Oriana Fallaci: una memoria da 'aggiustare'
Esiste un'ironia sottile nel modo in cui Firenze si prepara a vivere il prossimo 15 settembre 2026. In quella data ricorreranno esattamente vent’anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci, la "scrittrice fiorentina" per antonomasia, eppure la sua città rischia di celebrarla attraverso un macroscopico errore d'identità. Il paradosso è tutto qui: mentre il mondo la studia come un’icona del cosmopolitismo, nel cuore di Firenze la sua memoria è confinata in un luogo che non è quello che dichiara di essere. Non è solo una questione di targhe, ma di dignità urbana e storica che attende di essere restituita.
Nel 2016 un'area della Fortezza da Basso fu battezzata "Piazzale Oriana Fallaci", ma uno sguardo attento rivela che di piazzale non c’è traccia. Come sottolineato con forza da una petizione di cittadini, definire questo spazio un "piazzale" è un declassamento che ignora la realtà fisica del luogo. Il documento dei residenti richiama l'autorità della lingua italiana per evidenziare lo scarto: "Un piazzale è una cosa diversa ('Area di terreno piano, piuttosto ampia, semplicemente sterrata o anche variamente lastricata...', secondo il vocabolario Treccani). Si tratta invece, come sappiamo, di un giardino storico."
Trasformare un giardino in piazzale non è una svista burocratica: è un insulto alla natura viva di un'area che dovrebbe respirare, non essere calpestata come un anonimo spiazzo lastricato. Il giardino in questione non è un verde residuo della modernità, ma un tassello fondamentale dei Viali di Circonvallazione disegnati da Giuseppe Poggi. È una firma d'autore che definisce il volto monumentale di Firenze.
Oggi, questo "giardino storico" è segnalato sulle guide turistiche internazionali, ma la sua identità è offuscata da una cartellonistica inadeguata. La proposta dei cittadini mira a installare nuove targhe commemorative che rendano giustizia a questa doppia eredità: "Il Giardino della Fortezza da Basso fu realizzato su progetto di Giuseppe Poggi nell'ambito dei lavori per Firenze Capitale (1865)". Riconoscere il "Giardino" significa proteggere l'urbanistica di Poggi insieme alla voce di Oriana.
Non è una richiesta che arriva dai palazzi, ma una spinta che sale dai marciapiedi. 331 fiorentini hanno firmato una lettera aperta alla Sindaca Sara Funaro per chiedere un atto di civismo attivo. Il movimento "Cittadini e Cittadine per il Giardino Oriana Fallaci" non chiede solo una dedica, ma un restauro profondo che restituisca decoro ai percorsi pedonali e al verde oggi sofferente.
Mentre il dibattito sul giardino si accende, la Toscana ha già consolidato il suo ruolo di custode dell'anima intellettuale della scrittrice. Nel 2016, a dieci anni dalla morte, il nipote Edoardo Perazzi ha donato al Consiglio regionale della Toscana il monumentale "Fondo Oriana Fallaci".
Questa verità istituzionale trasforma Firenze nel fulcro mondiale per la ricerca: accademici e studiosi da ogni continente arrivano qui per consultare carte inedite e materiali personali. Grazie alla collaborazione con il Gabinetto Vieusseux, il patrimonio della Fallaci non è una reliquia polverosa, ma un archivio vivo che dialoga con il mondo, rendendo ancora più urgente che il luogo fisico a lei dedicato in città sia all'altezza della sua fama internazionale.
Questa sinergia tra istituzioni e cultura è il momento perfetto perché la voce dei 331 firmatari trovi ascolto: il 2026 deve essere l'anno della rinascita del Giardino, unendo la cura dell'archivio alla cura dello spazio urbano. Onorare Oriana Fallaci significa smettere di considerarla solo un nome da spendere in cerimonie formali e iniziare a trattare i luoghi a lei dedicati con la stessa cura che lei metteva in ogni singola parola dei suoi libri. Il passaggio da "Piazzale" a "Giardino" non è un capriccio toponomastico, ma un atto di amore verso la storia di Firenze e la grandezza di una donna che non ha mai accettato compromessi con la mediocrità.