Luis Jimenez, l'alternativa a Dodò

Redazione Nove da Firenze

Dal Wind Tre Media Center del Rocco B. Commisso Viola Park, Luis Jimenez si presenta. 22 anni, terzino destro, spagnolo campione del Mondo e con alle spalle Milan e Premier League. Ma il tono è quello di chi riparte da zero: "Adesso c’è da lavorare".

1. "Ho detto subito sì": la scelta e il progetto

La prima frase è quella che conta di più per l’ambiente. "Alla Fiorentina ho detto subito sì, perché le prospettive mi sono piaciute subito".

Niente tira e molla, niente aste. In un mercato dove gli esterni costano e scarseggiano, la Fiorentina porta a casa un giocatore che la sceglie per convinzione. Le "prospettive" di cui parla Jimenez sono quelle di Grosso: un allenatore che lavora tanto sugli esterni, che chiede gamba, corsa e qualità nell’1vs1.

E Jimenez lo sa: "Adesso però penso al presente e a quello che mi chiede Mister Grosso". Taglio netto col passato, testa al campo.

2. Il bagaglio: Milan, Premier e Mondiale

Il curriculum è pesante per l’età. "Una tappa bella nella mia carriera" dice del Milan. Esperienza che gli ha dato metodo e gestione della pressione. Poi la Premier: "È un campionato un po’ più fisico rispetto alla Serie A". Questa è la differenza. In Inghilterra ha imparato a difendere in campo aperto, nei duelli, con ritmi altissimi. Esattamente quello che in Serie A manca a tanti terzini moderni. E lo porta in dote alla Fiorentina.A chiudere il cerchio il titolo con la Nazionale: "Sono felice per il mio paese, abbiamo vinto il Mondiale". Torna a Firenze da campione, ma senza atteggiamenti: "Sono giovane, devo crescere ancora. Cambiare squadra può essere sempre una cosa positiva".

3. Ruolo e caratteristiche: il terzino di Grosso

"Mi piace giocare dove servo alla squadra. Ho sempre fatto il terzino destro". Chiaro. Nasce e resta terzino destro. Il paragone con Dodò è inevitabile. Il brasiliano è esplosione, dribbling e cross al volo. Jimenez porta altro: fisicità da Premier, senso della posizione e intelligenza tattica. Meno spettacolo, più continuità. E poi c’è la scuola di Iraola: "Penso che sia stato un allenatore che mi ha aiutato tantissimo". Iraola è uno che lavora tantissimo sulle scalate, sulle coperture e sulla costruzione dal basso. Le stesse cose che chiede Grosso. Non è un caso che Jimenez abbia scelto proprio Firenze.Obiettivi? Nessun volo pindarico: "È un po’ presto per parlarne. Adesso c’è da lavorare". Mentalità perfetta per un gruppo che deve ritrovarsi.

4. Cosa cambia per la Fiorentina

Con l’ingresso di Jimenez, Grosso si prende 3 cose:Alternativa vera a Dodò: non una copia, ma un profilo complementare. Se serve spinta e qualità: Dodò. Se serve equilibrio e fisicità: Jimenez.

Esperienza internazionale: Premier + Mondiale a 22 anni non è da tutti. Sa gestire partite sporche.

Margine di crescita: "Devo crescere ancora". Vuol dire che è plasmabile, che entra nel progetto senza ego.

L’ha già fatto vedere contro il Gubbio. 20 minuti di applicazione, senza strafare.

Conclusione

Jimenez non è l’esterno "botto" di mercato. È il tassello giusto. Arriva perché vuole la Fiorentina, arriva da campionati veri, arriva con la testa di chi deve dimostrare.

"Adesso penso solo a lavorare ogni giorno per la Fiorentina". Se parte da questa base, Grosso può aver trovato il terzino che gli dà profondità alla rosa senza sfasciare gli equilibri.