C'è ancora futuro per i valori del sistema delle banche cooperative

Intervista a Pier Francesco Francioli, Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo di Signa

FINANZA — Cambio della guardia alla Banca di Credito cooperativo di Signa. Il Direttore Generale Renzo Paoletti ha lasciato l'incarico a fine 2011. Dopo 10 anni gli è subentrato Pier Francesco Francioli, pistoiese, classe 1955, una carriera in Banca Toscana, poi alla BCC di Signa, sino alla Direzione generale della Vi-Banca, BCC di Pistoia. Da qualche mese è tornato a Signa al vertice dell'istituto che conosce bene. Nove da Firenze lo ha incontrato nel suo studio di piazza Michelacci per parlare del futuro della banca signese e del sistema cooperativo.

Dottor Francioli in che fase della sua vita si trova la BCC di Signa?
In continuità con la fase precedente. Dieci anni intensi, che hanno visto la nostra banca, con il contributo determinante del mio predecessore, raggiungere risultati di grande rilievo in termini di crescita dimensionale e patrimoniale, di rafforzamento organizzativo e di valorizzazione delle risorse umane, oltre che in termini di fidelizzazione delle comunità locali cui facciamo riferimento con la nostra attività. L'assemblea di marzo ha ricompattato i soci. Un passaggio importante che darà slancio rinnovato alla banca. C'è stata una burrasca, ma non ha frenato l'istituto e già i dati della prima trimestrale confermeranno il nostro ottimismo. Adesso intendiamo proseguire con lo sviluppo dell'istituto ben inserito nel suo territorio, con grande attenzione alla città di Firenze, oltre che alla popolazione integrata e vicina a Signa.

C'è ancora futuro per i valori del sistema cooperativo e delle BCC?
Assolutamente sì, ma è necessario disporre di forze sane per sapersi espandere sui territori limitrofi, costi di gestione a posto, ottimizzando le opportunità offerte dalla sinergia con la Federazione. In Toscana ci sarebbe molto da fare e il sistema delle BCC può dare il proprio contributo, specie a fronte della crisi dei grandi gruppi. Le nostre banche sanno stare vicine alle imprese, nonostante i limiti patrimoniali imposti dalla nostra natura associativa. Basterebbe maggiore attenzione da parte della Regione Toscana per sostenere le nostre iniezioni di liquidità. Immagini se Fidi Toscana operasse come una merchant bank con filiali sul territorio. Il territorio ha maledettamente bisogno di stimoli e di una politica globale che guardi lontano. La lista delle sconfitte degli ultimi anni è lunghissima. Vuole qualche esempio? Potevamo intervenire nella crisi generazionale del Gruppo Gucci consentendo all'indotto locale di subentrare? Ora è in mano straniera. E che dire del caso di Prato? O la Breda di Pistoia? E gli aeroporti che non riescono a lavorare in sinergia? Non possiamo credere davvero di sopravvivere di sola economia dei servizi. In tanti si riempiono la bocca delle teorie keynesiane, ma sembra che nessuno riesca ad applicarle davvero.


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In che direzione si muoverà la vocazione territoriale della BCC Signa?
L'integrazione con le filiali della zona del Cuoio, avviata nel 2009, ha raggiunto un buon stato di avanzamento, mentre l'area signese è ben presidiata. Dunque guardiamo allo sviluppo su Firenze, sia nei confronti delle grandi famiglie, sia di clienti medi, commercianti e professionisti, con la consueta flessibilità del credito cooperativo.

Il mercato è in grande trasformazione, con speciale attenzione alle offerte indirizzate ai giovani.
Sui giovani abbiamo già orientato un progetto che li invita all'adesione come soci. L'obiettivo è valorizzare il significato di un rapporto bancario per la vita e non è questione di condizioni, ma capacità di comunicare bisogni e soluzioni.

E sulla stretta del credito qual'è la sua opinione?
Guardi, se ne parla tanto, ma non è un fenomeno reale, se ci si riferisce alle molte aziende che non hanno i conti in regola. Chi ha un buon rating trova finanziamento. Crede davvero che la colpa della crisi sia delle banche? Le BCC fanno la loro parte sul territorio, con la capacità di valutazioni soggettive nei limiti imposti da Basilea 3. Ma il vero problema delle imprese è l'imposizione fiscale che le schiaccia.

Se lo sviluppo delle imprese passa dai mercati esteri, qual'è il sostegno delle BCC?
Non si va all'estero senza il sostegno delle banche, come non si può avviare un processo di integrazione tra PMI senza il contributo bancario, ad esempio a supporto dei consorzi di imprese, fondamentali proprio per l'internazionalizzazione del marketing. Ma serve una banca che abbia un approccio globale e sostenga questi processi con una nuova visione d'impresa.

Per garantire margini alla banca serve la diversificazione?
Nei limiti imposti dalla legge e dalla Banca d'Italia e senza perseguire il raggiungimento dei budget a tutti i costi, come i grandi gruppi. Stiamo lavorando bene con l'offerta assicurativa, ad esempio con la polizza collettiva sanitaria di Fondiaria SAI che abbiamo messo a disposizione dei nuclei familiari dei nostri soci.

Insomma è ancora conveniente diventare socio di una banca di credito cooperativo?
Sì, ma non semplicemente per un ritorno personale al socio. Come nella celebre frase di Kennedy, non domandiamoci cosa la banca può fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per il sistema, perché il contributo che l'adesione di ciascun socio offre alla banca cooperativa rafforzerà il territorio, in un ciclo virtuoso che sa restituire ricchezza di ritorno a tutti.

di Nicola Novelli

Redazione Nove da Firenze