Spadolini profeta del giornalismo
Firenze, 31 luglio 2026 - Dove finisce l’informazione e dove comincia la simulazione? E quale spazio resta al giornalista nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa, dei deepfake e delle notizie selezionate dagli algoritmi?
A porsi questi e molti altri interrogativi radicalmente contemporanei, con una sorprendente anticipazione di pensiero, era stato lo storico, giornalista, nonché statista Giovanni Spadolini, quando in tempi non sospetti osservava che, in un mondo ormai dominato dalla forza delle immagini televisive, la parola scritta avrebbe potuto conservare il proprio valore soltanto attraverso il commento, la contestualizzazione e la ricerca delle radici storiche dei fatti. Arrivava così a ripercorrerne il pensiero profondamente attuale è il volume La Milano di Giovanni Spadolini fra il “Corriere” e la Bocconi, pubblicato da Polistampa nei «Quaderni della Nuova Antologia», la collana fondata e diretta dallo stesso Spadolini, oggi guidata da Cosimo Ceccuti.
“Oggi – commenta Ceccuti – l’intelligenza artificiale è entrata nel cuore stesso della produzione e della circolazione delle notizie. Genera testi, ricostruisce voci, crea volti mai esistiti, manipola immagini credibili e decide, attraverso sistemi algoritmici, quali fatti debbano raggiungere il pubblico e quali siano destinati a scomparire. Di qui l’incredibile attualità dei quesiti che Giovanni Spadolini si poneva ormai più di cinquant’anni fa: se una macchina può produrre una notizia formalmente perfetta, che cosa distingue ancora il giornalismo? Certamente non la velocità, terreno sul quale l’essere umano è ormai destinato a perdere e neppure la quantità.
A rendere insostituibile una redazione sono la responsabilità della scelta, la verifica delle fonti, la capacità di stabilire gerarchie, il coraggio del dubbio e la ricostruzione del contesto. In altre parole, tutto ciò che trasforma un contenuto in informazione e l’informazione in coscienza civile.”
Nato dagli atti del convegno tenuto nella Fondazione Corriere della Sera, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Giovanni Spadolini, il volume raccoglie gli interventi di Tommaso Sacchi, Francesca Caruso, Andrea Sironi, Cosimo Ceccuti, Ferruccio de Bortoli, Mario Monti, Paolo Bagnoli e Antonio Carioti e Irene Piazzoni, accompagnati da un’appendice di articoli e discorsi che documentano le diverse stagioni milanesi di Spadolini, in veste di direttore del Corriere della Sera, consigliere comunale e presidente dell’Università Bocconi.