​Oltre lo spopolamento della montagna

Redazione Nove da Firenze

Nell’immaginario la montagna è spesso ridotta a una cartolina immobile: un rifugio bucolico per le vacanze o un presepe invernale. Questa visione distorta non è solo pigrizia culturale, ma un velo che nasconde un’erosione democratica. Lo spopolamento che colpisce le terre alte non è una fatalità geografica o un destino ineluttabile, ma il risultato di un lungo abbandono istituzionale. Come ha lucidamente osservato il Presidente Mattarella, la carenza di opportunità nelle aree interne configura un vero e proprio "indebolimento dei diritti di cittadinanza".

Per mandare in frantumi lo status quo della marginalizzazione, non servono sussidi pietistici, ma una nuova architettura politica basata sulla reciprocità. L'accordo istituzionale "Con la Montagna", promosso dalla Città Metropolitana di Firenze a San Godenzo, segna l'inizio di questa metamorfosi: il futuro della metropoli e quello delle vette sono un destino unico. La sfida è trasformare la montagna da "peso" amministrativo a motore di un nuovo Rinascimento territoriale.

Le aree urbane si percepiscono spesso come isole autosufficienti, ignorando di sopravvivere grazie a un "natural capital" che le terre alte forniscono quotidianamente. La ricarica delle falde acquifere, lo stoccaggio del carbonio, la biodiversità e la prevenzione del dissesto idrogeologico non sono regali spontanei della natura, ma servizi ecosistemici garantiti da un presidio umano costante.

L'accordo "Con la Montagna" punta proprio a questo: riconoscere il valore economico di questa "infrastruttura naturale". Come sottolineato dal consigliere delegato Carlo Boni, chi beneficia dei servizi prodotti dai territori montani deve contribuire alla loro tutela. Non è assistenza, è il riconoscimento di un debito che la città ha verso chi mantiene vivo il territorio.

"La montagna è una componente essenziale del nostro territorio metropolitano e la sua tutela e il suo sviluppo riguardano tutta la comunità. La qualità dell'acqua, la biodiversità, la cura dei boschi e del suolo producono valore per tutti." afferma Sara Funaro, Sindaca della Città Metropolitana di Firenze.

Il bilancio del PNRR per i comuni montani si riassume in un "Bene, ma non benissimo". La mobilitazione di risorse è stata enorme, con oltre 550.000 interventi finanziati, ma è emerso un limite strutturale: abbiamo iniettato capitale in una macchina amministrativa ordinaria e indebolita. La frammentazione in migliaia di micro-bandi ha costretto i piccoli comuni a una competizione estenuante. Il paradosso è che un’opera — come un asilo nido o una Casa della Comunità — non è un investimento compiuto finché non apre i battenti con personale qualificato.

Senza risorse correnti per la gestione post-inaugurazione, rischiamo di consegnare alle future generazioni solo "scatole vuote". I principali colli di bottiglia amministrativi:

Il municipalismo solitario e il culto del "campanile" sono ostacoli allo sviluppo. La strategia vincente, come ribadito da SVIMAR e UNCEM, risiede nella fine della frammentazione. Il cambio di paradigma deve essere radicale: passare da una politica assistenziale a una politica costruita con la montagna.

L'innovazione territoriale oggi passa per la cooperazione di area vasta, come le Green Communities. Un esempio potente di questo "attivismo colto" è la collaborazione strategica con il Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, che mette in rete 27 università per supportare i comuni nella progettazione avanzata. Il successo non si misura più sul perimetro del singolo municipio, ma sulla capacità di dire "NOI", unendo le forze tra Nord e Sud per abbattere le disuguaglianze.

Esiste un pericolo silenzioso che corre lungo i commi della nuova "Legge sulla Montagna" (131/2025) e del DPCM 121/2026: la riduzione della complessità sociale a meri parametri morfologici. La nuova normativa statale ha eliminato la categoria dei comuni "parzialmente montani", rischiando di tagliare fuori dai finanziamenti territori storicamente fragili basandosi solo su altezza e pendenza.

Ridurre la fragilità a un'altimetria significa ignorare che un territorio muore per la distanza dai servizi (scuole, ospedali) e per il calo demografico, non solo per la pendenza del suolo. In questo contesto, la scelta della Regione Toscana di creare un Allegato B per salvaguardare la Toscana Diffusa non è solo un atto amministrativo, ma una forma di resistenza politica per preservare la coerenza delle strategie di sviluppo locale contro la semplificazione burocratica centrale.

Il report UNCEM sulla digitalizzazione rivela una discrepanza allarmante tra percezione e realtà. Se l’80,1% degli enti è soddisfatto dei fondi ottenuti, le infrastrutture mostrano crepe profonde: la copertura 5G è considerata adeguatamente performante solo nel 49,6% dei casi. In pratica, una connessione su due nelle aree interne non è all'altezza delle necessità di un'economia moderna.

Ma il vero "allarme rosso" riguarda il dopo. Ben il 26,7% degli enti (oltre 1 su 4) non ha previsto risorse a bilancio per la manutenzione ordinaria dei sistemi digitali post-PNRR. Senza fondi per cloud, cybersecurity e aggiornamenti, l'infrastruttura digitale deperirà rapidamente. La digitalizzazione deve essere una condizione strutturale per garantire il "Diritto a Restare" e lo smart working, non un investimento una tantum destinato all'obsolescenza.

Il futuro della montagna italiana non si scrive con i flussi turistici stagionali, ma con la residenzialità permanente. La sfida storica della programmazione europea 2028-2034 è racchiusa nel concetto di Diritto a restare: la possibilità per ogni cittadino di abitare la propria terra senza che questo significhi rinunciare a diritti fondamentali come salute, istruzione e connessione.