Scuola: il Pd allarmato dagli accorpamenti
In Valdelsa, cerniera vitale tra le province di Siena e Firenze, l'istruzione ha rappresentato un collante sociale. Tuttavia, il decreto ministeriale pubblicato giovedì 29 gennaio ha trasformato i banchi in bilanci. Sancendo l’unione tra l’IC ‘Folgòre da San Gimignano’ e l’IC ‘Poggibonsi 2’ a partire dal 2026-2027, le istituzioni centrali hanno imposto una trasformazione radicale che mette a dura prova il modello educativo toscano, basato sulla capillarità e sulla prossimità.
Dall'accorpamento nascerà il nuovo istituto comprensivo ‘Folgòre da San Gimignano – Poggibonsi 2’, che con i suoi oltre 1.370 studenti si configurerà come la realtà scolastica più grande dell'intera provincia di Siena. Gestire una massa critica di queste proporzioni significa spingere il rapporto tra dirigenza e alunni ben oltre la media nazionale, creando una sfida logistica. Il rischio è la burocratizzazione dell'istruzione. In un territorio dove la mobilità deve fare i conti con l'orografia collinare e le distanze fisiche tra i plessi di San Gimignano e quelli di Poggibonsi, la scuola "gigante" fatica a riconoscere il volto del singolo studente dietro la freddezza del dato statistico.
"Crediamo che la scuola non possa essere trattata solo con criteri numerici e ribadiamo la non condivisione di questa scelta." dichiarano i sindaci Andrea Marrucci e Niccolò Guicciardini.
Il mistero degli 8.000 studenti "scomparsi"
Emiliano Fossi e Simona Querci (PD) hanno sollevato una critica durissima: il decreto, firmato da un commissario ad acta, poggerebbe su basi statistiche errate. Secondo i dati dell'Ufficio scolastico regionale, risulterebbero circa 8.000 studenti in più in Toscana rispetto a quelli calcolati dal Governo per giustificare il piano di dimensionamento. Ancora più grave è il sospetto di un'errata interpretazione della normativa nazionale: secondo il Partito Democratico, una corretta lettura della legge non avrebbe fatto scattare automaticamente l'accorpamento dei due istituti valdelsani.
Imporre una fusione basata su numeri "fantasma" e su un'applicazione forzosa delle regole mina profondamente il patto di fiducia tra lo Stato e le autonomie locali, trasformando un atto amministrativo in una ferita istituzionale.
Davanti a una decisione "imposta dall'alto", i sindaci Andrea Marrucci (San Gimignano) e Susanna Cenni (Poggibonsi), insieme agli assessori Niccolò Guicciardini ed Elisa Tozzetti, hanno scelto la linea della responsabilità istituzionale. Pur ribadendo la totale contrarietà, le amministrazioni si sono attivate per governare il cambiamento attraverso la Conferenza zonale dell’istruzione della Valdelsa, organo fondamentale del "modello toscano" che funge da scudo democratico per il territorio.
I comuni hanno già delineato una serie di garanzie non negoziabili per proteggere le famiglie:
- Organico Docente e ATA: stabilità numerica del personale insegnante e del personale ATA (ausiliario, tecnico e amministrativo), figure essenziali per la sicurezza e il funzionamento quotidiano dei plessi.
- Offerta Formativa: tutela della qualità dei progetti didattici già avviati.
- Mobilità Scolastica: gestione dei trasporti per evitare che la fusione logistica diventi un onere economico o temporale per i genitori.
Trattare la scuola come una mera "voce di costo" da ottimizzare tramite tagli lineari è un errore strategico che ignora la funzione di presidio sociale dell'istruzione. Nelle aree più interne e fragili, la scuola è l'ultima barriera contro la dispersione e l'impoverimento culturale.L'accorpamento forzato rischia di aumentare le disuguaglianze territoriali. Quando i centri decisionali si allontanano e le strutture si ingigantiscono, il sistema educativo perde la capacità di rispondere alle specificità locali, indebolendo quei legami che tengono unite le comunità.
"Colpire la scuola, soprattutto nelle aree più fragili e interne, significa aumentare le disuguaglianze e indebolire presìdi fondamentali di coesione sociale" concludono Emiliano Fossi e Simona Querci.
Sebbene il decreto sembri tracciare un percorso segnato, la politica locale non considera chiusa la partita. I sindaci hanno chiaramente aperto alla possibilità di riconsiderare l'accorpamento in futuro, facendo leva sulle incongruenze normative e numeriche emerse in questi giorni.