Caso Montedomini: case pubbliche per turisti

Redazione Nove da Firenze

Firenze vive oggi un paradosso stridente, una ferita aperta nela sua gestione urbana: da un lato, un’emergenza abitativa cronica che spinge i residenti fuori dal centro storico; dall’altro, un patrimonio pubblico che sembra aver smarrito la propria bussola etica. Al centro della tempesta c’è l’ASP Montedomini, storica istituzione cittadina nata per il sollievo dei più fragili, oggi finita sotto la lente per una gestione immobiliare che solleva interrogativi pesanti. La domanda non è più solo amministrativa, ma profondamente politica: cosa sta accadendo davvero all’eredità sociale della città? Mentre migliaia di cittadini invocano il diritto all’abitare, alcuni edifici di pregio sembrano aver imboccato la corsia preferenziale del mercato ricettivo, scardinando quel patto di fiducia che dovrebbe legare istituzioni e comunità.

Il cuore della controversia risiede nel distoglimento del patrimonio pubblico dalla sua missione originaria. Non si tratta di indiscrezioni, ma di atti formali: secondo le denunce emerse in Consiglio Comunale, per i complessi immobiliari di via Guelfa 81 e 83 e di via dell'Albero 10, l’uso turistico sarebbe stato esplicitamente autorizzato nei contratti allegati ai bandi di gara.

Si tratta di una scelta che colpisce il contratto sociale in una città che boccheggia per la scarsità di alloggi a prezzi accessibili. Destinare beni comuni al mercato extra-alberghiero, invece di trasformarli in presidi di residenzialità per le fasce deboli o la "fascia grigia", rappresenta una rottura traumatica.

“L'indirizzo dell'ASP Montedomini di distogliere il patrimonio pubblico abitativo dalla sua missione sociale ci pare più che sufficiente per chiedere un cambio di vertice di chi siede a capo di enti così delicati e strategici.” dichiara Cecilia Del Re, per Firenze Democratica.

L’inchiesta politica sulle aggiudicazioni ha scoperchiato dettagli che un osservatore attento non può ignorare. Dalle visure camerali emergono anomalie che minano la credibilità delle procedure di selezione. Il caso più eclatante riguarda la società che ha fatto man bassa di lotti pregiati, inclusi via Guelfa 81 e via dell'Albero 10. Le criticità sollevate delineano un quadro inquietante:

La polemica non si ferma ai numeri, ma investe la catena di comando. Sotto accusa è la continuità della governance, una sorta di "circuito chiuso" che sembra blindare il potere decisionale: l’attuale Presidente di Casa S.p.A. è infatti il precedente amministratore che ha guidato Montedomini per oltre un decennio. Questa circolarità di incarichi, secondo le opposizioni, soffoca ogni possibilità di controllo esterno e rinnovamento.

Il deficit di vigilanza è apparso nudo anche nelle sedi istituzionali. È stata denunciata la sistematica assenza della delegata dell'assessorato al sociale durante le commissioni chiave che hanno deciso le aggiudicazioni di via Guelfa 81 e 83. Non è un mero vizio di forma, ma un segnale di disimpegno politico su una partita dove il beneficio per la collettività dovrebbe essere l'unico faro.

“Se il patrimonio pubblico viene messo a disposizione del mercato privato, è giusto che siano trasparenti le modalità e che sia verificato il beneficio per l'ente e, quindi, per la comunità.” interviene anche Franco Marinoni, Direttore Confcommercio Firenze

Dalle parti sociali arriva però una proposta di rottura per uscire dall'angolo. CGIL e Sunia chiedono che lo scandalo Montedomini diventi il catalizzatore per un cambio di paradigma. L’obiettivo è sottrarre il patrimonio pubblico alla logica della pura rendita per ricondurlo alla sua funzione di Edilizia Residenziale Pubblica e Sociale. La ricetta proposta si articola su tre pilastri:

  1. Mappatura Totale e Censimento degli Sfitti: Non basta contare gli immobili pubblici; serve un censimento rigoroso del patrimonio privato inutilizzato per colpire la speculazione e rimettere in circolo le case.
  2. Canone Calmierato come Regola: Tutto il patrimonio oggi "messo a rendita" o inutilizzato deve essere destinato a canoni accessibili per i residenti.
  3. Agenzia Sociale per la Casa: Un ente di respiro metropolitano che operi con trasparenza totale, sottraendo la gestione del diritto all'abitare alle logiche opache delle singole partecipate.

Di fronte all'attacco, la maggioranza che sostiene la sindaca Sara Funaro fa scudo attorno alla regolarità formale degli atti. Marco Semplici (Lista Civica Funaro) invita a distinguere la battaglia politica dalla correttezza amministrativa, difendendo l'operato delle strutture tecniche competenti. La tesi è chiara: i bandi seguono norme rigide e ogni sospetto di irregolarità rischia di trasformarsi in un attacco gratuito a professionisti che agiscono nel pieno rispetto della legge. Per la maggioranza, non ci sono ombre, ma solo procedure complesse gestite con la massima attenzione possibile verso il settore socio-assistenziale.

Il caso Montedomini solleva un velo sulle contraddizioni di una Firenze che rischia di diventare una "vetrina" per capitali globali, perdendo la propria anima residente. Quando il patrimonio pubblico viene gestito con logiche che ricalcano quelle del mercato privato, a perdere è il cittadino comune. La sfida non è solo amministrativa, ma etica: ristabilire una distinzione netta tra valorizzazione economica e missione sociale.