’agricoltura, oggi presidente del Consiglio, che al commissario aveva chiedo interventi molto più forti, attenti e puntuali. Anche l’audizione del Nurv è stata importante, ci ha permesso di chiarire molti aspetti ed escludere storie che non avevano fondamento.
Abbiamo fatto credo un buon lavoro – ha concluso il presidente –, ci sono i presupposti fondamentali che ci siamo proposti di introdurre. Non sarà perfetto, ma quante volte da sindaci abbiamo approvato atti che servivano perché gli agricoltori, i cacciatori, gli ambientalisti li aspettano. Potremo sempre modificarlo, se capiremo che ci sarà la necessità”.
“Sono temi complessi che richiedono trasparenza, assunzione di responsabilità e la capacità di guardare all'interesse generale della nostra comunità. Il Piano in discussione oggi dimostra di avere la dignità di un vero strumento di programmazione politica, capace di dare una prospettiva concreta al territorio toscano”. Così il consigliere regionale di Casa Riformista Federico Eligi nel suo intervento in Aula durante il dibattito sul nuovo Piano regionale, rivendicando con franchezza il proprio percorso personale e la coerenza della scelta politica.
“Nel 1990, ai tempi del referendum sulla caccia, militavo sul fronte ambientalista e radicale insieme all'amico e oggi presidente Eugenio Giani. Da allora l'Italia e la Toscana sono profondamente cambiate: l'agricoltura ha altre esigenze, il territorio affronta fenomeni nuovi come lo spopolamento e l'abbandono delle aree interne, e le priorità da tutelare sono diverse. Chi fa politica non deve nascondersi, ma evolvere insieme alla realtà per governarla” ha spiegato Eligi che nel suo intervento ha voluto sottolineare il valore dell'autonomia decisionale delle Istituzioni: “Non sopporto quando gli interessi di parte o le corporazioni dettano i piani alla politica, costringendola a fare un passo indietro o a ridursi a mera mediazione al ribasso.
Un Piano è un Piano. Unisce ascolto e visione. Ringrazio la vicepresidente del Consiglio Stefania Saccardi per la pazienza e il lavoro svolto, e l'intera Assemblea per un dibattito franco e di alto livello”.
“Valuterò – ha affermato - la sostanza di ogni proposta emendativa depositata, a prescindere da chi la presenti, pronto a metterci la faccia anche in caso di posizioni divergenti rispetto alla maggioranza. Ma fino a questo momento il percorso mi convince: siamo di fronte a un atto di vera programmazione strategica che merita il nostro sostegno” ha concluso.
“Fin dall’adozione del Piano Faunistico Venatorio, l’opposizione ha dimostrato senso di responsabilità: con il nostro iniziale voto di astensione e con un lavoro puntuale di emendamento abbiamo permesso di aprire un confronto reale, migliorando un testo che altrimenti sarebbe arrivato blindato e inadeguato. Oggi portiamo a casa correttivi importanti, ma contestiamo fortemente il metodo della maggioranza e la furia ideologica di una certa sinistra”. Così Alessandro Tomasi, portavoce dell’opposizione, durante il dibattito.
“Prendiamo atto con favore dell'attenzione della Giunta, ma evidenziamo la schizofrenia di una parte della maggioranza e del mondo ambientalista più radicale”. Ha proseguito Tomasi. “Non si può considerare il cacciatore come un soggetto ‘nocivo’ per l'ambiente e, un minuto dopo, chiamarlo in causa per chiedere aiuto nell'emergenza della Peste Suina Africana o per l'eradicazione di specie aliene invasive che minacciano la biodiversità. Il cacciatore svolge una funzione di sussidiarietà, un vero e proprio servizio pubblico come bioregolatore.
La figura dell'uomo della tradizione, che conserva il territorio per consegnarlo alle future generazioni, va tutelata e non colpevolizzata”.
Sul fronte dei contenuti e della semplificazione, il portavoce dell’opposizione ha rivendicato la linea pragmatica del centrodestra: “Siamo intervenuti per evitare un’inutile iper-burocratizzazione. È impensabile pretendere procedure complesse come la Valutazione di Incidenza Ambientale per la semplice costruzione di un capanno nel bosco, mentre il territorio soffre per ben altre emergenze ambientali. Bene anche la nostra spinta per razionalizzare la formazione, prevedendo aggiornamenti a scadenze quinquennali e non biennali. Allo stesso modo, rassicuriamo il mondo agricolo: il principio dei cinque ettari per le aree agricole è sacrosanto e non è mai stato messo in discussione da noi”.
Tomasi è poi intervenuto sulla gestione dei tempi e dei pareri tecnici: “Il metodo seguito finora è stato inaccettabile. Abbiamo assistito a mesi di stallo, con organi tecnici che non hanno redatto verbali e hanno ingaggiato una battaglia durata sette mesi. Ora la maggioranza ha preteso che il Consiglio regionale digerisse il tutto in appena 15 giorni, rincorrendo la fretta con emendamenti interpretativi per correggere le storte del testo. Un modo di procedere scorretto che rischia di generare norme confuse”. “Come opposizione – ha concluso Tomasi - lavoriamo a testa alta e con le mani libere. Non abbiamo cambiali politiche da pagare né debiti con nessuno. Quello che c’è di buono nel Piano lo riconosciamo e lo sosteniamo, ciò che non va lo combattiamo e cerchiamo di correggerlo. La nostra priorità resta governare i fenomeni reali della Toscana con buonsenso, pragmatismo e rispetto per chi vive e lavora sul territorio”.
“L’approvazione del Piano Faunistico Venatorio rappresenta una pagina di buona politica, quella con la ‘P’ maiuscola, che non cede alla tentazione della semplificazione, delle tifoserie o delle bandierine per il consenso immediato, ma affronta con responsabilità la complessità dei problemi”. È quanto ha dichiarato Simone Bezzini, capogruppo Pd a conclusione del dibattito in Consiglio regionale. “Siamo di fronte a un passaggio articolato e non privo di difficoltà ma dal grande valore prospettico.
L’approvazione del Piano è il frutto di un percorso lungo, che parte da lontano e che ha saputo cogliere le profonde trasformazioni che il mondo della ruralità, del paesaggio e della biodiversità ha vissuto negli ultimi decenni”. Nel suo intervento, il capogruppo Pd ha richiamato le specificità strutturali del territorio toscano che rendono il Piano fondamentale per la tenuta socioeconomica della regione. “In Toscana la dimensione agricola ha un peso economico, occupazionale e d'export superiore alla media nazionale.
È il cuore pulsante della 'Toscana diffusa' e del presidio delle aree rurali. La componente venatoria toscana ha radici storiche e popolari uniche. Va oltre l'attività in senso stretto, pensiamo al contributo fondamentale dei cacciatori nel contenimento delle emergenze come la Peste Suina Africana, nella prevenzione degli incendi, nella pulizia dei boschi e in progetti di solidarietà come l'accordo con il Banco Alimentare” ha ricordato Bessini. “Le sensibilità ambientaliste vanno ascoltate e integrate per costruire una sinergia virtuosa.
La Toscana ha da sempre fatto scuola nel tenere insieme agricoltura, caccia e ambiente. Oggi reinterpretiamo questa tradizione in un contesto normativo e territoriale del tutto nuovo”. Tra le linee di indirizzo qualificanti del Piano, Bezzini ha evidenziato la centralità della ricerca e la tutela della selvaggina stanziale. “Investire sulla fauna stanziale significa riqualificare gli habitat e migliorare l'ambiente. Parallelamente, il Piano introduce strumenti innovativi per gestire in modo sostenibile il fenomeno degli ungulati, garantendo risposte concrete alle esigenze delle imprese agricole”.
Bezzini ha concluso rivolgendo un sentito ringraziamento al presidente della Regione Eugenio Giani, alla presidente del Consiglio Stefania Saccardi, ai presidenti delle Commissioni competenti, agli uffici e alle associazioni di categoria, rimarcando anche il valore del dibattito svolto con le opposizioni. “Un Piano di questa portata non è un dogma statico. Prevediamo fin da ora una precisa roadmap di monitoraggio per verificare gli effetti delle misure approvate.
Se durante la fase attuativa emergeranno criticità o nodi burocratici, interverremo tempestivamente con i necessari correttivi e tagliandi, garantendo un equilibrio sempre più avanzato al servizio della Toscana”.
LE PAROLE DI GIANI
Un atto complesso di oltre 1.700 pagine, frutto di oltre un anno di confronto con associazioni, cittadini e commissioni consiliari. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, è intervenuto a conclusione del dibattito in Consiglio regionale per illustrare la visione e gli obiettivi del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR).
“Se dovessi trovare una sintesi a questo lavoro, che vada oltre gli slogan e risponda all'efficacia della comunicazione di oggi, vorrei chiamarlo il piano dell'equilibrio. Un equilibrio fondato su un profondo e condiviso amore per l'ambiente da parte di tre componenti fondamentali della nostra società: gli agricoltori, i cacciatori e le associazioni ambientaliste.
Agli agricoltori, ha spiegato il presidente “attribuisco un'importanza fondamentale in questa legislatura. L'agricoltura è un'attività primaria, dobbiamo riportare i giovani, le donne e i nuovi imprenditori alla terra. Ma per farlo occorre garantire loro le giuste condizioni di tutela e di lavoro sui territori. Sui cacciatori Giani è stato altrettanto chiaro: “Siamo passati negli anni da oltre 200mila agli attuali 60mila. Devo dirlo con chiarezza: dobbiamo salvaguardare i nostri cacciatori, perché abbiamo bisogno di loro per garantire la biodiversità e l'equilibrio ambientale. Senza la loro presenza vigile e attiva sul territorio ci troveremmo di fronte a uno squilibrio grave, con danni enormi per il nostro paesaggio e l'immagine della Toscana”. “Le associazioni ambientaliste autentiche sono i nostri custodi ideali. Vanno sostenute e valorizzate perché rappresentano la sensibilità e la tutela della bellezza naturale della nostra regione” ha detto ancora il presidente.
Nel proseguire il suo intervento, Giani ha sottolineato le peculiarità geografiche e demografiche del territorio toscano per spiegare la centralità del Piano. “La Toscana si estende su circa 22mila 900 chilometri quadrati, una superficie pressoché identica a quella della Lombardia, ma con una popolazione di 3milioni 6oomila di abitanti contro 10milioni. In quel terzo di spazio antropico in meno vivono una fauna ricchissima, un patrimonio boschivo tra i più estesi d'Italia e vaste superfici agricole. Qui il governo del territorio e della fauna selvatica ha un valore persino superiore rispetto a realtà fortemente urbanizzate”.
Il nuovo documento rappresenta una discontinuità fondamentale nella governance regionale. Fino ad oggi la Toscana ha operato sulla base di piani provinciali storici e normative in proroga. “Questo – ha chiarito Giani - è il primo Piano Faunistico Venatorio approvato direttamente dalla Regione nella sua complessità e organicità. Approvare un Piano regionale è ben diverso dal coordinare dieci Piani provinciali distinti. Dal 2015 a oggi si è andati avanti con interventi transitori. Oggi, a distanza di anni, la Regione firma un atto organico che si propone come modello e punto di riferimento per tutta Italia”.
Il presidente ha poi evidenziato come l’approvazione del Piano sia uno strumento indispensabile per affrontare le emergenze sanitarie e ambientali in corso, a partire dalla Peste Suina Africana e dalla gestione del sovrannumero di ungulati.
“Sul fronte della Peste Suina stiamo portando avanti un lavoro istituzionale di altissimo profilo in piena intesa con il Commissario nazionale. È una grande emergenza che richiede coesione e responsabilità. Solo la collaborazione con le squadre sul territorio e la definizione chiara delle aree vocate e non vocate all'agricoltura ci permetteranno di proteggere gli allevamenti, tutelare le colture e preservare la nostra identità territoriale”.
In conclusione del suo intervento, il presidente Giani ha espresso un sentito ringraziamento ai presidenti e ai membri delle Commissioni consiliari coinvolte, ai gruppi di maggioranza e di opposizione per il lavoro di emendamento e concertazione, agli uffici regionali e all'assessorato all’Agricoltura e all’Ambiente.
“Questo non è il Piano del presidente o di un singolo assessore: è un atto autenticamente di tutto il Consiglio regionale. Un lavoro corale e democratico che dimostra come la Toscana sappia sintetizzare le diverse sensibilità per offrire una guida sicura, sostenibile ed equilibrata al proprio futuro”.