Rubrica — Spettacolo

Per Ghigo Renzulli un nuovo disco solista

Intervista al fondatore dei Litfiba, in occasione della presentazione, oggi a Vicchio Del Mugello, del libro "New Wave a Firenze" di Bruno Casini


Intervista di Stefania Sandrolini

VICCHIO DEL MUGELLO- "Come ho scritto su Facebook, ho deciso di querelare sia la mia ex compagna che mi ha accusato di essere stato violento nei suoi confronti, sia la testata giornalistica che ha pubblicato le dichiarazioni di questa signora. Mi sento diffamato e, con i miei avvocati, ho deciso di agire nelle sedi opportune. Una prima udienza c'è stata già martedì 28 luglio, un'altra lunedì 3 agosto". Ghigo Renzulli, fondatore dei Litfiba, tutto avrebbe immaginato fuorché di trovarsi al centro di uno scandalo estivo. Uno di quelli brutti. Una "storiaccia", come la definisce lui "di cui non vede l'ora di vedere la conclusione per non doverne parlare più". Anche perché il chitarrista di "Spirito" con Johnny Deep, l'attore al centro di squallide attenzioni mediatiche per la sua causa di divorzio, vuol avere in comune solo la colonna sonora del film "I pirati dei Caraibi". Theme a cui si ispira il primo brano del suo nuovo progetto solista intitolato "No vox".

L'occasione per intervistare il chitarrista della band di "17 Re" è la presentazione di "New Wave a Firenze. Anni in movimento", il nuovo libro di Bruno Casini, scrittore e protagonista dell'onda creativa che attraversò il capoluogo toscano negli anni Ottanta facendone un punto di riferimento internazionale. Un interessante volume edito da ZONA Music Books, di cui Ghigo è protagonista assieme ad altri musicti come Federico Fiumani e antesignani dei moderni vj come Larry "Hit" Bolognesi.

"Credo che gli anni Ottanta rappresentino l'ultimo decennio in cui un movimento culturale si è sviluppato e imposto" - spiega Renzulli - "E' stato un periodo in cui la creatività ha raggiunto il suo apice per essere seguita , nei decenni successivi, da fenomeni artistici meteora incapaci di creare cose nuove coinvolgendo arti diverse come la musica, la pittura o la moda. Perfino il rap è nato in quegli anni".

Sui motivi per i quali in epoche più recenti non si sia più avuta un'ondata capace di rivoluzionare il pensiero giovanile, il chitarrista fiorentino, ha le idee ben chiare.

"La diffusione del computer e Internet hanno avuto un ruolo fondamentale nel distruggere ogni spinta individualista e creativa" - chiosa - "Essere diventati dipendenti della Rete ci ha reso schiavi degli algoritmi e degli analisti. Chi cerca di affermare una qualsiasi idea che sia diversa da quelle ben viste on line è immediatamente out e non ha speranze. Stiamo precipitando verso un futuro di uomini robot mossi tutti dagli stessi impulsi. Una cosa che mi preoccupa specie per i miei figli. Un giovane ha ben poche possibilità di sviluppare la propria personalità, valorizzando ciò che lo rende diverso".

Essere e fare qualcosa di diverso ogni volta, al contrario, sembra proprio essere il motto di Renzulli che, parallelamente ai Litfiba, da tre anni si dedica a "No vox", un progetto appunto senza parti cantate.

"Se fossi stato dotato vocalmente probabilmente sarei stato una sorta di menestrello del Seicento, un Branduardi a modo mio" - dice -" Pur non avendo una bella voce, però, non ho mai rinunciato a esplorare ciò che mi diverte e adesso, nonostante il Covid abbia stravolta la vita di tutti noi musicisti, sono molto soddisfatto di No Vox. Non abbiamo potuto masterizzarlo in America come avremmo dovuto fare, non possiamo portarlo in tour perché non si possono fare concerti, ma ho voluto farlo conoscere lo stesso in Rete perché spero che le persone sentano quanto mi sono divertito a lavorarci e si divertano anche loro".

Accanto a Renzulli per le composizioni di "No Vox" ci sono compagni di sempre come Gianni Maroccolo, ma anche tanti giovani strumentisti di talento. "E spero di coinvolgere tanti altri e non solo musicisti" - aggiunge- " Portando "No Vox" nei teatri mi piacerebbe poter unire la musica anche alle arti visive o alla danza o alla poesia".

Una tourneé che, causa pandemia, dovrà aspettare almeno il 2021 come dovranno aspettare i festeggiamenti per il quarantesimo anniversario del primo concerto dei Litfiba, avvenuto il 6 dicembre del 1980 alla Rockoteca Brighton di Settignano.

"Senza poter fare un live magari con tutta la formazione dell'epoca, non ha senso celebrare quell'esordio " spiega con un po' di tristezza nella voce "Magari tra noi, potrà anche accadere di ritrovarci a cena in un ristorante, ma la festa che avevamo in mente dovremo rimandarla".

Redazione Nove da Firenze