Caso Montedomini: la 'clausola fantasma' e il silenzio della politica
Il caso dell'ASP Montedomini è il simbolo di un tradimento: un'azienda pubblica di servizi alla persona che, invece di gestire il patrimonio per alleviare l'emergenza abitativa, si è trasformata in un'agenzia di intermediazione per affitti brevi. Mentre i residenti vengono espulsi, i palazzi nati per accogliere i poveri diventano alloggi per turisti. È la logica del "fine che giustifica i mezzi", dove l'assistenza agli anziani diventa il paravento etico per un'operazione immobiliare.
La dirigenza di Montedomini e l'amministrazione comunale hanno difeso la scelta di aprire agli affitti brevi come una "necessità strategica" per finanziare il welfare. Eppure, vendere la città per pagare i servizi sociali è un corto circuito morale. L'esempio più eclatante è la palazzina di via Vacchereccia 5. Un tempo era l'eredità dei fratelli Fusi, destinata esplicitamente come "asilo per le famiglie povere". Ancora nel 2011, alcune famiglie fragili vi pagavano affitti sociali tra i 110 e i 171 euro. Oggi, dopo un'operazione di "ricollocamento" dei poveri, quel palazzo è un hotel a quattro stelle con basi d'asta da 10.500 euro al mese.
L'analisi dei bandi pubblici rivela una strategia chirurgica: la deroga per l'uso turistico non è un errore burocratico, ma una precisa scelta di rendita. Tra il 2020 e il 2026, la clausola che permette l'uso extralberghiero compare sistematicamente solo dove il mercato scotta, creando una politica a due velocità:
- Il Centro Storico (11 bandi con deroga): Via Vacchereccia, via Faenza, via Guelfa, piazza San Giovanni, via dell'Albero. Qui l'uso turistico è il dogma.
- La Periferia e le aree "povere" (Senza clausola): In via Maccari all'Isolotto, o in via delle Conce e via delle Casine, la clausola scompare. Se non c'è profitto turistico, l'immobile può tornare a servire i cittadini.
Un doppio standard: mentre si colpisce il piccolo proprietario che affitta la "casa dei nonni", si stendono tappeti rossi ai professionisti dell'affitto. È la stessa logica che favorisce le operazioni immobiliari come il "Cubo nero" (l'ex-Teatro Comunale) o gli interventi in via Bufalini, trasformando la gestione del patrimonio pubblico in un favore ai grandi gruppi societari a discapito dei piccoli residenti.
Le priorità di un'istituzione si leggono nei bilanci, non nelle conferenze stampa. Nel preventivo 2026 di Montedomini, la sproporzione è documentata:
- L'area immobiliare genera un margine di 1,6 milioni di euro.
- Tutti i servizi alla persona messi insieme producono un margine di 161.000 euro.
Siamo di fronte a un'azienda immobiliare che "fa anche" assistenza. Immobili in via dell'Albero, classificati come categoria A/4 (abitazioni popolari), siano stati messi a bando con basi d'asta di 2.600 euro e facoltà di uso turistico. Tutto questo accade mentre a Firenze si contano 837 alloggi di edilizia residenziale pubblica sfitti, di cui la stragrande maggioranza (758) in attesa di ristrutturazione. Il pubblico abdica al suo ruolo di calmiere del mercato.
Dal 20 gennaio 2026, la clausola turistica è sparita dai nuovi bandi. Un cambio di rotta avvenuto in silenzio, senza che nessuno spiegasse perché fosse stata introdotta, o perché venisse cancellata. Il dietrofront odierno non cancella le macerie: i contratti già firmati sotto la vecchia gestione rimarranno attivi fino al 2039 e al 2042. Per i prossimi vent'anni, decine di appartamenti pubblici resteranno sottratti ai cittadini, blindati da accordi che garantiscono il business turistico a lungo termine.
Il Ministero del Turismo tenta di rispondere all'emergenza con palliativi tecnici, ma la realtà fiorentina dimostra che il problema non è la mancanza di codici identificativi, ma la volontà politica locale.
"Sugli affitti brevi, questo è il primo governo che ha regolamentato il settore, con la banca dati delle strutture ricettive e l’introduzione del CIN. Siamo sempre disponibili al dialogo e al confronto." ha affermato oggi a Follonica il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi.
Mentre il Ministro Mazzi parla di CIN e BDSR, a Firenze la "regolamentazione" è stata usata per anni per autorizzare esplicitamente ciò che si diceva di voler combattere. Gli strumenti tecnologici nazionali sono armi spuntate se le autorità locali utilizzano i bandi pubblici per accelerare la gentrificazione.
L'espulsione dei residenti non è solo un dato urbanistico,. Quando i cittadini sentono che la città non appartiene più a loro, smettono di partecipare: l'affluenza alle urne crollata sotto il 50% è il segnale di una rassegnazione civica. Firenze sta diventando un involucro vuoto, una scenografia per turisti facoltosi. Cosa resta di una città d'arte quando i suoi palazzi, nati per accogliere i poveri, diventano hotel a quattro stelle per finanziare un welfare sempre più marginale?