Montedomini: quando il sociale diventa rendita turistica
Firenze, la città che ha fatto della crociata contro gli affitti brevi una bandiera politica nazionale, nasconde uno scheletro nel proprio armadio istituzionale. Il caso dell’ASP Montedomini non è solo un inciampo amministrativo, ma un paradosso: mentre l'amministrazione combatte una battaglia frontale contro la gentrificazione e l’espulsione dei residenti, una storica azienda pubblica dedicata all'assistenza dei più fragili sembra essersi trasformata in un ingranaggio del medesimo sistema di rendita turistica che sta svuotando il centro storico.
Lo scandalo non si nasconde in una interpretazione, ma una volontà contrattuale. Il "peccato originale" di questa gestione è scolpito nell’Articolo 11 dei contratti di locazione di Montedomini: una clausola che consentiva esplicitamente il subaffitto degli immobili per finalità turistico-ricettive.
Questa previsione non è solo una scelta tecnica, ma un atto politicamente incompatibile con la missione di un'Azienda Pubblica di Servizi alla Persona. È il ribaltamento della gerarchia dei valori: il patrimonio che dovrebbe garantire il diritto all'abitare viene sacrificato sull'altare del mercato extralberghiero. La denuncia dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle (Quartini, Rossi Romanelli e Masi) è tagliente: "Scoprire che numerosi immobili appartenenti a un ente nato per sostenere anziani, persone fragili e cittadini in difficoltà abitativa siano stati destinati ad affitti turistici brevi rappresenta un fatto gravissimo, tanto più in una città nella quale l’emergenza abitativa, la gentrificazione e l’espulsione dei residenti dal centro storico hanno raggiunto livelli ormai insostenibili."
I numeri emersi non lasciano spazio all'ipotesi della svista isolata. Su un patrimonio complessivo di 428 unità immobiliari, l’ASP ha confermato la presenza di 23 immobili con Codice Identificativo Nazionale: 12 destinati ad attività turistico-ricettive e 11 ad affitti brevi.
Secondo l'analisi di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), siamo di fronte a una logica strutturale di gestione "per fare cassa". Un sistema che si è mostrato visibilmente nervoso durante l'ultima conferenza stampa dell'ente, svoltasi in un clima da "fortezza" chiusa: l'accesso è stato inizialmente limitato alla sola stampa, lasciando fuori i comitati e i movimenti dei cittadini. Questa chiusura fisica e simbolica riflette un'incapacità di rispondere alla città su una domanda di fondo: perché un ente pubblico si comporta come un grande proprietario immobiliare privato, alimentando quella stessa rendita che il Comune dichiara di voler combattere?
La difesa dell'Azienda poggia su una giustificazione eticamente scivolosa: la "valorizzazione" degli immobili servirebbe a finanziare servizi d'eccellenza, come il Centro Diurno Alzheimer "Athena". Qui emerge il cortocircuito sistemico: è accettabile che il diritto alla casa venga cannibalizzato per sostenere l'assistenza sociale?
Il contrasto con la realtà finanziaria della città è stridente. Nel 2024, il Comune di Firenze ha incassato la cifra record di 77 milioni di euro dall'imposta di soggiorno. Se la città nuota in un simile surplus derivante dal turismo, per quale motivo la sua istituzione sociale più preziosa deve snaturare il proprio patrimonio immobiliare per sopravvivere? È una contraddizione politica insanabile: l'amministrazione chiede ai privati di non vivere di rendita per salvaguardare il tessuto urbano, mentre permette che il pubblico utilizzi la stessa rendita come pilastro di bilancio.
La gestione di Montedomini non avviene nel vuoto. Il Consiglio di Amministrazione è frutto di nomine che coinvolgono il Comune, la Città Metropolitana e la Diocesi. Al centro della macchina decisionale siede la "Commissione immobili", l'organo che approva i contratti e sceglie i conduttori sotto l'egida dell'Assessorato al Welfare.
È qui che l'indagine politica si fa serrata. L’attuale sindaca Sara Funaro è stata Assessora al Welfare proprio nel 2023, periodo in cui molti dei contratti oggi sotto accusa risultano essere stati stipulati o erano in essere. Questo delinea un potenziale cortocircuito di vigilanza: chi doveva controllare allora siede oggi sulla poltrona più alta di Palazzo Vecchio. Le opposizioni chiedono ora una trasparenza radicale, pretendendo la pubblicazione di ogni bando, verbale e graduatoria, per capire con quale criterio il patrimonio sociale sia stato consegnato al mercato turistico.
Il caso Montedomini non si risolverà con semplici rassicurazioni tecniche. La richiesta di una Commissione d'indagine è il segnale che la città esige verità e discontinuità. Non si può governare una crisi abitativa senza garantire che ogni singolo metro quadro di proprietà pubblica sia sottratto alle logiche del profitto turistico.