Multiutility toscana: bollette, debiti e silenzi

Redazione Nove da Firenze

La busta della TARI per molti cittadini dell'area pratese si è rivelata una brutta sorpresa: un rincaro che tocca picchi dell'8,5%, mentre nel resto dell'ATO Toscana Centro la media si attesta su un pesante +6,7%. Ma non è solo una questione di cifre; è il modo in cui queste cifre vengono decise. Dietro l'opacità dei tecnicismi si nasconde una gestione dei nostri servizi essenziali che sta scivolando via dalle mani degli eletti in quelle di un gigante societario sempre più autonomo e meno trasparente. Cosa sta succedendo davvero dietro le quinte?

Il "Caso Prato" rivela quello che potremmo definire un gioco di prestigio contabile. Durante l'ultima validazione dei costi, l'Autorità tecnica ha rifiutato di riconoscere a Plures una fetta consistente di costi che l'azienda pretendeva di caricare in bolletta. Il motivo è che il gestore non ha presentato la documentazione necessaria per giustificarli.

Invece di esigere efficienza, il Comune di Prato ha presentato un emendamento per il Piano economico finanziario 2026-2029 che funge da "binario" di recupero. Quei costi scartati oggi perché non validati vengono messi in un limbo per essere "regolarizzati" in futuro. È una minaccia alla certezza dei costi: somme non autorizzate oggi potrebbero ripresentarsi "magicamente" nelle bollette di domani?

Con questo emendamento, i Comuni ammettono di aver perso il controllo su Alia, arrivando a implorare un ente tecnico (l'ATO) di poter partecipare al confronto sui costi per provare a indirizzare l'operato dell'azienda.

"Si proponeva cioè di costruire il binario perché ciò che oggi ATO non riconosce possa essere recuperato domani... di fatto rischiando di mettere in discussione l’operato dell’autorità (oltre che la certezza di costi che appaiono già insostenibili)." denunciano i consiglieri comunali Dmitrij Palagi e Sonia Redini.

Mentre i cittadini discutono degli aumenti, la struttura di Alia/Plures è stata smontata e rimontata pezzo per pezzo, lontano dagli sguardi indiscreti dei Consigli Comunali. Il piano è quello di una holding strategica che controlla diverse società operative (OpCo) per energia, acqua e rifiuti. L'obiettivo? La "segregazione del rischio operativo", ovvero isolare i rischi della gestione rifiuti per proteggere la Multiutility.

Il colpo di mano è avvenuto con la trasformazione della controllata Valcofert in Ambiente Toscana OpCo S.p.A. Utilizzando questo escamotage tecnico — trasformare una società esistente invece di crearne una nuova — i vertici hanno evitato il passaggio preventivo e obbligatorio nei Consigli Comunali. In questo scenario, l'Amministratore Delegato Alberto Irace è diventato una figura centrale che non compare mai nelle Commissioni consiliari degli enti soci, sottraendosi di fatto al confronto democratico mentre decide il futuro delle concessioni fino al 2037.

Sui "costi corporate", le spese per i servizi che la holding fornisce alle società operative, l'Autorità d'ambito ha già individuato e scartato oltre 6 milioni di euro l'anno di questi costi, ritenendoli non giustificati. Il piano "Alia OpCo" prevede che questi servizi vengano addebitati dalla capogruppo alla società operativa con un ricarico del 10%. In parole povere, questo sistema permette alla holding di trasformare un'inefficienza (un costo che l'autorità non riconosce come utile al cittadino) in un flusso di profitto infragruppo garantito. Un algoritmo del profitto costruito direttamente sopra le tariffe che paghiamo ogni mese.

Dalla validazione dei dati emerge però un'esplosione dell'indebitamento che mette a rischio la stabilità del servizio sul lungo periodo:

In un solo anno, il debito è quasi triplicato. Questo macigno finanziario viene ora spartito tra le varie società del gruppo, decidendo "chi garantisce cosa". Se la società operativa dovesse cedere sotto il peso di questo debito, chi assicurerà la continuità della raccolta rifiuti? Se la politica sparisce dai processi decisionali, il rischio è che l'ultima istanza di garanzia torni a essere, per l'ennesima volta, il portafoglio del contribuente attraverso i bilanci comunali.

In questo oceano di tecnicismi e rincari, il caso di Empoli emerge come un tentativo di resistenza politica per mitigare l'impatto sociale della Tariffa Corrispettiva. Mentre la Multiutility ragiona come una macchina finanziaria, il Comune tenta di fare da scudo alle famiglie.

Le agevolazioni previste a Empoli mostrano come la politica locale possa ancora intervenire, sebbene con risorse proprie sempre più scarse:

"La tutela delle fasce più deboli della cittadinanza è un nostro obbligo come amministratori... un intervento di natura sociale per un numero importante di famiglie... anche se il Governo non fa certamente abbastanza, scaricando questi oneri sugli enti locali" afferma Alessio Mantellassi, Sindaco di Empoli

Il "Modello Empoli" evidenzia però una contraddizione di fondo: i Sindaci sono costretti a usare fondi comunali per tamponare gli effetti di un sistema tariffario deciso sopra le loro teste da un gigante industriale. Siamo di fronte a una progressiva erosione della sovranità sui servizi pubblici. Nei comuni dove è stata introdotta la TARIC, la voce dei Consigli Comunali è già tecnicamente spenta: non votano più nulla, non hanno più margini di manovra. La politica sta svanendo proprio mentre i debiti volano verso i 900 milioni e le bollette diventano insostenibili.