Sciopero Forze dell'ordine, bloccare Firenze per dare un segnale
Il segretario del Siulp fiorentino Riccardo Ficozzi è pronto ad accogliere 20.000 colleghi nel capoluogo toscano. La proposta in merito ad una mobilitazione da tenersi a Firenze sarà fatta la settimana prossima a Roma.Per aumentare disagi e disservizi la protesta potrebbe durare più giorni e la location sarebbe un messaggio diretto al Premier Matteo Renzi.
"Nel dibattito che è scaturito dalla nostra volontà di scioperare - scrivono i sindacati - sono emersi argomenti che confermano la non diffusa conoscenza della specificità delle Forze Armate, di Polizia e dei Vigili del fuoco, rispetto al resto del pubblico impiego".Le Forze dell'ordine lamentano turni massacranti con pochi mezzi a disposizione degli agenti. Anche le pattuglie sarebbero oramai troppo poche per tenere testa alle necessità dei cittadini. "Riteniamo doveroso precisare che non abbiamo richiesto alcun aumento stipendiale attraverso il rinnovo dei contratti, in considerazione della scelta, non condivisa, di procrastinare tutti i rinnovi contrattuali dei lavoratori pubblici a causa dei problemi di ordine finanziario nonostante la nostra specificità lavorativa, ma la rimozione del tetto salariale.Il tetto salariale è quell’infernale meccanismo per cui ciascuno non può guadagnare più di quanto guadagnava nel 2010.
Cioè, in sintesi, se una persona è stata promossa, ha assunto nuove funzioni ed è stata trasferita in un’altra città (evento ordinario nella nostra realtà), verrà comunque retribuita come nelle mansioni inferiori con tagli della retribuzione dell’ordine del 10-20%. Se è stata promossa due volte in cinque anni, verrà penalizzata due volte, se non è interessata da promozioni va esente da conseguenze. Nel nostro mondo le tempistiche e le procedure di promozione sono fissate dalla legge, non esiste alcuna contrattazione integrativa che le possa influenzare. Il superamento del tetto salariale è previsto dal DEF di giugno.
Se non verrà rimosso vorrà dire che saranno state adottate scelte politiche diverse, destinando quelle risorse ad altri scopi, è evidente la contraddizione fra l’asserita volontà di premiare il merito e il permanere del tetto salariale, che penalizza i più meritevoli e quelli che lavorano di più.Nel contesto del pubblico impiego, la nostra condizione è oggettivamente diversa. Prendiamo atto con favore della disponibilità del premier ad un incontro, nessun ricatto da parte nostra, tuteliamo, nonostante le notevoli limitazioni giuridiche a cui siamo sottoposti e nel caso dei militari l’assenza di reali tutele sociali, i diritti del personale rappresentato.
Forti della sensatezza delle nostre rivendicazioni, siamo fiduciosi che l’intelligenza e il buon senso porteranno a soluzioni adeguate. In attesa di segnali concreti rimaniamo fermi sulle posizioni espresse con il comunicato di ieri, le giuste rivendicazioni non sono ricatti".