Montedomini: perché 39 case vuote sono un segnale d’allarme
Firenze sta assistendo a un’erosione sistematica del diritto all'abitare, una deriva che trasforma il cuore della città in un guscio per il consumo turistico a scapito della funzione sociale. Da una parte, giovani coppie espulse dal mercato e anziani soli schiacciati dalla gentrificazione; dall’altra, un patrimonio pubblico che pare aver smarrito la propria missione. Il caso Montedomini non è solo un intoppo gestionale, ma il simbolo di un tradimento: una deriva commerciale del patrimonio caritativo che rischia di trasformare un’istituzione secolare in un mero portafoglio immobiliare parzialmente silente, proprio mentre la città soffre la sua crisi più acuta.
I dati confermati dal presidente dell’ASP Montedomini, Luigi Frittelli, sono una ferita aperta: su 232 unità immobiliari, ben 39 sono attualmente libere. Parliamo del 17% di un patrimonio destinato alla solidarietà che resta inerte. In una città dove trovare una stanza è un’impresa, l’argomentazione burocratica secondo cui per quegli alloggi "non ci sarebbe la coda" è un insulto alla logica.
Secondo Yuri Storniolo, Segretario Provinciale di Libertà è Democrazia, se un bando pubblico va deserto il problema risiede nella sua architettura escludente. È ragionevole ipotizzare che soglie di reddito anacronistiche o uno stato di manutenzione trascurato rendano questi alloggi "tecnicamente inassegnabili". Non manca la domanda; mancano bandi capaci di intercettare i nuovi profili di fragilità urbana, bloccati da una burocrazia che alza barriere invece di consegnare chiavi.
La palazzina di via Vacchereccia incarna plasticamente la mutazione genetica della gestione di Montedomini. Due fratelli fiorentini ne fecero dono affinché ospitasse i poveri della città; oggi, quelle stesse mura accolgono flussi turistici. Questo non è "efficientamento", ma un tradimento dei vincoli morali e testamentari. Il patto con la città non può essere rinegoziato in base alla redditività di Airbnb: la missione sociale non ha data di scadenza.
Per squarciare il velo su questa gestione, il consigliere Paolo Bambagioni (Lista Schmidt) ha attivato un'azione di sindacato ispettivo investendo non solo l’ASP, ma anche la Direzione Società Partecipate del Comune di Firenze. La richiesta di accesso agli atti per il periodo 2014-2026 mira a mappare chirurgicamente la deriva turistica del patrimonio. L'investigazione si concentra su dati che l'amministrazione deve rendere pubblici:
- Il censimento degli immobili destinati a locazioni brevi, con l'indicazione dei codici SCIA, CIN e CIR: lo strumento necessario per provare tecnicamente la "turistificazione" dei lasciti.
- L'identità dei contraenti delle compravendite e delle locazioni nel centro storico e i relativi criteri di selezione.
- Copia integrale di tutti i contratti stipulati nell'ultimo decennio per verificare se il valore sociale sia stato sacrificato sull'altare di logiche privatistiche.
L'approccio di Libertà è Democrazia — formazione laica che si ispira esplicitamente alla Dottrina Sociale della Chiesa — propone una visione che va oltre la mera assistenza. La dignità dei "nuovi poveri" non si tutela con sussidi temporanei (i cosiddetti "cerotti"), ma garantendo un "posto". La casa è la struttura portante della dignità umana.
In questo paradigma, l'anziano cessa di essere "un costo da amministrare al prezzo più basso" per tornare a essere una colonna della memoria cittadina, integrata e non segregata. La sfida urbana è trasformare gli immobili da pesi di bilancio a motori di stabilità sociale, offrendo una casa come base per una vita attiva e non come mero ricovero per l'emergenza. La segreteria di Libertà è Democrazia ha chiarito che l’obiettivo non è la caccia alle teste — "non chiediamo dimissioni e non firmiamo mozioni di sfiducia" — bensì un radicale cambio di paradigma politico.
Le richieste per invertire la rotta sono precise:
- Ritorno alla funzione sociale: Delibera ufficiale per riportare gli immobili oggi turistici a uso abitativo per residenti alla prima scadenza contrattuale.
- Trasparenza integrale: Pubblicazione dell'elenco delle 232 unità, con indicazione del canone riscosso e dello stato conservativo.
- Cronoprogramma degli sfitti: Un piano certo per ristrutturare e assegnare i 39 alloggi vuoti a canone calmierato, prioritariamente a famiglie, giovani e anziani.
- Audit dei testamenti: Verifica legale rigorosa di tutti i vincoli imposti dai donatori per garantirne il rispetto.
Recuperare lo "spirito dei lasciti" cattolici e civili che hanno costruito Firenze non è un’operazione nostalgica, ma un atto di resistenza. Mentre la città rischia di scivolare definitivamente nel modello "albergo diffuso", svuotata della sua linfa vitale, il caso Montedomini ci interroga sulla nostra stessa identità. Siamo ancora una comunità capace di onorare i patti stretti con i cittadini più fragili o accetteremo che la burocrazia e il profitto diventino gli unici architetti della Firenze di domani?