Montedomini: da case per i poveri a rendite turistiche
Firenze è una città che poggia su fondamenta di carità secolare, e l'ASP Montedomini ne è da sempre il pilastro: un patrimonio nato per assistere chi non ha nulla, una "Casa dei Poveri" che oggi, paradossalmente, si ritrova a ospitare turisti. Analizzando i bilanci dell'ente dal 2010 a oggi, non emerge solo una crisi contabile, ma una precisa metamorfosi politica. Quello che era un baluardo del welfare è diventato un portafoglio immobiliare gestito per alimentare la propria burocrazia, mentre il Comune di Firenze sceglieva di distogliere lo sguardo.
Il dato emerge dalla contabilità per centri di responsabilità del bilancio di previsione 2026. Il divario tra la redditività del "mattone" e quella dell'assistenza è abissale: il margine del patrimonio immobiliare è di 1,6 milioni di euro, mentre le dieci aree di servizio alla persona (RSA, assistenza domiciliare, centri diurni) producono complessivamente appena 161.000 euro.
Il rapporto è di dieci a uno. Nel linguaggio ufficiale, i servizi sono diventati "economicamente non sostenibili", mentre la rendita immobiliare copre quasi al centesimo i costi generali di struttura (che presentano un deficit di 1,5 milioni di euro). In sostanza, il patrimonio dei poveri non finanzia più i poveri, ma l'apparato che amministra se stesso.
Come si legge nel bilancio di previsione 2026: «[L'ente possiede] un'area immobiliare in grado di generare un'elevata redditività, che, in linea generale, avrebbe la finalità di contribuire al mantenimento di quei servizi e delle attività statutarie fondamentali ma non pienamente sostenibili sotto il profilo economico».
Il caso di Via Vacchereccia 5, a due passi da Piazza della Signoria, è l'emblema di questo tradimento civile. L'immobile fu lasciato dai fratelli Fusi come "asilo per le famiglie povere". L'analisi dei documenti rivela un salto sociale violento:
- Nel 2011: Un appartamento di 114 mq era affittato a una famiglia per 171,35 euro al mese. Significa che una casa nel cuore di Firenze costava circa 5,70 euro al giorno.
- Oggi: Quello stabile è un albergo a 4 stelle gestito da privati. Le tariffe oscillano tra 120 e 200 euro a notte per una singola camera.
Quello che era un rifugio per nuclei fragili è stato consegnato al mercato del lusso, azzerando la volontà dei fondatori e cancellando la funzione sociale dell'abitare.
L'impennata della rendita non è una dinamica naturale del mercato, ma il frutto di bandi specifici. Tra il 2011 e il 2021, i fitti attivi sono rimasti stagnanti. La svolta è avvenuta tra il 2021 e il 2026, con un incremento previsto del 51%.
Questo "salto" coincide con l'emissione di bandi con esplicite "deroghe turistiche" che sottraggono immobili alla città per intere generazioni:
- Via Guelfa 79A: Un avviso di locazione della durata di 20 anni.
- Via Guelfa (83, 81, 77): Contratti fino a 18 anni con clausole che permettono l'attività ricettiva e la sublocazione turistica.
- Via dell'Albero 10: Contratto di 16 anni con autorizzazione alla sublocazione.
Scegliere contratti ventennali significa decidere che quegli immobili resteranno inaccessibili ai residenti per i prossimi quattro lustri. Il definanziamento del welfare non è una sfortuna, ma la spiegazione politica dietro la messa a reddito forzata del patrimonio.
In quindici anni, l'ente si è letteralmente dimezzato. Il peso della rendita è raddoppiato (dal 9,7% al 19,9% dei ricavi) perché il "pubblico" è fuggito:
- Perdita di valore: Il valore della produzione è crollato di 8,7 milioni di euro (-41,6%) tra il 2010 e il 2025.
- Personale e Servizi: Il costo del personale interno è sceso del 58,6%. L'area "Marginalità e inclusione sociale" è stata quasi chirurgicamente rimossa dai conti, con un crollo del 90%.
- Tagli alle rette: Le rette pubbliche sono calate del 17% in valore nominale, un taglio drammatico se si considera l'erosione inflattiva.
Il patrimonio è diventato il motore unico dell'ente solo perché tutto il resto — il finanziamento pubblico e la missione sociale — è stato smantellato.
Oltre ai dati economici, emerge una preoccupante zona d'ombra sulla trasparenza. Tra il 2021 e il 2024, il Comune di Firenze ha escluso Montedomini dal proprio bilancio consolidato, etichettando un ente con 70 milioni di euro di patrimonio netto come "irrilevante". Un modo per l'amministrazione di non rispondere delle scelte dell'azienda. I documenti mostrano anomalie tecniche:
- La svalutazione "fotocopia": Nel 2021, il patrimonio è stato svalutato di 3.593.658 euro.
Una cifra che coincide al centesimo con la riduzione delle riserve straordinarie, un'operazione priva di qualsiasi nota esplicativa.
- Dati contraddittori: Per il 2025, l'occupazione delle residenze assistite è indicata all'80% in un documento e all'86,5% in un altro, approvato contemporaneamente.
- Documenti fantasma: I bilanci consuntivi di cinque anni (tra cui 2010, 2016 e 2020) non risultano pubblicati.
La tesi che emerge dai numeri è inequivocabile: il patrimonio dei poveri è stato trasformato in un portafoglio immobiliare per turisti. Non siamo di fronte a una gestione efficiente, ma a un modello di città che espelle i residenti e mette a reddito persino la carità.
È accettabile che l'assistenza agli anziani, o il diritto allo studio dei giovani fiorentini dipendano dal rendimento di una camera su Airbnb? È accettabile che immobili pubblici siano blindati per vent'anni a favore della rendita turistica? Riportare questi beni alla loro funzione originaria — casa e assistenza — non è un'utopia, ma l'unica strada per restituire dignità alla storia di Firenze e futuro alla sua comunità.