Lo strano caso dell'ex caserma dei Lupi di Toscana
"In una seduta di Commissione del Quartiere 4 di martedì è stato illustrato il documento di indirizzo alla progettazione delle opere di viabilità intorno all'ex Caserma «Lupi di Toscana»: è l'atto con cui un'amministrazione dice a chi progetta cosa vuole ottenere, ed è il punto di partenza degli studi, non il loro risultato. Ringraziamo gli uffici per la chiarezza con cui hanno risposto alle nostre domande, perché quello che ci è stato detto è più utile di molte comunicazioni istituzionali: siamo in una fase iniziale, che potrà durare mesi, e sulle opere a carico del Comune un cronoprogramma non esiste, perché senza un progetto non avrebbe senso costruirlo. Siamo, in altre parole, allo stadio precedente a quello in cui un calendario si può scrivere".
Dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Giulia Marmo - Sinistra Progetto Comune Quartiere 4, che proseguono:
"È esattamente il punto su cui insistiamo da giugno, e ora è stato confermato in una sede pubblica. Quel documento è allegato a una gara che dovrebbe chiudersi a breve: il Comune l'ha indetta con la determinazione dirigenziale 2026/03119 del 23 aprile, l'ha aperta con la 2026/03311 del 30 aprile e con la 2026/04745 del 17 giugno ha dato atto che cinque operatori avevano presentato un'offerta, nominando la commissione giudicatrice. La base d'asta è di 472.915,20 euro, per un servizio di progettazione articolato in due livelli e per il piano di gestione delle acque superficiali.
Non è un rilievo tecnico e non è un rilievo agli uffici, che operano nel quadro normativo che hanno, con grande competenza: è una questione politica, e riguarda le scadenze. Il progetto di valorizzazione premiato in gara elenca ciò che «resta a carico del Comune di Firenze» («espropri delle aree di proprietà privata; demolizioni e bonifiche; opere di compensazione idraulica; viabilità di margine del nuovo insediamento, comprensiva dei sottoservizi; parco esteso a nord-est») e definisce queste «attività da concludersi entro il 31.12.2026 al fine di permettere il buon esito del trasferimento in apporto delle aree al Fondo».
La determinazione di aggiudicazione del 20 febbraio 2026 aggiunge che tre mesi prima di quel termine, e quindi «entro il 30.09.2026», Comune e società di gestione del risparmio verificheranno insieme l'andamento delle operazioni per accordarsi su «un eventuale nuovo termine». Quella verifica è prevista nel corso di questo mese.
Il cronoprogramma di quelle opere lo avevamo chiesto per iscritto con l'accesso agli atti del 30 giugno, e non ci è mai stato trasmesso. Adesso sappiamo perché. Gli espropri delle aree da conferire al fondo sono intanto fermi in attesa dell'approvazione della variante al Piano Particolareggiato, come ci è stato scritto il 5 agosto: quella variante è stata adottata dalla Giunta il 31 dicembre 2025, il deposito per le osservazioni si è chiuso il 13 febbraio e a oggi non ci risulta pubblicata alcuna delibera di approvazione. In bilancio ci sono 2.100.000 euro sul 2026 e 1.500.000 sul 2027 per la sola procedura espropriativa: tre milioni e seicentomila euro, di cui una parte è già iscritta su un'annualità successiva a quella in cui gli espropri dovrebbero essere conclusi.
Il Rendiconto 2025, approvato in primavera, scrive che «la procedura espropriativa dovrà concludersi entro il 2026 in modo da poter consegnare all'operatore incaricato le aree necessarie», e non segnala alcuna criticità. Fra quel documento e ciò che abbiamo ascoltato in Commissione c'è la distanza fra un impegno e la sua praticabilità.
C'è poi una questione di metodo che riguarda noi tutte e tutti. Sulla viabilità risponde una direzione, sulle demolizioni un'altra, sulle bonifiche una terza, sugli espropri una quarta: ci è stato correttamente indicato di rivolgerci all'urbanistica per il resto delle opere. Non è un rilievo a chi lavora, anzi: operare senza una regia politica chiara rende il lavoro più difficile per chiunque. Ma l'unico luogo in cui quel quadro si ricompone davanti alla Città sono il Consiglio comunale e il Consiglio di Quartiere, non si esaurisce tutto in Giunta.
C'è infine il costo del ritardo, ed è la parte che ci interessa di più. Il ritardo al fondo non è privo di conseguenza: l'atto di aggiudicazione prevede che le parti si accordino su un eventuale nuovo termine e che la società di gestione «nulla potrà pretendere a titolo di indennizzo o altro». L'efficacia degli affitti calmierati inizierà soltanto quando quelle case esisteranno, mentre la durata del fondo e i novant'anni di diritto di superficie restano dove sono. Ogni mese perso avvicina la fine del vincolo sociale al momento in cui gli alloggi torneranno sul mercato a prezzo pieno: il calendario del soggetto pubblico slitta, quello del capitale privato no, se non cambiano le cose (e questa è una delle richieste che facciamo da settimane).
Dell'area ex Lupi di Toscana riteniamo fondamentale discutere bene e complessivamente, nel Quartiere 4 e in Consiglio comunale", conclude SPC.