RSA 'Le Civette': 26 lavoratrici e 19 anziani nel limbo
In una società segnata da un invecchiamento demografico, la tutela della fragilità non è un costo da razionalizzare, ma la pietra di paragone dell'intero sistema di welfare. A Firenze, tuttavia, la vicenda della Residenza Sanitaria Assistenziale pubblica "Le Civette", incastonata nello storico complesso di San Salvi, si sta trasformando in un enigma amministrativo. Tra decisioni gestionali improvvise, servizi soppressi e lavoratrici a rischio, si consuma un cortocircuito che stride con i bisogni assistenziali reali della popolazione.
Analizzando gli atti ufficiali dell'Azienda Sanitaria Toscana Centro, si scopre un'incongruenza. Con la deliberazione del Direttore generale n. 210 del 27 febbraio 2026, il lotto di programmazione comprendente la RSA "Le Civette" prevedeva un impegno finanziario di 25.623.832 euro (IVA esclusa) per un periodo estendibile fino a otto anni. Un piano poliennale imponente, teoricamente destinato a blindare la stabilità e la continuità del servizio assistenziale nel lungo termine.
Eppure, la parabola gestionale ha subito un'inversione a U in soli sette mesi. A settembre 2026, l'Azienda Sanitaria ha comunicato la cessazione del contratto di gestione a far data dal 31 dicembre 2026. Com'è possibile che uno stanziamento da oltre 25 milioni di euro votato a febbraio si sia trasformato nello smantellamento della struttura prima della fine dell'anno? Un interrogativo sull'efficienza e sulla trasparenza della programmazione sanitaria.
Dietro i passaggi burocratici si spalanca un dramma sociale e umano. La comunicazione della cessazione contrattuale ha costretto la cooperativa sociale Proges ad avviare le procedure di licenziamento collettivo per 26 persone, una forza lavoro composta quasi interamente da donne.
Sul fronte dell'assistenza, la decisione precipita nell'incertezza 19 persone anziane, attuali ospiti della struttura, per le quali ad oggi non si conosce destinazione né prospettiva dopo la chiusura. Per le famiglie è un incubo che si ripete: già nel 2023, la chiusura di un'ala dell'RSA aveva comportato il trasferimento di diversi anziani a fronte di promesse istituzionali di interventi strutturali mai realizzati.
La posizione del sindacato di categoria è netta e priva di sconti: "Non si può chiudere una RSA senza un piano chiaro per lavoratori e anziani ospiti. La Cisl Funzione Pubblica Firenze-Prato chiede responsabilità a tutti i soggetti istituzionali: servono risposte immediate prima del 31 dicembre."
La prospettata dismissione de "Le Civette" si scaglia contro una realtà cittadina contrassegnata da liste d'attesa già estese. Come rilevano CGIL, FP e SPI di Firenze, la città ha una necessità di incrementare le quote sanitarie e i posti letto per non autosufficienti, anziché cancellare i presidi pubblici esistenti.
Negli ultimi anni la struttura ha subito un impoverimento progressivo, culminato nella perdita del centro diurno per demenze e Alzheimer, il cui accreditamento è decaduto con il decreto regionale n. 8755 del 28 aprile 2025.
Per scongiurare l'azzeramento del presidio, dal territorio è partita una contro-offensiva politica. Il Presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi — rilanciando la mozione approvata all'unanimità dal Consiglio di Quartiere il 14 settembre su iniziativa dei consiglieri Serena Berti e Lorenzo Palandri — chiede di completare senza indugio i cantieri rimasti al palo dal 2023. L'obiettivo dichiarato è riportare la capienza complessiva ad almeno 60 ospiti, ripristinando il livello originario.
Pierguidi ha ribadito una linea di sbarramento invalicabile: "Non ci possono essere né aperture né mediazioni al ribasso."
Qui si innesta il nodo politico, denunciato dalle forze d'opposizione di Sinistra Progetto Comune (con Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri). Sebbene il Consiglio di Quartiere 2 abbia espresso la propria voce votando la mozione Berti-Palandri del 14 settembre, l'organo di quartiere non possiede poteri formali per autorizzare strutture o programmare i servizi.
Il vero centro di gravità decisionale risiede nel Comune di Firenze: l'amministrazione cittadina siede infatti a pieno titolo nella Società della Salute accanto all'Azienda Sanitaria e detiene per legge regionale la competenza esclusiva al rilascio dell'autorizzazione al funzionamento. Ciononostante, da parte di Palazzo Vecchio manca ancora una posizione scritta ufficiale che blocchi l'operazione.
Sul piano tecnico e procedurale, la riapertura dei servizi richiede un passaggio amministrativo rigoroso: il centro diurno per Alzheimer non può essere riattivato con una semplice delibera giuntale, giacché l'accreditamento è decaduto ex decreto regionale n. 8755 del 28 aprile 2025. Risultano quindi indispensabili una nuova autorizzazione e un nuovo accreditamento, che devono essere formalmente integrati nel piano di rilancio. La richiesta indirizzata alla Sindaca e alla Giunta si articola in tre azioni immediate:
- Ritiro immediato del provvedimento di cessazione del contratto di gestione al 31 dicembre 2026.
- Garanzia della totale tutela occupazionale (zero licenziamenti) per tutti i 26 lavoratori della cooperativa Proges in qualsiasi scenario di cambio gestione.
- Adozione di un cronoprogramma pubblico dei lavori per fasi, che metta nero su bianco la nuova autorizzazione e il nuovo accreditamento per il centro diurno e ripristini i posti persi dal 2023 senza trasferire i 19 anziani residenti.
La prospettiva dello smantellamento ha innescato un'immediata risposta sindacale e sociale. La Cisl Funzione Pubblica Firenze-Prato ha proclamato lo stato di agitazione del personale, sollecitando la convocazione urgente di un tavolo istituzionale di crisi che veda seduti allo stesso tavolo Comune di Firenze, Regione Toscana, AUSL Toscana Centro, Società della Salute e la cooperativa Proges.
La vertenza si sposta ora sul piano della mobilitazione cittadina: per venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 15:00, è stato organizzato un presidio pubblico con conferenza stampa davanti alla sede della RSA San Salvi.
La scelta del luogo ha una valenza simbolica profonda: San Salvi rappresenta storicamente un baluardo per la sperimentazione dell'assistenza sociosanitaria e per la tutela della fragilità a Firenze, un patrimonio pubblico che il territorio non intende lasciar disperdere nel silenzio.
La vicenda della RSA "Le Civette" supera i confini di un singolo contenzioso contrattuale: è un banco di prova decisivo sulla reale capacità della pubblica amministrazione di pianificare i servizi essenziali, difendere la dignità del lavoro e proteggere i soggetti più vulnerabili.
A fronte della scadenza perentoria del 31 dicembre 2026, il tempo delle parole è esaurito. Occorrono atti amministrativi formali e vincolanti per impedire la perdita definitiva di un punto di riferimento sociosanitario in città.