Sicurezza sul lavoro: per gli stranieri il rischio di morte è triplo

Redazione Nove da Firenze

Qual è il reale stato della sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia? Quali storie e quali dinamiche si nascondono dietro le statistiche che periodicamente riempiono le pagine di cronaca? In occasione della 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, il Paese si trova nuovamente a fare i conti con una piaga sociale che continua a logorare il tessuto civile ed economico del territorio.

Affrontare questo tema non significa semplicemente tracciare un bilancio contabile di infortuni e decessi, ma esercitare un atto doveroso di memoria storica e di impegno collettivo. La tutela della vita e della salute nei contesti occupazionali rappresenta un diritto fondamentale irrinunciabile, non un elemento opzionale né una concessione.

Per comprendere la gravità della situazione attuale e l'urgenza di un cambio di passo, occorre analizzare con rigore scientifico i dati dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre e dell'INAIL, andando oltre la superficie delle prime cifre per comprendere cosa accade davvero nei cantieri, nelle fabbriche e negli uffici italiani.

"Non possiamo abituarci ai numeri delle morti sul lavoro. Ognuna di esse è una ferita per tutti" dichiara Roberto Chiappone, Presidente della sezione ANMIL di Siena.

L'analisi dell'andamento infortunistico condotta dall'Osservatorio Sicurezza Vega sui primi sette mesi del 2026 registra un totale di 595 vittime sul lavoro in Italia (430 in occasione di lavoro e 165 in itinere). Se confrontato con lo stesso periodo del 2025, che aveva contato 607 decessi, si rileva una lieve flessione di 12 unità. Tuttavia, questa marginale fluttuazione statistica non deve generare un'illusione di miglioramento: non siamo di fronte a un progresso strutturale.

A smentire qualsiasi trionfalismo è il dato sulle denunce totali di infortunio, che nello stesso arco temporale del 2026 registrano un netto incremento del +5,3%, salendo a quota 368.085. L'aumento degli infortuni totali dimostra che la frequenza degli eventi rischiosi rimane alta e diffusa. Per cogliere la portata del fenomeno, è utile affiancare alle rilevazioni mensili dell'Osservatorio Vega il quadro consolidato fornito dal benchmark dei dati INAIL 2025:

"La prevenzione deve partire dalla formazione; servono lavoratori sempre più informati, formati e consapevoli dei rischi. [...] È necessario continuare a investire nella prevenzione, nella formazione e nella consapevolezza, affinché la sicurezza diventi un impegno concreto e quotidiano." afferma l'Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza Vega.

Rischio di morte oltre 3 volte superiore per la popolazione lavorativa straniera

L'elaborazione dei dati rivela una marcata e sistematica sproporzione nel livello di esposizione al pericolo per i lavoratori immigrati inseriti nel mercato occupazionale italiano. Nei primi sette mesi del 2026, si sono registrate 169 vittime straniere su un totale di 595 (121 deceduti direttamente in occasione di lavoro e 48 nel tragitto casa-lavoro in itinere). Traducendo i dati assoluti in tassi di incidenza relativi alla popolazione occupata, la sperequazione appare in tutta la sua gravità:

Il rischio di perdere la vita durante lo svolgimento delle proprie mansioni risulta dunque superiore di oltre tre volte per un lavoratore straniero. Questa vulnerabilità si riflette coerentemente anche sul volume complessivo delle denunce di infortunio: a fine luglio 2026, le segnalazioni relative a lavoratori stranieri sono state 79.633 su 368.085 totali (circa 1 infortunio su 5), e 66.839 su 307.804 per i soli eventi avvenuti in occasione di lavoro (mantenendo la costante proporzione di 1 su 5).

L'età anagrafica rappresenta un fattore cruciale nella mappatura del rischio infortunistico mortale. Un'analisi accurata dei dati dei primi sette mesi del 2026 impone una distinzione metodologica tra il tasso d'incidenza del rischio (rapporto tra decessi e occupati per fascia) e i valori assoluti.

Dal punto di vista dell'incidenza, l'indice di mortalità più elevato si registra tra i lavoratori over 65, con un picco di 55,4 decessi ogni milione di occupati. Nelle altre classi anagrafiche, l'indice di rischio si attesta a 27,3 per la fascia 55-64 anni e a 21,9 per i giovani dai 15 ai 24 anni.

Guardando invece al numero assoluto delle vittime in occasione di lavoro (430 complessive), l'impatto più tragico si concentra nella fascia di età compresa tra 55 e 64 anni, con ben 153 vittime.

Mettendo in relazione questo dato con la mappa settoriale, emerge un chiaro incrocio narrativo: la presenza di lavoratori in età avanzata all'interno di comparti ad alto usurato fisico — come le Attività Manifatturiere (41.778 denunce) e le Costruzioni (22.382 denunce) — accentua la vulnerabilità dell'organismo di fronte a ritmi, sforzi fisici e contesti operativi complessi. È la conferma di una tendenza già evidenziata nei dati INAIL 2025, nei quali oltre la metà dei decessi totali ha riguardato proprio la fascia d'età tra i 50 e i 64 anni.

Per offrire una rappresentazione immediata della gravità del fenomeno sul territorio, l'Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega applica un modello di zonizzazione basato sull'incidenza media nazionale della mortalità in occasione di lavoro, che a fine luglio 2026 si attesta a 17,8 decessi ogni milione di occupati.

Comprendere i criteri di zonizzazione permette di valutare la gravità dei singoli territori al di là della semplice densità demografica.Criteri di Classificazione del Rischio Regionale:

Sulla base di questi parametri, la mappa del rischio nell'Italia di luglio 2026 vede posizionate le regioni nelle seguenti fasce:

Se l'indice di incidenza colloca al Sud e nel Mezzogiorno le situazioni a maggior rischio relativo, la graduatoria dei valori assoluti dei decessi in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026 vede al vertice le regioni a più alta densità industriale: Lombardia (66 vittime), Veneto (44), Campania (41) e Sicilia (35).

I dati statistici odierni assumono un significato ancora più profondo quando si legano alla memoria storica del Paese. In occasione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro dell'11 ottobre 2026, la comunità di Montelupo Fiorentino intitolerà domenica pomeriggio una targa nel Giardino della Memoria della Torre a Giulio Arrostiti (35 anni) e Tommaso "Maso" Gistri (50 anni).

La tragedia consumatasi alla Vetreria Nardi e C. il 26 novembre 1933 mostra dinamiche drammaticamente simili a quelle contemporanee. Durante le operazioni di rimozione della griglia prima dello spegnimento del forno, la caduta del carbone incandescente nell'acqua sottostante generò un'improvvisa e violenta nube di vapore caldissimo. Arrostiti morì sul colpo; Gistri spirò pochi giorni dopo all'ospedale di Livorno per le gravissime ustioni riportate. L'incidente travolse anche altri tre compagni di lavoro — Armando Stagni, Andrea Gianneschi e Antonio Bertelli — che riportarono severe lesioni personali.

A oltre novant'anni da quell'evento, nonostante la rivoluzione tecnologica, i nuovi processi produttivi e l'introduzione di quadri normativi avanzati, si continua a morire per dinamiche analoghe. L'esistenza di leggi e dispositivi di protezione non basta se non è sostenuta da una reale e pervasiva cultura della sicurezza.

"Sono passati più di 90 anni, sono cambiate le condizioni del lavoro, le tecniche produttive, la normativa prevede prescrizioni importanti a tutela dei lavoratori, ma nonostante ciò si continua a morire. Si parla di dispositivi di sicurezza, di controlli, ma là dove manca una cultura della prevenzione il rischio di incidenti con conseguenze drammatiche è più alto, come dimostrano i dati." dichiara Lorenzo Nesi, Assessore alla memoria del Comune di Montelupo Fiorentino.

La Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro non deve ridursi a un mero adempimento formale o a una sterile ricorrenza a calendario. Il suo scopo primario consiste nel trasformare il ricordo del passato e il rigore dell'analisi dei dati in una responsabilità etica, condivisa quotidianamente da istituzioni, datori di lavoro, enti di controllo e singoli cittadini. Garantire ambienti operativi sicuri, investire in modo continuo nella formazione qualificata ed eliminare i divari di rischio che penalizzano i soggetti più vulnerabili sono i pilastri irrinunciabili di una società autenticamente civile.