Migranti: ad Arezzo stop ai nuovi arrivi

Il sindaco Ghinelli: "Chi gestisce l'immigrazione investa in sicurezza per la città". Donzelli e Dini (Fdi): "Rendicontare le spese e reinvestire in sicurezza per gli italiani". Intanto nuova strage di migranti: altri 180 gettati in mare


Nuova strage di migranti davanti alle coste dello Yemen. Circa 180 persone provenienti dalla Somalia e dall'Etiopia, a bordo di un'imbarcazione, sono state gettate in mare dai trafficanti al largo dello Yemen.

“Ribadisco ancora oggi, di fronte alla piaga aberrante della tratta di esseri umani, come l'ha definita Papa Francesco, il più netto rifiuto ad ogni forma di schiavitù moderna. Ma rivendico, con altrettanto vigore, la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge". Così il card. Gualtiero Bassetti, nuovo presidente della Cei, che dal 1998 al 2009 è stato vescovo di Arezzo.

E ad Arezzo come si gestisce l'accoglienza? Sentite il sindaco.

“Sappiamo tutti che l'arrivo di migranti nelle città segue percorsi estranei ai sindaci; è altrettanto vero che ai sindaci è affidata in gran parte la tenuta sociale e la sicurezza delle stesse città. Alla luce anche degli ultimi eventi e dei numeri che interessano Arezzo, è un dato di fatto che la città non può sostenere altri arrivi: l'unica soluzione praticabile è quella di fermare il flusso in entrata”. Il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli torna a parlare di immigrazione con proposte finalizzate a maggiori controlli: “è evidente che quanto successo finora è anche frutto di mancati controlli e mancata programmazione delle giornate delle persone che è necessario tracciare nei loro movimenti, perché la sicurezza, il decoro e la tenuta sociale della comunità di Arezzo non possono essere subordinati a nessuna politica di accoglienza”.

La proposta della Giunta Ghinelli prevede la richiesta alle associazioni del terzo settore che gestiscono l'immigrazione di portare a conoscenza del Comune sia i dettagli del percorso di accoglienza, sia l'ammontare dei costi correlati alla stessa, divisi questi tra introiti funzionali alla ospitalità dei migranti e somme necessarie alla gestione della struttura. La proposta è che dell'utile risultante, una quota venga destinata a progetti di sicurezza e di coesione sociale a vantaggio degli aretini. Un progetto condiviso da Fraternita dei Laici, ASP legata all'amministrazione comunale, che fin da subito si è resa disponibile a che una quota del corrispettivo versato venga investito in sicurezza. Dalla Fraternita, anche la valutazione di rivedere la disponibilità all'accoglienza fin qui fornita.

«Arezzo non può sostenere nuovi arrivi di immigrati: ci aspettiamo che alle giuste parole del sindaco Ghinelli seguano i fatti delle partecipate». E' quanto affermano il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale della Toscana Giovanni Donzelli e il portavoce provinciale del partito Federico Dini, intervenendo sulla questione accoglienza in città. «Dopo le parole del sindaco la partecipata del Comune Fraternita dei Laici - sottolineano Donzelli e Dini - ne tragga le conseguenze e si tiri indietro nella gestione dell'affidamento di nuovi immigrati ad Arezzo e si impegni, in ogni caso, a rinunciare a qualsiasi introito diretto dall'accoglienza, rendicontando tutte le spese e destinando la parte eccedente a progetti di sicurezza in favore dei cittadini aretini. Grazie a Fratelli d'Italia la Camera ha recentemente approvato la proposta taglia-business per fermare la speculazione dei soggetti che gestiscono l'accoglienza - concludono Donzelli e Dini- ci aspettiamo che le amministrazioni di centrodestra agiscano di conseguenza».

"Prima si e' interrotta l'operazione Mare Nostrum, sostituendola con Triton e facendo dei nostri porti gli unici approdi per le navi di salvataggio, poi non siamo riusciti ad impegnare l'ONU nella costruzione di corridoi umanitari, quindi abbiamo consentito che l'Europa disattendesse gli impegni sulla redistribuzione dei profughi. Dovevamo proseguire con determinazione le nostre battaglie e insistere, avere pazienza e spiegarci al Paese che avrebbe capito. Invece si e' scelto la strada piu' facile e abbiamo deciso di cambiare la linea politica". Cosi' Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno - Mdp, sul suo profilo Facebook. "Si e' cominciato lasciandoci penetrare dal linguaggio e dalle idee della destra xenofoba- spiega Rossi- Abbiamo accusato e minacciato all'Europa cose impossibili, come chiudere i porti o non pagare i nostri trasferimenti. Non avendo ottenuto nessun risultato, abbiamo pensato di fare cio' che rimproveravamo agli altri: respingere i profughi, alzare un muro. Anzi un mezzo muro. Abbiamo fatto accordi con la guardia costiera libica, di cui non si escludono rapporti stretti con gli scafisti, e abbiamo inviato navi in appoggio. Infine abbiamo messo all'indice le Ong e il diritto di ingerenza internazionale e di aiuto umanitario". "Ora- conclude Rossi- Governo e opposizione di destra sono contenti perche' i flussi si stanno riducendo. Non si risparmiano gli applausi degli xenofobi all'operato del Governo. Nessuno si chiede che fine fanno in Libia i ragazzi, le donne e gli uomini che vengono respinti nelle galere; se essi sono assistiti, curati o se vengono violentati e trattati senza umanita'. L'importante e' rassicurare gli italiani che il pericolo invasione, inventato strumentalmente dalla destra e rilanciato in modo assillante dai media, e' stato scongiurato. Tutto questo serve anche a non parlare d'altro, ne' della mafia, ne' della disoccupazione, ne' della sanita', ne' dei diritti del lavoro calpestatati, ne' dell'arretratezza del nostro Paese nell'istruzione e nella ricerca, ne' della poverta', ne' del nostro enorme debito pubblico. La grande arma di distrazione di massa sta funzionando. Pero' solo per ora. Nel Paese cresce un'opposizione sociale e politica che trovera' la via per farsi ascoltare. Sara' come una pioggia forte e insistente che cancellera' la siccita' della politica di questi giorni. Noi di Articolo UNO dobbiamo essere nuvole e vento che quella pioggia democratica e sociale contribuiamo a preparare".

Redazione Nove da Firenze