RSA Le Civette: cosa succederà a San Salvi?

Redazione Nove da Firenze

Come può un servizio sanitario e assistenziale pubblico essenziale ridursi progressivamente fino a rischiare la definitiva scomparsa senza che vi sia una decisione formale, trasparente e motivata per iscritto? Spesso i tagli e i ridimensionamenti della pubblica amministrazione non avvengono attraverso annunci eclatanti o delibere esplicite, ma si consumano nel silenzio burocratico, tra atti non scritti e documenti contabili che raccontano una realtà del tutto disallineata rispetto ai fatti.

È il caso della RSA pubblica "Le Civette", situata all'interno del complesso di San Salvi a Firenze. La vicenda ha innescato un duro scontro istituzionale che coinvolge il Comune di Firenze, l'Azienda Sanitaria Centro, la Società della Salute, i Quartieri e varie forze politiche di maggioranza e opposizione. Attraverso la lente dell'analisi civica e amministrativa, emergono quattro retroscena sconcertanti che illuminano ciò che sta realmente accadendo dietro le quinte della sanità fiorentina.

Il primo elemento di rottura di questa vicenda non risiede in un attacco delle opposizioni consiliari, bensì in una vera e propria barricata alzata dalle istituzioni locali di prossimità. Il 29 settembre si è riunita in videoconferenza l'Assemblea dei Soci della Società della Salute di Firenze. All'ordine del giorno figuravano tre punti strategici: la costituzione della Consulta del Terzo Settore, la nomina del componente della Giunta Esecutiva indicato dai Quartieri e l'approvazione del monitoraggio intermedio della Programmazione Operativa Annuale 2026.

Il Presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi — presente anche con le deleghe di tutti gli altri Presidenti di Quartiere della città — ha votato a favore unicamente della delibera riguardante la propria nomina, esprimendo invece voto contrario sugli altri due punti e imponendone il rinvio. La ragione della protesta? Il rifiuto di avallare la gestione opaca del ridimensionamento della RSA "Le Civette".

La mossa dei Quartieri ha paralizzato la programmazione proprio alla vigilia di una scadenza burocratica cruciale: la Regione Toscana, infatti, richiedeva tassativamente l'approvazione del documento di monitoraggio entro il 30 settembre. Questa decisione politica non è nata improvvisamente. Già il 15 settembre il Consiglio del Quartiere 2 aveva approvato all'unanimità una mozione sul presidio di San Salvi, promossa dai gruppi Firenze Democratica e Sinistra Progetto Comune.

In questo contesto, il livello istituzionale più vicino ai cittadini, alle famiglie degli ospiti e ai lavoratori ha funzionato da fondamentale "firewall" democratico contro decisioni verticistiche. L'episodio ha fatto emergere le latenti tensioni interne al Partito Democratico e tra i diversi livelli di governo locale, in particolare tra la linea della Regione guidata dal Presidente Giani e quella di Palazzo Vecchio guidato dalla Sindaca Funaro.

Leggendo la documentazione del monitoraggio intermedio POA 2026 sottoposta all'Assemblea della SdS, la scheda del programma "Residenzialità" certifica testualmente che «le attività previste dalle schede procedono in linea con la programmazione stabilita». A questa voce viene stanziato un budget rilevante: ben 38.277.436 euro destinati alla residenzialità delle persone non autosufficienti.

Eppure, incrociando i dati finanziari con la realtà operativa della RSA Le Civette, il quadro reale si rivela opposto:

Ci si trova di fronte a un evidente paradosso amministrativo: gli atti contabili ufficiali attestano la perfetta regolarità della programmazione sociosanitaria, mentre sul campo un presidio pubblico primario viene smantellato senza che alcun dirigente o amministratore ci metta la firma.

Nel corso dell'audizione in Terza Commissione del Consiglio Regionale della Toscana — sollecitata dai rappresentanti di Fratelli d'Italia (il consigliere regionale Jacopo Cellai, i consiglieri comunali Angela Sirello, Matteo Chelli, Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo, insieme ai consiglieri del Quartiere 2 Simone Sollazzo, Chiara Galanti e Gian Luca Castoldi) — il Direttore Generale dell'ASL Centro, Valerio Mari, ha fornito una versione chiarificatrice ma dirompente:

Questa ricostruzione smentisce la narrazione finora emersa a Palazzo Vecchio. Se la Giunta comunale — rispondendo il 21 settembre a un question time presentato dai consiglieri di Sinistra Progetto Comune (Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri) — sosteneva di essersi limitata a sollecitare un tavolo istituzionale e a chiedere un coinvolgimento formale, le parole del Direttore dell'ASL attribuiscono direttamente all'amministrazione comunale la corresponsabilità della chiusura e della riconversione della struttura. Su questo punto si attende ora una doverosa operazione di trasparenza da parte della Sindaca Funaro e dell'Assessore regionale Monni.

Al di là dello scontro burocratico, l'impatto più pesante ricade sulle famiglie, sui pazienti e sui lavoratori.

A seguito dei tavoli sindacali del 16 settembre con Fp Cgil e CUB, la data di chiusura definitiva della RSA è stata fissata per il 31 dicembre, e l'azienda gestrice ha già avviato le procedure di licenziamento collettivo per il personale in servizio.

Nel frattempo, l'Azienda Sanitaria sta procedendo con l'iter per la nuova gara d'appalto (Delibera AUSL 210/2026), che stanzia ben 25,6 milioni di euro per il lotto funzionale che comprende anche Le Civette.

Di fronte a questa scadenziario, le forze civiche e di opposizione si sono rivolte direttamente alla Sindaca e alla Giunta comunale — che presiedono la Società della Salute tramite l'Assessore al Welfare — chiedendo l'approvazione di un atto vincolante dell'Assemblea dei Soci prima dell'avvio della gara ASL. L'atto deve fissare tre clausole irrinunciabili:

  1. Tetto alle rette: La quota sociale a carico delle famiglie dei degenti non deve superare il limite attuale di 53,50 euro al giorno.
  2. Trasferimento temporaneo e garantito: Il trasferimento dei 19 ospiti rimasti deve essere tassativamente temporaneo, assistito da una data certa di rientro e accompagnato dal contestuale spostamento del personale impiegato.
  3. Clausola sociale: Inserimento della clausola di salvaguardia occupazionale nel capitolato della nuova gara per tutelare integralmente i lavoratori a rischio licenziamento.

La vicenda della RSA "Le Civette" offre una lezione chiara sul rischio che corre la rete dei servizi sociosanitari territoriali. Quando le decisioni amministrative vengono filtrate dall'omissione nei documenti ufficiali o da rimbalzi di responsabilità tra enti locali e aziende sanitarie, a fare le spese dei tagli e delle riconversioni sono gli utenti fragili, i loro familiari e gli operatori del settore.

Istituzioni come la Società della Salute sono nate con uno scopo preciso: integrare la dimensione sanitaria e quella sociale garantendo la governance democratica dei territori sulle scelte della cura. Il loro compito è proprio evitare che i servizi alla persona vengano assimilati a mere pratiche aziendali gestite da logiche contabili dell'ASL.

L'ostruzionismo dei Quartieri fiorentini dimostra che le comunità locali mantengono gli strumenti istituzionali per esigere trasparenza.