​Caso RSA Le Civette: scompare una struttura pubblica

Redazione Nove da Firenze

Firenze sta scivolando in un inverno demografico senza precedenti, con una popolazione anziana sempre più fragile e una domanda di assistenza che preme con forza sulle porte del sistema pubblico. Eppure, tra le mura storiche del complesso di San Salvi, assistiamo a un fenomeno regressivo: la silenziosa erosione della RSA "Le Civette". Mentre le famiglie degli ospiti e i lavoratori presidiano con rabbia e dignità Piazza Duomo e Palazzo Vecchio, le istituzioni rispondono con un linguaggio burocratico e interlocutorio che sa di rinvio. La riduzione dei servizi in un presidio pubblico d'eccellenza non è solo un problema logistico, ma un segnale di allarme rosso sulla tenuta del welfare cittadino: un arretramento che avviene proprio quando il bisogno sociale raggiunge il suo picco storico.

Al 31 dicembre 2025, la città di Firenze registrava 206 persone in lista d'attesa per un posto in RSA. A metà agosto 2026, la cifra è rimasta tragicamente identica: un ristagno che dimostra come il sistema non riesca a smaltire nemmeno una frazione della domanda. Nelle 35 strutture accreditate del territorio, la disponibilità al 31 dicembre era pari a zero.

In questo scenario di saturazione totale, la logica della programmazione sanitaria imporrebbe il potenziamento dei presidi pubblici. Invece, si ipotizza il ridimensionamento o la chiusura de "Le Civette". Si tratta di una contraddizione sociale che ignora la realtà dei fatti.

Lorenzo Masi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, denuncia: «I numeri rendono la situazione ancora più difficile da comprendere: a metà agosto risultavano 206 persone in lista d’attesa per un posto in RSA e nessun posto disponibile nelle 35 strutture accreditate della città. In questo contesto, anche soltanto ipotizzare la chiusura di una struttura pubblica appare in evidente contraddizione con i bisogni del territorio».

La cronistoria de "Le Civette" è il racconto di uno svuotamento progressivo attuato nell'ombra. Nel 2001, la struttura era autorizzata per 60 posti. Nel 2017, la capienza ufficiale è scesa a 40. Dall'autunno del 2023, i posti attivi sono stati dimezzati a 20, con appena 19 ospiti residenti.

Il consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) denuncia un vuoto normativo. Nonostante l'accesso agli atti e una risposta ufficiale dell'Azienda Sanitaria datata 18 agosto 2026, non è emerso alcun provvedimento autorizzativo che giustifichi il passaggio da 40 a 20 posti. Quella che nel 2023 era stata spacciata come una riduzione "temporanea" per lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza è diventata, per inerzia e mancanza di trasparenza, una condizione di fatto. Quei 20 letti sono stati "persi nel nulla", sottraendo risposte essenziali ai cittadini senza una discussione pubblica o un atto formale.

"Le Civette" rappresenta l'ultima linea di difesa contro la privatizzazione dell'invecchiamento. Con una quota sociale di circa 53 euro al giorno, la struttura offre una delle tariffe più basse e accessibili dell'intera area fiorentina. Per le famiglie con minori possibilità economiche, questo presidio non è un'opzione tra le tante, ma l'unica garanzia di assistenza dignitosa.

La natura "pubblica" della RSA è il sigillo di un'equità che rischia di sparire. La perdita di questo modello colpirebbe duramente le fasce più vulnerabili, trasformando il diritto alla cura in un privilegio per chi può permettersi rette private ben più elevate. La posizione dei sindacati (Cgil, Fp Cgil e Spi Cgil) è un monito sulla tenuta democratica del servizio: «Non può essere considerata una semplice scelta organizzativa: riguarda il lavoro, le persone ospitate, le famiglie e più in generale la tenuta dei servizi sociosanitari del territorio».

Mentre il destino della struttura appare incerto, la macchina burocratica produce atti che svelano una gestione opaca. La delibera del direttore generale n. 210 del 27 febbraio 2026 ha messo a gara un lotto che include proprio "Le Civette" per un valore di ben 25.623.832 euro (al netto dell'IVA) per la durata di 8 anni.

Il punto critico è l'assenza totale nel bando di indicazioni sul numero di posti letto messi a gara. Come può un'amministrazione impegnare oltre 25 milioni di euro di denaro pubblico senza definire l'obiettivo quantitativo della prestazione?

Nelle aule consiliari si assiste da mesi a un sistematico "scaricabarile". Il Comune di Firenze si difende sostenendo che la struttura appartiene all'Azienda Sanitaria e che dunque le decisioni spettano a quest'ultima.

In base alla Legge Regionale 41 del 2005, è l'amministrazione comunale a detenere il potere di rilascio dell'autorizzazione al funzionamento. Inoltre, la programmazione è affidata alla Società della Salute, un consorzio pubblico dove il Comune non è uno spettatore, ma il protagonista principale. Decidere quanti posti letto pubblici debbano esistere a Firenze è una scelta politica. Nascondersi dietro la proprietà dell'immobile è un espediente per fuggire dalle responsabilità di fronte a un welfare che arretra per mancanza di volontà, non di strumenti normativi.

Il destino de "Le Civette" è indissolubilmente legato al progetto di riqualificazione dell'area. Non può esistere un vero "housing sociale" senza un cuore di servizi pubblici che ne garantisca la sostenibilità umana. La RSA non è un ostacolo al rilancio di San Salvi, ne è l'anima sociale.