Parlare di sesso a scuola? Serve il consenso informato

Redazione Nove da Firenze

Il Governo ha introdotto nuove regole sull’educazione sessuale/affettiva a scuola. È il cosiddetto “Ddl Valditara” sul consenso informato, passato prima alla Camera e poi in Senato a giugno 2026.

Cosa prevede la nuova legge1. Infanzia e primaria: escluse del tutto le attività di educazione sessuale e affettiva. Non si possono fare né con docenti né con esperti esterni.

2. Medie = secondaria di I grado: l’educazione sessuo-affettiva è possibile, ma solo con consenso informato scritto dei genitori. Se i genitori non firmano, la scuola deve offrire attività alternative.

3. Superiori = secondaria di II grado: resta la regola già esistente. Si può fare educazione sessuale, ma serve sempre il consenso scritto dei genitori per progetti e interventi esterni.

Il ministro Valditara dice che non è un divieto ma una garanzia di trasparenza per le famiglie. Le critiche sostengono che il consenso obbligatorio rischia di escludere i ragazzi che ne avrebbero più bisogno, specie in contesti familiari difficili.

“L'approvazione definitiva del disegno di legge sul consenso informato per le attività scolastiche riguardanti sessualità e affettività rappresenta un passo indietro per la scuola italiana".

Lo dichiarano il capogruppo PD in Palazzo Vecchio Luca Milani e la presidente della commissione Istruzione e Lavoro Beatrice Barbieri, che proseguono: 

Pur riconoscendo il ruolo fondamentale delle famiglie nel percorso educativo dei figli, riteniamo che l'obbligo di consenso preventivo e il divieto di percorsi di educazione sessuale nelle scuole dell'infanzia e primarie rischino di compromettere il diritto delle nuove generazioni a ricevere informazioni corrette, scientificamente fondate e adeguate all'età.

L'educazione affettiva e relazionale non è propaganda. È uno strumento di prevenzione contro violenza, discriminazioni, bullismo, stereotipi di genere e comportamenti a rischio. È un percorso che aiuta bambine e bambini a riconoscere le proprie emozioni, a rispettare gli altri e a sviluppare relazioni sane e consapevoli.

Questa legge introduce un clima di sospetto nei confronti del lavoro di insegnanti, educatori ed esperti, alimentando una contrapposizione ideologica che poco ha a che fare con le reali esigenze delle comunità scolastiche.

La scuola pubblica deve rimanere un luogo di crescita, confronto e formazione critica, non uno spazio limitato dalla paura di affrontare temi essenziali per lo sviluppo delle persone.

Per questo esprimiamo forte preoccupazione per una normativa che rischia di aumentare le disuguaglianze educative e di privare molti giovani di strumenti fondamentali per comprendere sé stessi, gli altri e il mondo in cui vivono.

Continueremo a sostenere una scuola aperta, inclusiva, fondata sul dialogo con le famiglie e sulla valorizzazione delle competenze educative e scientifiche, nell'interesse primario di studenti e studentesse”, concludono Milani e Barbieri.