Ossicombustore di Peccioli: le contraddizioni del Campo largo
Dietro la narrazione patinata di una Toscana "modello di efficienza", si nasconde una realtà fatta di discariche abusive scoperte solo quando divampano gli incendi e crisi industriali. Mentre i corridoi del Consiglio Regionale si trasformano in un teatro di acrobazie politiche, la partita si gioca tra deindustrializzazione e gestione dei rifiuti.
Il via libera all'istituzione della commissione istituzionale per l’analisi della deindustrializzazione in Toscana è passato con un quasi plebiscito: 31 voti favorevoli e il solo "no" di Marco Stella (FI). Sulla carta, è un atto di responsabilità; nella pratica, è il riconoscimento di un fallimento temporale. L'organo dovrà produrre una relazione intermedia entro ben 30 mesi, con il documento finale atteso solo per il termine della legislatura.
“Accogliamo con favore che la nostra richiesta abbia portato all’istituzione della commissione. Vorrei però dire con colpevole ritardo perché è passato quasi un anno dal nostro insediamento e nel frattempo anche la discussione sull’impianti dei rifiuti rientra in questo ritardo e di mancanza di visione su come contrastare un fenomeno che attanaglia tutta l’Italia che è quello della deindustrializzazione.” denuncia Chiara La Porta (FdI).
Il rogo della maxi discarica abusiva di via San Jacopo a San Donnino è la "pistola fumante" che espone il nucleo vuoto della vigilanza territoriale. Migliaia di tonnellate di rifiuti accumulati in una terra di nessuno, emersi solo quando il fuoco ha reso l'invisibile insopportabile. Non è solo un caso di inciviltà: è il risultato di una frammentazione amministrativa che trasforma i confini comunali in zone franche per il degrado.
“Occorre arrivare finalmente a un comando unico della Polizia Locale della Piana Fiorentina. Le aree di confine sono particolarmente delicate e la frammentazione territoriale e amministrativa può rendere più difficile garantire controlli continui. Serve una struttura capace di agire con una visione unitaria” afferma Paolo Gandola (Liste di centrodestra).
Se cercate la prova della fragilità della maggioranza di Eugenio Giani, la troverete nella delibera per l'impianto di ossidazione termica a Legoli (Peccioli), gestito da Belvedere Spa e Novatosc. Quello che doveva essere un passaggio tecnico verso l'autosufficienza si è trasformato in un caos di acrobazie politiche. Il "campo largo" si è frantumato: il voto contrario di AVS e l’assenza strategica dell’assessora PD Alessandra Nardini hanno lasciato la Giunta scoperta.
Il colpo più clamoroso riguarda David Barontini, l'assessore all'Ambiente in quota M5S, protagonista di un "testacoda" politico dell'ultimo minuto. Dopo aver espresso pubblicamente posizioni contrarie, Barontini ha garantito il suo voto favorevole "recuperato in extremis", salvando la delibera ma affossando la coerenza del Movimento. È l’immagine plastica di una coalizione che procede per strappi, dove i veti ideologici si scontrano con la necessità di non far collassare il sistema dei rifiuti.
“Sul progetto dell'ossicombustore di Peccioli il campo largo si è spaccato, la Giunta Giani è senza maggioranza, ma poi fa finta di nulla e in aula si rifiuta di affrontare il tema, andando contro la richiesta di chiarimento presentata dalle opposizioni.” dichiara Marco Stella (FI).
L'autosufficienza non è un vezzo ambientalista, ma un imperativo industriale. Senza impianti moderni come l'ossicombustore, l'economia circolare resta uno slogan vuoto. La sfida lanciata dai riformisti è chiara: superare i "veti e le resistenze" storiche che hanno bloccato la Toscana centrale per anni. Se la politica non avrà il coraggio di chiudere il ciclo dei rifiuti, i costi di trasferimento continueranno a drenare risorse che dovrebbero servire a salvare quel tessuto produttivo che la nuova commissione regionale si appresta, con comodo, a studiare.
“Senza impianti non esiste una vera economia circolare. Continuare a dipendere da discariche o da impianti fuori regione significa sostenere costi che inevitabilmente ricadono sui cittadini e sulle imprese. L’obiettivo deve essere ridurre i trasferimenti verso altre regioni per contenere le tariffe” dichiara Francesco Casini (Casa Riformista).
Deindustrializzazione e gestione dei rifiuti sono le due facce della stessa medaglia: una governance regionale che fatica a trovare una sintesi tempestiva tra le sue diverse anime. Tra commissioni che somigliano a indagini post-mortem e impianti che spaccano le coalizioni, la Toscana appare oggi come un gigante dai piedi d'argilla, intrappolato in una rete di burocrazia e tatticismi.