Montedomini: il ballo del mattone

Redazione Nove da Firenze

Com’è possibile che la burocrazia proceda a passo di gambero, invocando carenze di organico per derogare ai controlli, mentre il mercato immobiliare opera con una regolarità cronometrica? I dati di gennaio 2026 delineano un quadro schizofrenico: da un lato l'amministrazione rallenta i presidi di legalità, dall'altro l'economia privata prosegue la sua marcia imperturbabile. Questa asimmetria tra la resilienza del mattone e la fragilità delle procedure di trasparenza solleva un più di un interrogativo. Stiamo forse accettando che l'efficienza privata conviva con una "zona grigia" amministrativa giustificata dall'emergenza permanente?

Il dibattito politico in questi giorni si è concentrato sul Piano triennale di prevenzione della corruzione (2026-2028) dell'Azienda Montedomini. La critica, sollevata con vigore dai consiglieri di Fratelli d'Italia, punta il dito contro la mancata applicazione della rotazione ordinaria del personale. Si tratta di un pilastro della Legge 190/2012 e del Nuovo codice degli appalti, strumenti nati per impedire che la stabilità eccessiva in determinati ruoli alimenti relazioni improprie.

L'amministrazione ha risposto appellandosi a una "ridotta dotazione organica", sostenendo l'impossibilità tecnica di alternare le figure chiave. Accettare questa deroga significa creare un precedente pericoloso, in cui la trasparenza diventa un lusso accessibile solo agli enti in pieno organico, rendendo la legalità una variabile dipendente del bilancio.

Un'altra anomalia organizzativa ancor più stridente riguarda la sovrapposizione tra chi gestisce e chi dovrebbe vigilare. A Montedomini, la figura del Direttore Generale coincide attualmente con quella del Responsabile della Prevenzione Corruzione.

I consiglieri Alessandro Draghi, Angela Sirello (capogruppo), Giovanni Gandolfo e Matteo Chelli hanno denunciato l'impossibilità di una gestione imparziale del whistleblowing in questa configurazione: “Mette i brividi leggere la prima frase dell'articolo del piano triennale di prevenzione corruzione e trasparenza 2026-2028 di Montedomini, a pag 17, che regolamenta la rotazione degli incarichi: ‘Si rileva la difficoltà di prevedere la rotazione degli incarichi quale misura ordinaria prevista nella programmazione degli interventi di contrasto alla corruzione, data la ridotta dotazione organica dell'Azienda’.”

Il rischio è un corto circuito psicologico e istituzionale: quale dipendente si sentirebbe al sicuro nel segnalare un illecito se il destinatario della denuncia è il suo stesso superiore gerarchico? La logica della prevenzione impone una separazione netta dei ruoli per garantire l'indipendenza del controllo e proteggere chi segnala. Questa criticità sarà al centro della discussione formale prevista per il prossimo 30 luglio in Commissione controllo, un appuntamento decisivo per la qualità democratica della città.

Mentre la macchina burocratica segna il passo, il comparto immobiliare fiorentino prosegue su binari di estrema stabilità. Secondo l’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, a gennaio 2026 i tempi medi di vendita a Firenze si sono attestati su 108 giorni. In questo scenario, gli interessi privati corrono senza i necessari contrappesi pubblici, alimentando un sistema in cui la vitalità del mercato non coincide necessariamente con la tutela rigorosa dell'interesse collettivo.

La trasparenza non può essere ridotta a un mero adempimento formale o a una regola applicabile "salvo disponibilità di personale". È il presupposto fondamentale della fiducia che sorregge l'economia cittadina e la convivenza civile tra istituzioni e privati. Se l'amministrazione abdica al suo ruolo di controllore terzo, la resilienza del mercato immobiliare rischia di diventare solo una facciata che nasconde una fragilità sistemica profonda.