SIMS di Reggello: i reflui diventano un rischio

Redazione Nove da Firenze

Il 17 agosto 2026, mentre la quiete del pieno agosto avvolgeva la località Montanino al Filarone nel comune di Reggello, un boato improvviso ha interrotto il silenzio estivo. Presso lo stabilimento della Società Italiana Medicinali Scandicci, un tassello rilevante dell’industria farmaceutica toscana, si è verificata una violenta deflagrazione seguita da un incendio. L’evento ha attivato immediatamente una complessa macchina di monitoraggio e soccorso: sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, la Prefettura di Firenze e i tecnici del’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana.

In poche ore, è stato istituito il Centro Coordinamento Soccorsi, l’hub decisionale guidato dalla Prefettura per gestire l'emergenza. L'incidente solleva una questione che va oltre la cronaca locale: come può un impianto progettato per la tutela della salute trasformarsi in un potenziale centro di rischio ambientale? La risposta risiede nella gestione della complessità chimica che avviene dietro le quinte della produzione.

Nelle ore successive all'incendio, i primi rilievi hanno rivelato che la deflagrazione non ha interessato i laboratori di sintesi o i reattori dove nascono i farmaci. L’epicentro è stato la "vasca di raccolta delle acque di processo".

Questo punto è di fondamentale importanza per l’analisi della sicurezza industriale. Spesso, nel senso comune ma talvolta anche nella percezione aziendale, i sistemi di scarico sono considerati infrastrutture "secondarie" o inerti. In realtà, queste vasche sono bacini chimici dinamici e complessi, dove confluiscono reflui di diverse fasi produttive che possono interagire tra loro. La vulnerabilità di queste infrastrutture è apparsa evidente a Reggello: l'energia sprigionata è stata tale da provocare il distacco della copertura della vasca e la fusione di diverse strutture in alluminio. Trattare i reflui come semplice "scarto" significa ignorare che, chimicamente, essi restano una miscela attiva e potenzialmente instabile.

Nonostante i danni visibili — con temperature che hanno deformato il metallo e incenerito i tubi di aspirazione in plastica — l'incidente ha mostrato una sorprendente tenuta strutturale e operativa. Un dettaglio tecnico significativo riportato dai tecnici ARPAT è che le pompe di rilancio, situate all'esterno della vasca, sono rimaste integre, evitando così una cascata di guasti che avrebbe potuto aggravare la situazione.

I dati raccolti dal CCS hanno confermato che l'impatto ambientale è rimasto circoscritto al perimetro industriale. Non si sono verificate dispersioni di liquidi nei terreni circostanti e la rapidità dell'intervento ha limitato le emissioni nocive. Come confermato dal comunicato ufficiale della Prefettura:

Una volta spento il rogo, il lavoro si è spostato nei laboratori dell'ARPAT. La sfida investigativa consiste nel determinare la "concentrazione residua di solventi" nei reflui per capire cosa abbia innescato la scintilla iniziale. Tuttavia, l'analisi chimica è resa ardua da un fattore tecnico: i campioni d'acqua sono stati prelevati dopo lo spegnimento e risultano quindi pesantemente miscelati con le schiume estinguenti utilizzate dai Vigili del Fuoco.

L'attenzione degli ispettori si sta concentrando sulle attività di manutenzione straordinaria svolte nei giorni precedenti. È stato infatti rilevato che il livello dei liquidi nella vasca ha subìto variazioni anomale proprio in quel periodo. In un'industria chimica, la manutenzione spesso comporta lavaggi straordinari o lo smaltimento di residui concentrati; una variazione imprevista nel mix chimico dei reflui può alterare la stabilità del bacino, favorendo la formazione di vapori infiammabili. Identificare la composizione esatta di ciò che si trovava nella vasca prima dello scoppio è il "rebus" che i tecnici devono risolvere.

In attesa di risposte certe, la Regione Toscana ha applicato il principio di precauzione. Su proposta di ARPAT, è stato emesso un provvedimento che inibisce alla SIMS sia la ripresa della produzione che l'attivazione dello scarico dei reflui industriali. Si tratta di una misura severa: l'azienda non potrà ripartire finché non sarà dimostrata la piena efficienza del sistema di depurazione.

Il nodo centrale della questione è l'aderenza all'Autorizzazione Integrata Ambientale, l'atto che stabilisce i limiti e le caratteristiche che i rifiuti e le emissioni di uno stabilimento devono rispettare. La Regione deve verificare se i reflui prodotti durante la fase di manutenzione avessero caratteristiche diverse da quelle autorizzate. Per ottenere il via libera, la SIMS dovrà fornire:

L’incidente alla SIMS di Reggello evidenzia una verità spesso trascurata: la sicurezza di un sito industriale non termina con il confezionamento del prodotto finito. Un’azienda è un sistema a ciclo chiuso dove la gestione di ciò che viene scartato è critica quanto la sintesi di ciò che viene venduto.

In questa vicenda, la fortuna e la prontezza dei soccorsi hanno evitato il peggio, ma l'evento impone una riflessione sul "ciclo integrato delle acque industriali". Considerare i sistemi di trattamento come semplici appendici del processo produttivo è un rischio che non possiamo più permetterci. La domanda che resta aperta per il futuro della sicurezza industriale è se siamo pronti a monitorare con lo stesso rigore scientifico e tecnologico non solo quello che l'industria crea, ma anche tutto ciò che decide di lasciarsi alle spalle.