Caso Montedomini: polemiche stamane in Commissione Controllo

Redazione Nove da Firenze

Come può una storica istituzione fiorentina, che da oltre mezzo millennio rappresenta il baluardo dell’assistenza ai più fragili, trovarsi al centro di una tempesta politica su Airbnb e la rendita immobiliare? È questo il paradosso che avvolge oggi l’ASP Montedomini. Nata per proteggere gli ultimi, l'Azienda si ritrova a navigare in uno "scenario in continuo movimento", dove la necessità di far quadrare i conti pubblici sembra collidere frontalmente con la sua missione originaria. Analizzare il "caso Montedomini" significa scoperchiare un corto circuito burocratico e politico dove il welfare sociale e la monocultura turistica cercano un equilibrio sempre più precario.

L'attenzione della polemica oggi si sposta in Via Guelfa 81, dove le verifiche del consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) hanno fatto emergere un enigma cronologico che mette in imbarazzo i vertici dell'ente. Lo Sportello Unico per le Attività Produttive ha ricevuto, il 30 ottobre 2025, una segnalazione (SCIA) per "locazione breve/turistica a carattere imprenditoriale" riguardante un immobile di proprietà dell'ASP.

Il "mistero del Codice Identificativo Nazionale è il tassello che svela l'anomalia: un soggetto ha richiesto il codice identificativo dichiarandosi conduttore dell'immobile già nel 2024, quando il bene non era ancora stato messo a bando. Il bando ufficiale di locazione è infatti arrivato solo nel 2025. Come può un privato vantare un titolo di possesso su un immobile pubblico mesi prima che l'ente lo metta ufficialmente sul mercato?

In questo scenario, un'abitazione di tipo economico (A/3) di appena 59 metri quadri è stata trasformata in una macchina da rendita: quattro posti letto, due dei quali "incastrati" in un divano letto in soggiorno. Una "casa da famiglia" trasformata in un dormitorio a rotazione settimanale in un edificio nato per il sociale.

"Vogliamo liberare il dibattito da ogni silenzio pesante e ogni ipocrisia [...] a tutela della città contro le logiche della rendita che la stanno mangiando e per garantire i servizi sociosanitari come servizio pubblico." afferma Dmitrij Palagi.

Il Consiglio di Amministrazione, con una nota stampa di ieri, difende la propria linea parlando di "autonomia patrimoniale" e criteri imprenditoriali. La tesi è che nella logica economica la rendita turistica serve a pagare le RSA. I numeri del patrimonio (Dati CdA 2026):

Secondo il CdA, senza questi introiti, le rette delle RSA non potrebbero essere "notevolmente inferiori ai prezzi di mercato". Resta però l'interrogativo: come cambiano le percentuali delle locazioni turistiche il calcolo viene circoscritto -com'è immaginabile- agli immobili di proprietà dell'ente nella sola area Unesco?

La tensione istituzionale è esplosa stamani nella Commissione Controllo presieduta da Paolo Bambagioni. Il clima è stato definito dal consigliere Luca Santarelli come una vera rappresentazione del "Teatro dell'assurdo". Santarelli ha richiamato l’abbandono di ogni "costrutto drammaturgico razionale" e il "rifiuto del linguaggio logico-consequenziale" per descrivere una seduta dove i vertici aziendali erano i grandi assenti.

Il Presidente Maurizio Frittelli ha declinato l'invito citando impegni di lavoro improrogabili, mentre il Direttore Generale Emanuele Pellicanò è risultato assente per motivi di salute (collegandosi solo via Google Meet al CdA del giorno precedente).

Bambagioni è diventato il bersaglio di duri attacchi da parte della maggioranza, accusato di "uso distorto del ruolo" per aver convocato d'urgenza l'audizione. Nel frattempo, le opposizioni (Forza Italia, FDI, Lista Schmidt) denunciano un clima di "nervosismo" e il ricevimento di preoccupanti "messaggi intimidatori" ai danni dei consiglieri.

Mentre il dibattito pubblico si infiamma su Via Guelfa, un'ombra si allunga sulla continuità dei servizi. Entro il 31 agosto 2026 scadrà l'appalto da 32.283.061 euro per l'assistenza sociosanitaria nelle tre RSA dell'ente. Il confronto tra le priorità del CdA è impietoso:

La misura del ritardo è allarmante se confrontata con il passato: nel 2022, la gara fu pubblicata 7 mesi prima della scadenza. Oggi, il silenzio degli atti pubblici suggerisce una gestione in emergenza. Un ente di assistenza non si giudica solo dalle mura, ma dalla dignità del lavoro di chi cura.

Come contrappeso alle polemiche gestionali, l'ente ha recentemente inaugurato i primi 15 appartamenti del "Villaggio Montedomini". Si tratta di un progetto di senior housing pubblico che permette agli over 65 di abitare in autonomia ma all'interno di una comunità protetta.

Questi 15 appartamenti rappresentano una risposta concreta alla missione sociale dell'ente, ponendosi idealmente a bilanciare le 11 unità destinate al mercato turistico. Iniziative come il progetto contro la solitudine "Soli Mai" o il "Caffè Alzheimer" ricordano che Montedomini resta un organismo vitale e indispensabile per il welfare fiorentino.

Il caso Montedomini pone una domanda che la politica fiorentina non può più eludere: è possibile conciliare la gestione imprenditoriale di un patrimonio storico con la missione puramente sociale di un ente pubblico senza che la prima divori la seconda?

L'opacità sui titoli di possesso in Via Guelfa e il ritardo sull'appalto milionario per l'assistenza impongono la necessità di trasparenza. Se il modello RSA deve reggersi sulla rendita turistica, la città ha il diritto di conoscere ogni singolo contratto e ogni Codice Identificativo. Senza un controllo rigoroso, il rischio è che il sistema del welfare pubblico venga indebolito dall'interno, trasformando una casa per i fragili in un altro ingranaggio della "gentrificazione" fiorentina.