Montedomini, cda il 29 luglio: la linea cambierà?
Il dossier Montedomini apre una crepa evidente nella narrazione del Comune di Firenze sulla casa e sul turismo. Da un lato Palazzo Vecchio porta avanti da mesi una linea dura contro gli affitti brevi e la desertificazione del centro storico.
Dall’altro, i dati delle visure catastali raccontano un’altra storia: quella di un ente pubblico partecipato che negli ultimi anni ha venduto decine di immobili, molti nel cuore della città, e che di alcuni rimasti proprietario ne fa uso proprio turistico.
1. La dismissione
Come ricorda Cecilia Del Re, capogruppo di Firenze Democratica, si tratta "per lo più di immobili oggetto di lasciti ereditari perché fossero messi a disposizione dei bisognosi". Eppure negli ultimi anni Montedomini li ha alienati: da via Vittorio Emanuele II a via San Niccolò, da via Fedele Soldani a via del Pino, fino a via Canacci, via della Porcellana e via Palazzuolo.
La cosa non è nuova. Già nel 2023/24, in sede di Piano Operativo, era stata inserita una scheda per autorizzare la vendita dell’ex Ospedale San Giovanni di Dio in Borgognissanti. Un segnale politico chiaro: anche quando si invocava lo stop alle dismissioni per ripopolare il centro, il patrimonio pubblico continuava a uscire.
E le vendite sono avvenute con l’assenso del Comune. Un passaggio obbligatorio per legge, che rende Palazzo Vecchio corresponsabile delle scelte. Il problema ora è la trasparenza: i prezzi di aggiudicazione non sono pubblici e Del Re ha presentato accesso agli atti per conoscerli.
2. Dagli alloggi popolari agli affitti brevi
Il punto più delicato è l’uso. Alcuni immobili venduti di recente, come quelli in via Giardino Serristori e via San Niccolò, oggi risulterebbero riconducibili ad attività di affitti brevi. Altri, ancora di proprietà di Montedomini, sono dati direttamente in locazione turistica: è il caso di via Magenta 18.
A questo si aggiunge che molti ristoranti e pub del centro hanno sede in immobili di proprietà dell’ASP.
Tradotto: un ente che per statuto dovrebbe garantire servizi agli anziani e politiche abitative sociali, contribuisce di fatto alla trasformazione del centro in distretto turistico-commerciale. Proprio ciò che l’amministrazione dice di voler contrastare.
Da qui la richiesta di Alessandro Draghi di FdI: sospendere da Feel Florence, il portale turistico ufficiale del Comune, le pagine degli appartamenti di Montedomini in affitto breve. "Non possono apparire sul sito ufficiale del Comune" dice, perché cozzano con l’obiettivo dichiarato di turismo sostenibile e gestione dei flussi.
3. Le contraddizioni politiche
Forza Italia alza il tiro e chiede un’indagine: "Chi ha autorizzato quella clausola nei contratti che ha aperto la porta agli affitti brevi? Come si concilia con la linea dura del Comune?".
Domande legittime, che mettono in luce un cortocircuito tra indirizzo politico e gestione operativa degli enti partecipati.Curioso però il finale del ragionamento di Locchi e Stella: si dichiarano "contro i divieti" e a difesa della libertà d’impresa. "Limitare questo diritto è pericoloso. La casa è l’unica ricchezza delle famiglie". Una posizione che di fatto legittima il mercato degli affitti brevi, anche se poi se ne denunciano gli effetti sul patrimonio pubblico.
Ecco il nodo: non è solo Montedomini. È il modello. Se il pubblico vende e il privato trasforma in B&B, il centro si svuota comunque. Vietare agli uni e consentire agli altri non regge.
4. Il contesto più ampio
Il caso si inserisce in due filoni più grandi. Il primo è urbanistico: l’indagine della Procura e ora anche quella dell’UNESCO di Parigi sul "Cubo nero", citata da Massimo Sabatini, confermano secondo l’opposizione che "c’è più di qualcosa che non torna nei procedimenti attuati dal Comune".
Il secondo è sociale: Firenze perde residenti stabili e guadagna posti letto turistici. Le vendite di Montedomini accelerano questo processo. E finché il Comune non chiarirà criteri, prezzi e clausole, la sensazione sarà quella di una politica a due velocità: dura a parole con i privati, più elastica con i propri enti.
Il prossimo 29 luglio c’è il CDA di Montedomini. Lì si capirà se la linea cambierà davvero, o se continueremo a parlare di emergenza abitativa mentre il patrimonio pubblico finisce sui portali turistici.