Casa a Impatto Zero: a Poppi arriva la Smart House.
Case in Nuova Zelanda: trenta progetti abitativi realizzati da architetti neozelandesi


Firenze- Smart House, ovvero la casa con autosufficienza energetica per eccellenza, in grado di utilizzare 25kWh/m2/anno rispetto ai 90/110 kWh/m2/anno di media auspicati dalla legge; una casa che abbatte il conto energetico a 539 euro l’anno contro i 1.900 euro di un’abitazione tradizionale. «Mi fa piacere che un tale progetto sia nato in Toscana. E’ un atto concreto per contrastare il riscaldamento del pianeta. Un contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera e quindi al rallentamento dei mutamenti climatici. E soprattutto un’iniziativa che dimostra come sia utile investire in innovazione tecnologica, affrontando al meglio le sfide della modernità a partire dalla conversione ecologica.» Con queste parole Claudio Martini, presidente della Regione Toscana ha annunciato la sua partecipazione all’inaugurazione della prima Smart House mai costruita prima di oggi. L’appuntamento è per domani alle ore 11.00 a Poppi e alle 12.00 presso local! it&agrav e; Memmenano, dove è costruita la nuova casa, tra Poppi e Bibbiena in provincia di Arezzo. Smart House è una abitazione, in parte precostruita, frutto di un importante lavoro di ricerca condotto dall’Università di Firenze insieme alla Mabo, un gruppo industriale leader nei prefabbricati con 700 dipendenti e un fatturato da 110milioni di euro con sede principale a Bibbiena. L’investimento complessivo in ricerca sulla nuova costruzione è stato di un milione e mezzo di euro. Claudio Martini ha sottolineato come questo progetto rappresenti «Il primo esempio di residenza a basso consumo energetico pensato per il clima delle regioni italiane, una buona pratica energetica che immagino possa servire come prototipo per nuovi insediamenti abitativi in Toscana come nel resto del Paese.» La Smart House, catalogata in classe energetica A, la più bassa, in ogni zona climatica italiana e può arrivare a soddisfare, ! in alcune zone, il severo standard passivehaus (casa passiva), ovvero autosufficiente dal punto di vista energetico. La Mabo stima una produzione di 200 unità l’anno entro il 2010. Ogni abitazione si costruisce in 7 giorni lavorativi dalle fondamenta al tetto e, comprese le rifiniture, è pronta per l’uso in 8-10 settimane. La dotazione che permette l’ottima performance energetica prevede pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua; un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica; il tetto in legno lamellare ventilato; la caldaia a metano a condensazione; una ventilazione meccanica e i vetri isolanti. La Smart House è antisismica e predisposta per la domotica. Può essere personalizzata sia all’interno che all’esterno. La metratura varia da 60 a 150 metri quadri. Il modello-base è costituito da una zona di ingresso, una ampia zona giorno con finestra scorrevole esposta a Sud (per f! acilitare il rendimento dell’esposizione solare mesi inv! ernali; in estate il balcone contrasta i raggi UV), una zona pranzo-cucina molto luminosa grazie all'apporto di illuminazione aggiuntiva dei camini di luce, due camere doppie, due bagni e uno studio. Tra il 2000 e il 2005 sono state costruite in Italia mediamente 226mila unità abitative ogni anno; se fossero state Smart Houses: si sarebbero risparmiati 27 milioni di kilowatt ora al metro quadrato; i consumi derivanti dal riscaldamento si sarebbero ridotti dell’80%; i pannelli fotovoltaici avrebbero prodotto 325 milioni di KWh l’anno, il fabbisogno medio di 80mila famiglie; i pannelli solari termici avrebbero riscaldato 48 miliardi di litri d’acqua.
Per la prima volta in Europa viene proposta a Firenze, nella Gipsoteca dell'Istituto statale d'Arte di Porta romana, una mostra sull'architettura neozelandese. Si tratta di una riflessione sul tema della casa, della dimora, dello spazio privato, sul senso contemporaneo dell'abitare dal punto di vista di alcuni tra i maggiori architetti della Nuova Zelanda. L'esibizione, intitolata "Trenta case-Thirty Houses in New Zealand", consiste in 30 progetti di 15 studi professionali che hanno la loro base operativa ad Auckland. L'iniziativa, che nasce sulla base di scambi culturali che da tempo sono stati attivati e sviluppati, viene realizzata in collaborazione con Regione Toscana, Comune di Firenze, Istituto Statale d'Arte di Porta Romana di Firenze, Nzia - New Zealand Institute of Architects Incorporated di Auckland e Unitec - School of Architecture and Landscape Architecture New Zealand e patrocinata da Provincia di Firenze, Provincia di Prato, Comune di Prato, Comune di Serravalle Pistoiese, Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Toscana e di Prato, Federazione Regionale degli Ordine degli Architetti della Toscana, Ordine degli Architetti di Firenze e di Prato, Delegazione FAI di Prato e Pistoia. La mostra sarà inaugurata il 10 maggio e resterà aperta fino al 20 giugno.

Redazione Nove da Firenze