Peretola: la paralisi del fronte locale contro la nuova pista
Com’è possibile che due aeroporti situati nella stessa regione, gestiti dalla medesima società e operanti sotto regimi di concessione identici, ricevano un trattamento politico radicalmente opposto? È questo l'interrogativo inquietante che emerge analizzando la retorica che avversata Toscana Aeroporti a Firenze, ma non a Pisa.
Palazzo Vecchio sembra aver retto sinora al muro contro muro della sinistra della piana. Eppure non c'è quasi differenza di traffico passeggeri tra i due scali. Ormai un caso di contraddizioni nelle politiche pubbliche che non tutela gli interessi comuni. I numeri svelano una sproporzione ideologica che sfida la logica economica. Questa è una precisa postura politica.
L'origine di questo squilibrio risiede nella strenua opposizione anche giudiziaria della amministrazioni comunali intorno a Peretola. E Firenze ha risposto sempre con un'imbarazzo. magari liquidando la questione con quattro righe di Palazzo Vecchio. Un silenzio calcolato che evita di affrontare la frattura che attraversa lo stesso Partito Democratico.
La follia emerge ricordando che il Comune è socio di Toscana Aeroporti. In pratica, per proteggere la stabilità del partito, il Comune rinuncia per ora allo sviluppo di un'infrastruttura essenziale per l'economia locale. La passività di Firenze si inserisce in un quadro di isolamento crescente delle correnti minoritarie del Pd. Il fronte che si oppone allo sviluppo della nuova pista si sta allargando, con il Comune di Prato che è tornato a unirsi al ricorso delle amministrazioni della Piana.
Come sottolineato da Damiano Sforzi, sindaco di Sesto Fiorentino, la mossa di Prato non è solo un atto tecnico, ma un segnale di rottura degli equilibri interni: “La decisione del Comune di Prato... è il segno tangibile della politica che riacquista protagonismo, rimette al centro la propria comunità e riapre la discussione sul futuro.”
La disparità tra Pisa e Firenze non è un equivoco dei tecnici, ma una deliberata scelta politica. Il Comune di Firenze si trova in un evidente conflitto di interessi: nonostante sia azionista di Toscana Aeroporti, sembra più preoccupato di non gravare sugli equilibri del partito di maggioranza, rinunciando a esercitare il proprio dovere di ente promotore dello sviluppo infrastrutturale dell'area.
Mentre Pisa interpreta questa paralisi in garanzia di stabilità per il proprio scalo, Firenze continua a concedere ai sindaci della piana l'ingiustificabile diritto di governare le infrastrutture della metropoli. Fino a quando Firenze potrà permettersi di rinunciare al futuro che per altri Comuni italiani è semplicemente dovuto?