Piano Casa a Firenze: il caso Montedomini mette in crisi la narrazione
L'amministrazione fiorentina ha costruito la propria immagine recente su una narrazione di resistenza: la "lotta" contro gli affitti brevi, il blocco urbanistico nell'area UNESCO e la retorica della città restituita ai residenti. Ma dietro i proclami ufficiali, la realtà che emerge dalla gestione di Montedomini — l'Azienda Pubblica di Servizi alla Persona controllata dal Comune — e dai nuovi bandi per l'edilizia sociale disegna un quadro di profonda incoerenza. Com’è possibile parlare di "politiche per l'abitare" e di "orgoglio" amministrativo quando un ente pubblico agisce come un operatore del mercato turistico?
La difesa della Sindaca, che ha tentato di derubricare il caso Montedomini a "eredità del passato", crolla di fronte all'evidenza dei fatti. L'analisi dei contratti per gli immobili di via Guelfa smentisce la tesi secondo cui queste locazioni risalirebbero a un'epoca precedente ai nuovi regolamenti. Le date raccontano una storia diversa:
- Via Guelfa 83: Contratto firmato il 12 dicembre 2024. Durata 18 anni, canone di 9.000 euro al mese e uno sconto concesso di 406.500 euro.
- Via Guelfa 81: Contratto firmato il 21 luglio 2025. Durata 16 anni e uno sconto di 130.000 euro.
- Via Guelfa 77: Contratto firmato il 1° agosto 2025. Durata 12 anni.
Questi atti sono stati siglati dopo il blocco urbanistico nell'area UNESCO (in vigore dal 30 luglio 2024) e dopo l'adozione del regolamento comunale sulle locazioni brevi (31 maggio 2025). Il "caso" via Guelfa 81 è emblematico: la segnalazione di inizio attività per un appartamento da quattro posti letto (di cui due su un divano) è stata protocollata solo il 30 ottobre 2025. Come ha potuto l'amministrazione lasciare che una pratica di affitto turistico su un proprio immobile rimanesse nel "limbo" per oltre otto mesi e mezzo senza sollevare eccezioni?
"La segnalazione di inizio attività sull'appartamento di via Guelfa 81, quattro posti letto, due su un divano, è protocollata in Comune il 30 ottobre 2025: cinque mesi dopo il regolamento, non prima." denuncia Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.
L’analisi del preventivo 2026 di Montedomini rivela un’allarmante deriva gestionale: l’area immobiliare produce un margine di 1,6 milioni di euro, mentre ai servizi alla persona — la missione statutaria dell’ente — restano appena 161.000 euro. Siamo di fronte a un modello di business che sacrifica la funzione sociale sull'altare della rendita turistica.
Il presidente dell'ASP, Frittelli, ha ammesso la natura di questo sistema: si chiede ai privati di coprire il 70% delle ristrutturazioni a fondo perduto in cambio della gestione turistica. È una dichiarazione di resa: con un patrimonio stimato in 300 milioni di euro e un mutuo residuo di appena 1,8 milioni, l'ente avrebbe tutta la solidità per indebitarsi e mantenere la gestione pubblica degli spazi. Invece, si è scelto di assecondare la logica del mercato, trasformando un’istituzione storica in un "facilitatore" di profitti privati.
Mentre migliaia di cittadini attendono un alloggio, il patrimonio pubblico fiorentino sembra vittima di una gestione schizofrenica. Il dato su Montedomini, incrociato con quello cittadino, delinea un'emergenza abitativa alimentata dall'inefficienza pubblica:
- Inutilizzato Montedomini: 53 unità immobiliari risultano libere, ovvero il 23% dell'intero patrimonio dell'ente.
- Emergenza ERP: A Firenze si contano 837 alloggi di edilizia residenziale pubblica sfitti, di cui ben 758 paralizzati in attesa di ristrutturazione.
- Deriva Turistica (Codici CIN): In soli sei giorni, la quota di immobili destinati agli affitti brevi dichiarata dal CdA di Montedomini è passata dal 5% al 10% (23 unità).
Tenere sfitto quasi un quarto delle proprietà di un ente sociale, mentre contemporaneamente si raddoppia l'offerta turistica, è una scelta politica di disinvestimento dal sociale.
Anche il tanto sbandierato "Piano Casa" presenta zone d'ombra, in particolare nel bando per l'ex caserma Lupi di Toscana, aggiudicato al Fondo AbitaEquo di Investire SGR (unico offerente con un punteggio di soli 43,5/100). Le condizioni dell'accordo appaiono sbilanciate a sfavore del Comune:
- Durata del Vincolo: L’affitto calmierato è garantito per soli 15 anni (il minimo di gara), a fronte di un diritto di superficie concesso per ben 90 anni (il massimo consentito).
- Rendimento Asimmetrico: Il Comune conferisce aree per 4.080.000 euro ricevendo quote postergate all'1% più ISTAT, mentre i soci privati incassano il 3%.
Esiste un rischio finanziario documentato nel regolamento del fondo: le quote conferite dal Comune di Firenze potrebbero non recuperare nemmeno il loro valore di emissione originale, trasformando un investimento per l'abitare in una potenziale perdita di patrimonio pubblico.
Il caso è esploso anche in Consiglio Regionale, dove Fratelli d'Italia (con i consiglieri Cellai, Zoppini e Gemelli) ha presentato un’interrogazione per denunciare il cortocircuito tra le leggi regionali e la prassi comunale. Il bersaglio è l'incoerenza di un "campo largo" che vara leggi turistiche punitive per i piccoli proprietari privati, ma tace di fronte a un ente pubblico che fa business turistico.
Viene chiamato in causa direttamente il Presidente Eugenio Giani, sollecitato a chiarire come la gestione di Montedomini si concili con gli indirizzi regionali. La critica punta il dito contro il sistema dei "soliti noti" ai vertici delle istituzioni fiorentine: una cerchia ristretta che sembra immune ai divieti imposti al resto della cittadinanza, gestendo la cosa pubblica con logiche da mercato immobiliare aggressivo.
Le prove documentali — dai contratti post-regolamento agli sconti milionari concessi ai gestori — impongono un confronto immediato in Consiglio Comunale. Non si può rispondere a questi dati con semplici note stampa. Resta inoltre il silenzio sul futuro delle RSA: il 31 agosto scade l'appalto da 32 milioni di euro per l'assistenza nelle residenze di Montedomini. Senza atti pubblici che indichino la strada dell'internalizzazione o di un nuovo bando, il rischio è che una decisione così vitale venga presa nelle stanze dei dirigenti, sottraendola al dibattito democratico. È possibile parlare con "orgoglio" di politiche abitative quando i dati raccontano una storia di rendita, immobili sfitti e scadenze ignorate?