Tragedia a Barberino del Mugello: domani sciopero di un'ora

Redazione Nove da Firenze

Sotto il sole cocente i ieri, tra il rumore incessante dei mezzi pesanti che percorrono l'arteria vitale del Paese, il cantiere del viadotto Gocciolone 1 sulla A1 a Barberino del Mugello è diventato il teatro dell'ennesima interruzione violenta di un progetto di vita. Il lavoro dovrebbe essere lo strumento di realizzazione dell’uomo, ma per troppi operai l’ingresso in cantiere somiglia a un azzardo. Ogni lavoratore ha il diritto inalienabile di tornare a casa, di riabbracciare i propri affetti dopo la fatica. Eppure, in questo scorcio d'estate, quel diritto è stato calpestato ancora una volta. La cronaca ci restituisce un fatto che non possiamo limitarci a leggere: dobbiamo analizzarlo con l'urgenza di chi sa che il tempo delle scuse è scaduto.

Un uomo di 39 anni è precipitato nel vuoto mentre lavorava sulla pila 2 del viadotto. Liquidare questa morte come una "tragica fatalità" o un semplice errore umano significa ignorare deliberatamente la realtà. I sindacati parlano chiaramente di "mattanza", una parola cruda che descrive perfettamente un sistema dove la vita umana sembra valere meno dei cronoprogrammi autostradali. La caduta da un ponteggio non è un imprevisto meteorologico; è il sintomo di un problema strutturale in un settore edile pressato da scadenze asfissianti e ritmi insostenibili.

"Abbiamo appreso con profondo dolore la notizia dell’infortunio mortale avvenuto questo pomeriggio nel cantiere autostradale di Barberino del Mugello... la mattanza continua, non è accettabile continuare a morire di lavoro. Sarà necessario fare piena luce sulla dinamica e sulle cause dell’incidente. Una cosa però è certa: sulla salute e sicurezza nei cantieri bisogna fare molto di più" dichiara Giulia Bartoli, Segretaria Generale Fillea Cgil Firenze.

La vittima, un lavoratore di origine egiziana, era dipendente di una ditta in subappalto. Non è un dettaglio marginale: nel labirinto della frammentazione produttiva, i lavoratori migranti rappresentano spesso l'anello più debole e vulnerabile. La catena infinita di appalti e subappalti crea una "corsa al ribasso" che erode non solo i salari, ma i presidi minimi di protezione. È in queste zone d'ombra che la responsabilità si diluisce fino a scomparire, rendendo necessaria una legge specifica che riporti trasparenza e rigore.

Le organizzazioni sindacali chiedono interventi immediati per fermare questa deriva:

Stefano Tesi (Filca-Cisl) è stato categorico: "La sicurezza non è un costo ma un dovere". Troppo spesso, però, nelle stanze dei bottoni la tutela della vita viene trattata come una variabile dipendente dal budget, un onere da limare per far quadrare i conti o accelerare le consegne. Ogni vita persa nel cemento è una ferita che lacera il tessuto della nostra società civile e ci interroga sulla qualità del nostro progresso.

Per invertire questa tendenza, non bastano i proclami; servono investimenti reali in:

Per rispondere a questo scempio, Fillea Cgil, Filca Cisl e FenealUil hanno indetto per domani uno sciopero provinciale dell’intero settore edile di Firenze. La mobilitazione non riguarderà solo il cantiere dell'A1, ma ogni sito costruttivo della provincia, fermando l'attività durante l'ultima ora di ogni turno. Fermarsi prima della fine della giornata ha un peso simbolico enorme: è il grido di chi esige il diritto di terminare il proprio turno non in una bara, ma sulla soglia di casa.

"La mobilitazione arriva dopo l’ennesimo grave incidente sul lavoro... Una situazione non più accettabile, che impone di riportare al centro la tutela della salute, della sicurezza e della vita di chi lavora. La vita delle lavoratrici e dei lavoratori non si tocca." si legge nel Comunicato unitario Fillea Cgil, Filca Cisl e FenealUil Firenze.