Burde raddoppia, bistecche e peposo al Michelangelo

Paolo Pellegrini

Metti una sera a cena (ma anche a pranzo, non cambia gran che) un lampredotto verace o una profumata pappa al pomodoro, o magari un peposo come Dio comanda nella sala di charme di un hotel di charme praticamente in riva all’Arno. Matrimonio inconsueto, diresti: è proprio qui il bello del giochino. Mettere insieme la tradizione fiorentina di una trattoria viva e vegeta da 125 anni con l’altrettanto tradizionale, ormai, gusto dell’ospitalità di una catena alberghiera di classe, che a Firenze oltretutto ci è pure nata ormai quasi cinquant’anni fa, e che conta una trentina di quattro e cinque stelle in Italia e nel mondo (Londra, Parigi, New York).

E così nasce l’operazione “Burde al Michelangelo”: i piatti più tipici – quelli di nonna Irene – dell’antica osteria-bottega-trattoria di via Pistoiese, oggi condotta dai fratelli Paolo e Andrea Gori, ma con già la next generation pronta ad affaccendarsi tra cucina e sala, proposti sette giorni su sette, pranzo e cena, alla clientela di uno degli alberghi più prestigiosi e più frequentati della città fra turisti (70 per cento stranieri) e congressisti, in una bella sala elegante da una trentina di posti, “ma non è escluso – afferma il general manager dell’hotel Mauro Polmonari, al timone del Michelangelo da due anni e mezzo – che in qualche occasione certi piatti non possano essere proposti anche per la banchettistica”.

E per clientela si intendono gli ospiti dell’hotel, certo, ma anche gli esterni: è un “piccolo Bignami di Burde”, come lo definisce Paolo Gori, il re della cucina di via Pistoiese, “una collaborazione che ci fa sentire sicuri di portare i sapori autentici di casa nostra finalmente anche dentro le mura cittadine”: non è facile infatti per molti, soprattutto turisti, raggiungere la sede di Burde in via Pistoiese, dove la trattoria oltretutto serve i pasti solo a pranzo, eccetto le frequenti speciali serate del venerdì. E suo fratello Andrea, il sommelier-giornalista re della cantina, cita Michelangelo Buonarroti il Giovane quando dice che “questa scoperta nuova è un po’ come la Vernaccia di San Gimignano che a detta del poeta bacia, lecca, morde, picca e punge”.

Tra l’altro, grazie a un Qr Code, i clienti dell’hotel potranno scegliere direttamente dalla cantina di Burde in via Pistoiese i vini da farsi servire in tavola a cena. “Grandi nomi e piccoli produttori del Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri – spiega Andrea Gori – affiancati da territori meno conosciuti e scelte stilistiche coraggiose provenienti dalle zone vocate nel Casentino, in Garfagnana, sulle Apuane, nel Mugello, nella Costa Toscana. Ci sarà anche la nostra libreria: vecchie annate di grandi vini toscani, tesori in bottiglia che fino ad oggi vivevano nei nostri scaffali, disponibili anche in 20 referenze al calice serviti con Coravin per chi vuole un'esperienza fuori dal comune."

Un matrimonio, questo tra la StarHotels e Burde, che “ha avuto – spiega ancora il direttore Polmonari – il suo bravo Cupido”. Si tratta di Fedegroup, “che ha sviluppato il progetto e ci ha fatto conoscere”. E Mirko Sanna, Ceo di Nabucco Srl, società proprietaria di Fedegroup, aggiunge: “L'incontro tra Starhotels e una realtà storica come Da Burde dimostra come le eccellenze della tradizione gastronomica italiana possano diventare un elemento distintivo dell'ospitalità contemporanea.

Il nostro ruolo è proprio quello di costruire connessioni tra brand iconici della ristorazione e strutture ricettive di alto profilo, sviluppando modelli innovativi che valorizzino identità, cultura e qualità. Siamo orgogliosi di aver ideato e realizzato un progetto che porta per la prima volta la storia di Da Burde all'interno di un contesto internazionale, contribuendo a rafforzare il legame tra ospitalità e territorio."

E quindi, baccalà e trippa, zuppe e cacciucco di ceci, panzanella e altri piatti-icona di Burde e della tradizione fiorentina più schietta e genuina serviti a un tavolo elegante, a due passi dall’Arno, dalle Cascine, ma anche dal centro storico. I prezzi? Quelli della trattoria di via Pistoiese. Motivo di più.