​Aeroporto: la sindrome del No blocca il futuro di Firenze

Redazione Nove da Firenze

Nonostante l'approvazione ambientale del Masterplan 2035 e l'inclusione dello scalo fiorentino nel Piano Nazionale Aeroporti, lo sviluppo della regione è sequestrato. Non bastava l’iter tecnico-amministrativo; oggi il progetto è sabotato da un "surplus procedurale" che vede l’informativa alla Commissione Europea trasformata nel pretesto per lo stallo.

L’11 settembre 2026 ha visto andare in scena l’ennesimo atto del "rito dei ricorsi". Cinque amministrazioni comunali hanno depositato presso il TAR della Toscana i motivi aggiunti per fermare l'ampliamento di Peretola, ricalcando criticità già ampiamente sviscerate e superate in sede di magistratura negli anni passati. Questo blocco è guidato da:

Mentre queste amministrazioni si arroccano in una difesa d’ufficio che ignora come la nuova pista sia l'unica soluzione per mitigare i sorvoli e l'impatto acustico, emerge con forza il "caso Prato". Nonostante il Consiglio comunale e il Sindaco pratese abbiano ribadito la propria contrarietà politica nel luglio 2026, il Comune di Prato ha scelto di non costituirsi in giudizio. Questo realismo tecnico isola i "cinque del No", dimostrando che persino tra gli oppositori c'è chi comprende che la battaglia legale è ormai priva di basi solide e serve solo a gonfiare le parcelle degli avvocati a spese dei contribuenti.

Mentre la pianificazione nazionale cerca di dare alla Toscana infrastrutture degne del XXI secolo, nel fine settimana va in scena la celebrazione del primo anniversario della firma del "Patto per la Piana", siglato da oltre 40 associazioni. L'iniziativa "Tutti pazzi per la Piana". Associazioni come Legambiente, Italia Nostra, VAS e il Presidio No Inceneritori/No Aeroporto trasforma una questione di rilevanza strategica in una festa.

Sabato 12 settembre a Villa Montalvo con il concerto per "orchestra di rane". Qui, il "Mago Annoiato" guida il pubblico suonando il guiro per contrapporre il gracidio degli anfibi a un hub aeroportuale internazionale: un "Parco Agroecologico" per lasciare l'area nello stato di inquinamento e degrado attuale, impedendo quegli interventi strutturali che solo lo sviluppo aeroportuale può garantire.

L'argomentazione dei contestatori è che il traffico aereo venga dirottato interamente su Pisa e Bologna. Gli "ecologisti" ignorano che gli scali alternativi sono già gravati dai propri impatti e sorvoli. Scaricare il problema sui vicini non è tutela dell'ambiente, è egoismo territoriale. Al contrario, i dati tecnici confermano che la nuova pista di Firenze garantirebbe un'evoluzione nettamente positiva per il territorio locale, risolvendo criticità storiche che i contestatori, paradossalmente, contribuiscono a mantenere in vita ogni volta che firmano un ricorso.

Il Piano Nazionale Aeroporti 2026-2035 non lascia spazio a interpretazioni: Firenze e Pisa sono scali di interesse nazionale con vocazione internazionale. Entrambi devono essere adeguati attraverso l'attuazione dei rispettivi Masterplan. Non è più tempo di discussioni di campanile.

Proprio in questi giorni ricorrono i 40 anni dalla ripresa definitiva dei voli di linea (15 settembre 1986) e, ancor più simbolicamente, sono passati 50 anni dalla "Settimana Aviatoria Fiorentina" dell'estate 1976. Quella fu una mobilitazione della cittadinanza a favore dell'aeroporto, un grido di modernità che oggi viene soffocato da una minoranza rumorosa armata di guiro.