Firenze tra decoro e apertura sociale
Sotto le volte di cemento del sottopasso delle Cure, il "viavai" quotidiano di pendolari e residenti si mescola al silenzio teso di chi, ai margini, ha trovato in quegli spazi un rifugio precario. È un pezzo di Firenze dove la vita urbana pulsa tra murales e memorie di vecchi lavatoi, ma è anche il palcoscenico di uno scontro politico che, dalle strade, si è spostato nelle stanze climatizzate di Palazzo Vecchio. Ieri, il Consiglio Comunale ha approvato una variazione di bilancio che spende 105.000 euro per erigere barriere fisiche.
Nel corso del dibattito consiliare, la Giunta Funaro ha tentato una manovra diplomatica, derubricando lo stanziamento a una "semplice possibilità" tecnica, un’ipotesi soggetta a future verifiche. Tuttavia, secondo i consiglieri di Sinistra Progetto Comune (SPC), Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri, si è consumato un "cortocircuito" tra la retorica della partecipazione e la prassi contabile: "In politica prima si decide e poi si agisce: mettere i soldi in bilancio è già una decisione. In quella delibera ci sono 105.000 euro iscritti, con avanzo pubblico, alla voce delle cancellate. Non è un'ipotesi campata per aria: è una linea di spesa approvata, che basta una determina dirigenziale per attuare. Se davvero 'non lo farete', allora perché lo finanziate?"
La cifra non è simbolica. Il fondo di 105.000 euro è destinato a un pacchetto di interventi definiti tecnicamente con un'espressione gelida: "opere da fabbro per interdizioni". Si tratta di una somma a corpo che non riguarda un singolo intervento, ma una triade di luoghi sensibili della città, su cui la pressione per un "ripristino del decoro" è montata per oltre un anno:
- Il sottopasso di piazza delle Cure;
- Gli ex lavatoi di via Senese (Sant'Ilario a Colombaia);
- La Piazzetta Cavallari.
Questa scelta riflette una visione di gestione urbana che privilegia l'interdizione fisica rispetto alla riqualificazione sociale. L'acciaio delle cancellate diventa la risposta standardizzata a problemi complessi, un modo per "chiudere fuori" il disagio anziché gestirlo.
In questo scenario, l'opposizione di destra rivendica un trionfo politico, pur mantenendo una posizione di distacco istituzionale. Fratelli d'Italia, attraverso il consigliere Giovanni Gandolfo, ha infatti sottolineato l'ironia della situazione: il partito ha votato convintamente contro il bilancio complessivo della sindaca Funaro, ma reclama la paternità politica di questi 105.000 euro, visti come il frutto di battaglie durate mesi.
La strategia di FdI si è articolata su tre fronti precisi:
- Ripristino del decoro: l'eliminazione visiva del degrado negli ex lavatoi e nei sottopassi.
- Messa in sicurezza: l'uso di barriere come deterrente contro utilizzi impropri degli spazi.
- Vigilanza esecutiva: un impegno a monitorare i tempi di esecuzione affinché le "opere da fabbro" non restino solo sulla carta.
La contraddizione più stridente, quasi un testacoda ideologico, emerge confrontando il presente con il passato recente. Il 6 settembre 2024, con la deliberazione DG/2024/00376, la Giunta aveva approvato all'unanimità un progetto di inclusione sociale proprio nel sottopasso delle Cure. Si trattava di uno spazio di book sharing specificamente pensato per accompagnare verso l'autonomia una persona senza dimora.
A meno di due anni da quella visione di "presidio sociale", il Comune sposta i fondi verso la chiusura. Per le opposizioni di sinistra, la "sicurezza vera" non si ottiene con le grate, ma attraverso un coordinamento strutturato che coinvolga AUSL, SerD, Prefettura, Questura e terzo settore. Sostituire i libri con le sbarre segnala una rinuncia: la città smette di cercare soluzioni per l'individuo e sceglie la via più rapida della rimozione fisica.
La vicenda ha scoperchiato anche una tensione istituzionale tutta interna alla maggioranza. I consiglieri di Fratelli d'Italia (Chelli, Sirello e i colleghi del Q2) hanno parlato di un "teatrino al limite del ridicolo" che svilisce il ruolo dei Quartieri.
È emerso infatti che la Commissione 8 del Quartiere 2, espressione della stessa maggioranza che sostiene la sindaca Funaro, si era espressa contraria all'ipotesi di chiusura del sottopasso. Nonostante questo parere territoriale, la Giunta ha proceduto al finanziamento in bilancio.
Questa mossa è stata definita dai consiglieri di opposizione come "una dichiarazione limpida e cristallina del fatto che a questa Giunta del decentramento non importa assolutamente nulla". Il territorio viene ascoltato, forse, solo dopo che i soldi sono già stati impegnati per fare l'esatto opposto di quanto richiesto dai rappresentanti locali.
Il caso delle cancellate di Firenze solleva una questione che va oltre la contabilità di luglio 2026. È una scelta filosofica: la città deve essere un organismo "abitato", capace di includere le sue marginalità, o un perimetro "protetto" da barriere meccaniche?
Finanziare cancellate per risolvere problemi che si era tentato di curare con il book sharing e l'autonomia sociale suggerisce un cambio di paradigma. Resta da chiedersi se questa amministrazione stia diventando più "pragmatica" nel rispondere alle istanze di decoro o se, semplicemente, abbia smarrito la strada della dignità sociale, preferendo il rassicurante rumore di un lucchetto che si chiude alla complessità di un presidio sociale permanente.