Caso Montedomini: il rischio di un precedente pericoloso

Redazione Nove da Firenze

All'interno di Palazzo Vecchio l'aria è diventata irrespirabile, e non certo per l'afa. Una tensione politica elettrica sta scuotendo i corridoi del potere cittadino, mettendo a nudo i nervi scoperti di una maggioranza che sembra aver smarrito la bussola della trasparenza. Al centro del ciclone c’è l’ente Montedomini, un tempo vanto dell’assistenza fiorentina, oggi protagonista di uno "scandalo" che minaccia di trasformarsi in una Caporetto d'immagine per l’amministrazione Funaro.

In un’epoca in cui la partecipazione viene sbandierata come un vessillo, ci si trova davanti a un muro di gomma istituzionale. La gestione della cosa pubblica a Firenze è un libro aperto o un volume criptato, dove i capitoli più scomodi vengono rimandati a data da destinarsi per evitare testimoni scomodi?

Il primo atto di questo dramma amministrativo si gioca sul tabellone delle convocazioni. Il "forfait" del presidente di Montedomini, Frittelli, alla Commissione Controllo prevista per il 30 luglio, non è passato inosservato. Se il presidente della Commissione, Paolo Bambagioni, parla apertamente di "assenze tattiche", il suo vice Enrico Conti si lancia in un equilibrismo cronologico per minimizzare il forfait, derubricandolo a un banale intoppo di agenda e offrendo come "concessione" la data del 3 agosto.

Si tratta di un’operazione di damage control piuttosto goffa. Fissare un'audizione così delicata al 3 agosto significa, nei fatti, cercare il deserto mediatico e politico tipico delle ferie estive. È la strategia del "silenzio di agosto": se il controllore è in vacanza, il controllato respira.

"Chi ricopre ruoli pubblici, su indicazione dell'amministrazione cittadina, non può sottrarsi al legittimo controllo pubblico" parole di Bambagioni che colpiscono nel segno: la responsabilità verso la città non segue il calendario balneare. Accettare che i vertici delle partecipate decidano quando farsi esaminare "a gradimento" creerebbe un precedente pericoloso, trasformando gli organi di controllo in passacarte subordinati ai capricci dei dirigenti.

Il caso Montedomini non è un episodio isolato, ma sembra far parte di una strategia di chiusura sistematica. Luca Santarelli (gruppo Misto-Noi Moderati) ha denunciato con forza il "doppio muro" eretto dalla maggioranza. Da un lato, il PD, AVS Ecolò e la Lista Civica Funaro hanno blindato la Sindaca, dicendo "No" alla richiesta di farla riferire in aula lo scorso 27 luglio. Dall'altro, il "No" di Frittelli alla data del 30 luglio completa il quadro di un'amministrazione arroccata.

Mentre Enrico Conti tenta di spacciare queste critiche come "polemiche artificiali", la realtà descritta dall'opposizione parla di una Firenze che, da "regina della partecipazione", si sta trasformando in "leader dell'esclusione". È un paradosso istituzionale: si nega il confronto immediato in aula mentre fuori dai palazzi si continua a predicare bene. Questa "nebulosità" non è solo un problema di comunicazione, ma una crepa profonda nel rapporto fiduciario tra i cittadini e Palazzo Vecchio a metà di questo mandato 2026.

Ma la vera dissonanza —sono parole di Santarelli— emerge quando si tocca il tema della casa. Mentre la sinistra radicale che sostiene la giunta invoca il pugno duro contro i privati, chiedendo censimenti e la requisizione temporanea degli immobili sfitti, la realtà gestionale del Comune e di Montedomini racconta una storia di segno opposto. È qui che l'ipocrisia politica si fa sostanza. Ecco i dati che inchiodano l'amministrazione a un clamoroso spreco di risorse pubbliche:

Una società pubblica agisce come un rapace locatore turistico, svuotando case per fare profitto, mentre l'amministrazione comunale minaccia i cittadini di requisire i loro appartamenti. È la negazione della funzione sociale dell'abitare da parte di chi, a parole, dovrebbe difenderla.

La vicenda Montedomini non si chiuderà con il primo weekend di agosto. La tensione tra la richiesta di "chiarezza immediata" e la tattica della "disponibilità differita" ha ormai superato il livello di guardia. Non si può gestire una città complessa come Firenze con la strategia del rinvio sistematico o, peggio, con una doppia morale che protegge il pubblico inefficiente e punisce il privato.

In attesa del confronto, forse in agosto, resta la sensazione che la trasparenza sia l'unico antidoto a una crisi di nervi che sta consumando Palazzo Vecchio. Senza risposte nette, la "nebulosità" diventerà l'eredità più pesante di questa amministrazione.