Fauna: un'estate che cambia le regole?

Redazione Nove da Firenze

L’estate che stiamo attraversando, con la sua  sequenza di temperature record, è un segnale d'allarme che scuote l’equilibrio stesso della nostra terra. I boschi, feriti da incendi sempre più frequenti, e un deficit idrico ormai cronico hanno messo a nudo la fragilità degli ecosistemi italiani. Per la fauna selvatica, questo scenario non è un semplice disagio meteorologico, ma una minaccia diretta al ciclo della vita nei suoi momenti più vulnerabili.

In questo contesto di sofferenza ambientale, il sistema di tutela animale in Italia sembra giunto a un punto di rottura. Questo articolo intende esplorare le crepe più profonde emerse recentemente: dai paradossi legali che ignorano l'emergenza climatica alle nuove possibilità per i cittadini di opporsi alla caccia per motivi etici, fino alla gestione della fauna urbana come se fosse un semplice rifiuto da smaltire. Siamo di fronte a un bivio dove la legalità deve finalmente incontrare una nuova sensibilità ecologica.

Mentre il Paese brucia e le riserve idriche si esauriscono, il WWF Italia ha mosso un passo formale verso tutte le Regioni, invocando l’applicazione dell’Articolo 19 della Legge 157/1992 e il principio di precauzione sancito dal diritto europeo. La richiesta è chiara: sospendere o limitare l'attività venatoria a settembre per non infliggere il colpo di grazia a popolazioni animali già stremate.

Il paradosso è evidente e, per certi versi, inaccettabile sotto il profilo etico e amministrativo. Se da un lato lo Stato attiva misure straordinarie e fondi d'emergenza per proteggere l'agricoltura e gli allevamenti dalla siccità, dall'altro ignora che la fauna selvatica è, per definizione giuridica, "patrimonio indisponibile dello Stato". È una contraddizione sistemica: si tutela l'interesse economico ma si permette che un'attività ricreativa non essenziale, come la caccia, si svolga in condizioni di crisi ambientale estrema.

"La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata dall'articolo 9 della Costituzione. In una fase caratterizzata da ondate di calore eccezionali, siccità persistente e incendi diffusi, consentire il regolare svolgimento dell'attività venatoria rischia di aggravare ulteriormente una situazione già estremamente critica per molte specie."

Una svolta significativa arriva dalla Toscana, dove l’approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio regionale apre una "opportunità d'oro" per i proprietari terrieri che desiderano tutelare i propri fondi. Sulla base dell'Articolo 15 della Legge nazionale 157/1992, è possibile vietare l’ingresso dei cacciatori nelle proprie terre.

Il rigore informativo è d'obbligo: la cornice normativa è dettata dall'Articolo 39 della Legge regionale n.18 del 31 luglio 2026 (pubblicata sul BURT n.43 del 4 agosto 2026). Tuttavia, il timer di soli 30 giorni per presentare la domanda non è ancora partito: scatterà ufficialmente solo nel momento in cui il Piano Faunistico Venatorio sarà pubblicato sul BURT, evento previsto tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. La procedura sarà esclusivamente digitale, tramite una pagina web dedicata sul sito della Regione Toscana.

Massimo Vitturi, responsabile Area Animali Selvatici della LAV, sottolinea l’importanza civile di questo atto: "Un’opportunità che non si ripresenterà più nei prossimi anni, verificheremo anche che sia concessa la possibilità di vietare la caccia per motivi etici, come affermato recentemente da più sentenze delle Giustizia amministrativa."

A Massa, la gestione del piccione nel centro storico è diventata un caso di etica urbana. LNDC Animal Protection ha contestato lo stanziamento di 38.000 euro per un piano che prevede l'uso di gabbie-trappola e la successiva soppressione degli animali.

L'associazione evidenzia come questa "scorciatoia" letale possa essere non solo crudele, ma legalmente vulnerabile. Il Piano regionale toscano sul controllo del piccione (valido fino al 31 dicembre 2026) impone infatti che la soppressione sia l'ultima ratio, preceduta dalla prova documentata della necessità, della proporzionalità e del fallimento dei metodi incruenti. LNDC chiede trasparenza: dove sono i censimenti? Dove sono le prove dei fallimenti delle alternative come la messa in sicurezza dei siti di nidificazione o la riduzione delle fonti alimentari incontrollate?

Le parole di Piera Rosati, Presidente LNDC, restituiscono una dignità biologica a questi animali: "I piccioni non sono oggetti indesiderati né rifiuti urbani. Sono esseri viventi e non possono essere condannati a morte perché la loro presenza viene considerata scomoda."

Le vicende di questa estate — dalle istanze costituzionali del WWF alla resistenza etica dei proprietari terrieri in Toscana — dimostrano che il vecchio modo di gestire la fauna selvatica non è più sostenibile. L'inserimento della tutela dell'ambiente e della biodiversità nell'Articolo 9 della nostra Costituzione non è un mero esercizio di stile, ma un imperativo che obbliga le istituzioni a un cambio di passo: la prevenzione e la scienza devono prevalere sull'emergenza e sul sangue.