Livorno: sangue nel cantiere innovativo
Oggi, il cantiere Saipem per la bioraffineria Eni di Stagno, a Livorno, è stato teatro dell'ennesimo infortunio che ha coinvolto tre operai, rimasti feriti in un sito che dovrebbe rappresentare la "rinascita" tecnologica e la sostenibilità del sistema Paese.
L'incidente di Livorno ha riacceso i riflettori sulla catena della precarietà insita nei subappalti. I tre feriti erano dipendenti di ditte esterne, un dettaglio che spesso si traduce in una pericolosa diluizione delle responsabilità. Il Presidente Eugenio Giani e l’Assessore Alberto Lenzi hanno richiamato la necessità di "guardare con rigore a tutta la filiera", poiché chi opera in siti complessi deve contare su tutele identiche, a prescindere dal contratto.
"Chi lavora nello stesso sito e affronta gli stessi rischi deve avere gli stessi diritti, la stessa formazione, le stesse protezioni e le stesse garanzie. La sicurezza non può cambiare in base al contratto applicato o al nome scritto sulla busta paga" denuncia la FILCTEM CGIL Livorno.
L'Osservatorio Vega colloca la Toscana in "Zona Arancione", definita da un'incidenza compresa tra la media nazionale di 17,8 e il 125% di tale valore. Nonostante gli sforzi, la regione resta in una fascia di rischio elevato.
Il progresso industriale non ha valore se poggia su fondamenta umane fragili e sotto-tutelate. Come affermato da Giani e Lenzi, la crescita economica ha senso solo se ogni stabilimento diventa un luogo dove la vita delle persone viene prima di ogni logica di mercato. La tecnologia di domani non può essere costruita con le procedure di sicurezza di ieri.