Svolta EUDR sul cuoio italiano
Il 3 settembre 2026 segna il coronamento di una complessa partita diplomatica giocata sull'asse Firenze-Roma-Bruxelles. Con la scadenza dei termini per l'obiezione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, è diventata definitiva l'esclusione della pelle bovina e del cuoio dall'ambito di applicazione del Regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR). L'atto delegato, adottato dalla Commissione a luglio dopo una serrata interlocuzione tecnica, attende ora solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Si chiude così un capitolo che rischiava di trasformare un nobile intento ambientale in un paradosso burocratico letale per le eccellenze del Made in Italy.
Il successo italiano risiede nell'aver imposto a Bruxelles un principio di realtà: l'industria conciaria non è causa di deforestazione, ma il massimo esempio di recupero industriale. La pelle bovina è, a tutti gli effetti, un sottoprodotto della filiera della carne. Nessun ettaro di foresta viene abbattuto per il pellame; al contrario, le concerie evitano che milioni di tonnellate di scarti organici finiscano in discarica, nobilitandoli in prodotti di lusso.
Come sottolineato da Matteo Trapani (PD): «La pelle animale è un sottoprodotto della filiera alimentare che l'industria conciaria recupera e trasforma, evitando così lo smaltimento di milioni di tonnellate di scarti altrimenti destinati alle discariche. Non si abbattono foreste per produrre pellame: la concia rappresenta storicamente la forma più autentica e matura di economia circolare.»
L'impostazione originaria dell'EUDR avrebbe imposto alle aziende l'obbligo di risalire al singolo pascolo di origine per ogni pelle, un onere definito "materialmente impossibile" data la natura globale e frammentata della filiera. Risalire la corrente attraverso decine di Paesi, tra allevamenti, macelli e intermediari, avrebbe generato un carico burocratico sproporzionato.
L'analisi dell'impatto economico è stata supportata dai dati: uno studio della Scuola Superiore Sant'Anna ha dimostrato che l'applicazione indiscriminata della norma avrebbe causato un calo della domanda fino al 15,5%, senza apportare alcun beneficio reale alla lotta contro la deforestazione, dato che il legame diretto tra pelle e distruzione boschiva è risultato inesistente.
Il settore conciario italiano non è solo una nicchia estetica, ma un pilastro industriale che detiene una posizione di leadership globale. I numeri evidenziano il peso specifico del distretto toscano all'interno del comparto nazionale:
- 18.000 addetti nel settore conciario a livello nazionale.
- 5.600 addetti concentrati nel comprensorio del Cuoio (Santa Croce sull'Arno, Fucecchio, Castelfranco di Sotto e San Miniato).
- 1/4 della produzione mondiale di pelli finite porta la firma italiana.
- A Lineapelle, l'evento globale di riferimento a Milano, la Toscana ha confermato il suo ruolo di "azionista di maggioranza" della qualità: 136 aziende su 254 italiane presenti provenivano dal distretto toscano.
Il risultato ottenuto non è stato un caso, ma il frutto di una strategia di lungo periodo iniziata nella primavera del 2025. Il percorso ha visto una rara sinergia tra istituzioni regionali, governo nazionale e delegazioni europee:
- Il catalizzatore territoriale: La risoluzione votata all’unanimità in Consiglio Regionale della Toscana, promossa dalla commissione Sviluppo economico guidata da Brenda Barnini, ha fornito la base politica unitaria.
- L'azione di governo: Cruciale è stato l'impegno del Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, espressamente ringraziato dai conciatori per la sua azione di tutela del comparto, e del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che dopo l'incontro alla Farnesina del giugno 2025 con i vertici di UNIC, ha formalizzato il caso italiano presso la Presidente von der Leyen e il Vicepresidente Dombrovskis.
- Il fronte di Bruxelles: L'interlocuzione diretta con la Commissione è stata portata avanti da figure come Dario Nardella (PD) e Salvatore De Meo (FI), che ha guidato la delegazione del PPE verso un approccio pragmatico, superando le resistenze ideologiche di alcuni gruppi parlamentari.
Il clima respirato tra gli stand di Lineapelle a Milano è stato di profondo sollievo. Quella che era stata definita dal Consigliere regionale Diego Petrucci come una potenziale "condanna a morte" per centinaia di imprese si è trasformata in un'opportunità di rilancio basata sull'innovazione e sulla sostenibilità reale. Come sottolineato dal sottosegretario Bernard Dika, le aziende toscane stanno già investendo pesantemente in tracciabilità e infrastrutture ambientali, dimostrando che l'eccellenza non ha bisogno di gabbie burocratiche per essere sostenibile.
Diego Petrucci (FdI) ha così sintetizzato la vittoria del pragmatismo: «La regolamentazione sulla deforestazione, se estesa alle pelli, avrebbe rappresentato una vera e propria condanna a morte per decine e centinaia di imprese del nostro territorio. Ha vinto il buon senso contro una norma folle e ideologica. Non parliamo del riciclo di una bottiglia di plastica, ma di un rifiuto che diventa una borsa o una scarpa di altissima fattura.»
L'esclusione del cuoio dall'EUDR non rappresenta solo un salvataggio economico per il distretto toscano, ma stabilisce un importante precedente legislativo a Bruxelles. Dimostra che quando il territorio si muove con compattezza tecnica e politica, è possibile correggere derive normative che ignorano le specificità industriali. Il Made in Tuscany esce da questa sfida con la consapevolezza che la transizione ecologica deve essere guidata dalla realtà dei processi produttivi e non dall'ideologia.