Il welfare studentesco del dopo-PNRR

Redazione Nove da Firenze

Oggi, intraprendere un percorso universitario in Italia significa confrontarsi con un paradosso sistemico: da una parte, l'istruzione superiore è celebrata come il principale motore di mobilità sociale; dall'altra, le barriere economiche si fanno sempre più alte. Tra un mercato immobiliare privato dai costi proibitivi e un’inflazione che erode il potere d’acquisto, il "Diritto allo Studio" rischia di ridursi a un mero enunciato burocratico. In questo contesto, l'Azienda regionale DSU della Toscana sta tentando una trasformazione: passare dalla logica dell’assistenza a quella di un’infrastruttura strategica. I numeri del bilancio consuntivo 2025 sono la fotografia di un sistema che cerca di rendere il talento indipendente dalle condizioni di partenza, trasformando la Toscana in un laboratorio di welfare studentesco d'eccellenza.

In un panorama nazionale spesso segnato da deficit cronici, il DSU Toscana presenta un dato controtendenza: un utile di bilancio superiore ai 4 milioni di euro. La notizia non risiede nel profitto in sé, ma nella natura della gestione amministrativa che lo ha generato e nella sua destinazione. Non parliamo di risorse disperse, ma di un "fondo vincolato" che garantisce stabilità al sistema.

L'80% di questo utile viene reimmesso nel circuito del diritto allo studio: circa 2,47 milioni di euro sono destinati a nuovi investimenti nelle residenze, mentre oltre 787 mila euro vengono accantonati per garantire la copertura delle borse di studio nell'anno accademico 2027/2028. È una rarità amministrativa: programmare la tutela degli studenti con tre anni di anticipo.

Tuttavia, questa solidità non cancella le incognite all'orizzonte, come sottolineato dalla presidente della Commissione Cultura, Diletta Fallani: "Il bilancio 2025 restituisce un quadro complessivamente positivo, con tutti gli idonei che sono stati beneficiari di borsa... Tuttavia, sono preoccupata per il futuro con il venir meno dei fondi PNRR: occorrerà guardare già da adesso alla sostenibilità futura delle borse di studio."

Il nodo cruciale per ogni studente fuori sede è l'alloggio. Qui la Toscana registra un'accelerazione nel tasso di accettazione delle domande per un posto letto nelle residenze pubbliche. Se nel 2024 il sistema riusciva a soddisfare solo il 43% delle richieste, nel 2025 la quota è già salita al 53%, con una proiezione ambiziosa del 73% per il 2026.

Questa crescita è il risultato di una doppia spinta. Da un lato, l'incremento fisico dei posti (dai 4.080 del 2025 ai 4.652 previsti per il 2026, più 170 in convenzione). Dall'altro, un massiccio Piano di Sicurezza Abitativa che ha sbloccato strutture precedentemente indisponibili per lavori di adeguamento antincendio e antisismico. Gli interventi hanno riguardato poli chiave come San Miniato a Siena, le residenze Caponnetto e Ater a Firenze, e proseguiranno con l'efficientamento energetico dei complessi Fascetti a Pisa e Tolomei a Siena. Questo sforzo istituzionale diventa vitale a fronte del "lievitare degli affitti nel mercato privato", che sta rendendo la residenza pubblica l'unico vero baluardo contro l'esclusione formativa.

La capacità attrattiva di un territorio si misura sulla sua apertura. Per l'anno accademico 2026/2027, le domande totali presentate al DSU sono state 26.037, confermando la Toscana come uno dei poli accademici più ambiti d'Italia (con Firenze in testa con oltre 11.000 richieste, seguita da Pisa e Siena).

Il dato più rilevante è però il peso della componente internazionale: il 29% delle domande (7.542 richieste) proviene da studenti stranieri con famiglia all'estero. Come evidenziato dall'assessora Cristina Manetti, investire su questi giovani non è solo un atto di inclusione, ma una strategia di competitività regionale. Sostenere il diritto allo studio significa attrarre capitale umano qualificato, indipendentemente dal patrimonio economico dei genitori.

Il servizio di ristorazione, con i suoi 3,1 milioni di pasti erogati nel 2025, si sta evolvendo verso una maggiore flessibilità. L'innovazione proposta non è solo logistica ma culturale: lo "spacchettamento del vassoio" permetterà agli studenti di comporre il pasto scegliendo singole pietanze, riducendo gli sprechi e rispondendo a diverse esigenze nutrizionali.

Interessante è anche il dibattito sul "decentramento" dei servizi. Una proposta avanzata dall'opposizione con Alessandro Tomasi (FdI) – che suggeriva di valutare residenze in città come Pistoia – è stata accolta positivamente dalla maggioranza (Simona Querci, Pd). Questo raro clima di convergenza istituzionale sottolinea la volontà di creare residenze che siano non solo dormitori, ma luoghi funzionali allo studio e alla socialità, purché integrati con i trasporti e le attività ricreative delle città ospitanti.

La filiera del talento toscano non si esaurisce con la laurea. Un esempio virtuoso di sinergia tra istituzioni e territorio è rappresentato dal bando promosso dall’Università di Firenze e Fondazione CR Firenze. Con un investimento di 160.000 euro, sono stati messi a disposizione esattamente due contratti di ricerca post-dottorato da 18 mesi ciascuno.

La struttura è innovativa: la formula "9+9" prevede che i primi nove mesi si svolgano obbligatoriamente all'estero, in centri di ricerca di eccellenza, mentre i restanti nove vengano trascorsi presso i dipartimenti dell'Ateneo fiorentino. È una tattica precisa per contrastare la "fuga dei cervelli": si finanzia l'acquisizione di competenze globali a patto che queste vengano riportate sul territorio, a beneficio del sistema accademico e produttivo locale.

Il modello toscano chiude il 2025 con oltre 16.000 borse erogate, garantendo la copertura totale degli idonei. In Toscana, oggi, chi ha diritto al sostegno lo riceve effettivamente. Tuttavia, dietro questi risultati si allunga l'ombra della fine dei finanziamenti straordinari legati al PNRR.

La sfida per la politica regionale e nazionale è evitare il ritorno ai cosiddetti "idonei non beneficiari": quegli studenti che, pur avendo i requisiti economici e di merito, restano privi di sostegno per mancanza di fondi.